Voto al buio all’Inpgi

di Romano Bartoloni
Il presidente dell’Inpgi Marina Macelloni ha inviato 52mila comunicazioni ai giornalisti soci di Inpgi1 e di Inpgi2 su tempi, modi e meccanismi delle prossime elezioni di febbraio per il rinnovo della dirigenza. Nelle mail non una parola, una mezza riga sullo stato di salute della nostra previdenza che possa aiutare elettori disinformati e volenterosi e aspiranti candidati ad orizzontarsi in una situazione finanziaria “ulteriormente peggiorata” per stessa ammissione della presidente nei documenti di bilancio. Si suppone che torneranno a candidarsi i soliti volponi che conoscono vita morte e miracoli dell’Istituto per viverci dentro da tanti anni magari fin dai tempi delle vacche grasse. Non so se in queste condizioni disastrate altri colleghi avranno la voglia e il coraggio di farsi avanti, sebbene tutti abbiano il diritto e anche il dovere di dedicarsi alla tutela del bene comune. Proprio per queste ragioni si rafforza il sacrosanto diritto di sapere come stiano effettivamente le cose nel segno della trasparenza, della massima trasparenza dovuta per lealtà di categoria ma anche nel rispetto delle norme di porte spalancate stabilite dal Codice statutario etico Inpgi e dal regolamento della trasparenza; senza che debbano imporsi i tribunali come è successo di recente.

LA CASA BRUCIA O RISCHIA DI BRUCIARE? È l’interrogativo degli interrogativi. Entrate contributive per 390,2 milioni di euro sempre in calo negli ultimi anni contro spese previdenziali e assistenziali per 559,4 milioni in costante crescita (cioè un buco di 169,2 milioni) significa che la casa brucia o rischia di bruciare?

9.571 DA PAGARE (più che raddoppiate in pochi anni) per una spesa di 529 milioni di euro in continuo aumento contro 14.870 stipendi sempre di meno e sempre più bassi e con oltre 3mila posti di lavoro persi in 5 anni (un lavoratore e mezzo per ogni pensionato) significa che la casa brucia o rischia di bruciare? L’assillante necessità di liquidità per pagare pensioni e ammortizzatori sociali (a carico dei giornalisti non dello Stato come per tutti gli altri lavoratori) sta erodendo il patrimonio immobiliare (vanto di sacrifici e annosi risparmi), sta collassando il portafoglio titoli, si mangia le riserve e riduce i tempi di sopravvivenza dell’Inpgi al 2028 secondo il bilancio tecnico attuariale. Per raccapezzarsi nel groviglio di cifre in contabilità servirebbe un ​ libretto di istruzioni per candidati ed elettori. La casa e i suoi libri contabili bruciano o rischiano di bruciare?

Allo stato dei fatti per il futuro di un settore in crisi che distrugge l’occupazione giornalistica e strangola l’Inpgi, tutte le speranze di sopravvivenza oggi vengono affidate all’ampliamento della platea contributiva. Ma come? La corsa ai prepensionamenti non sembra destinata ad arrestarsi perché il governo appare intenzionato a venire incontro alle aspettative di falcidia professionale degli editori rifinanziando la legge 416 anche se con quattro soldi e con scarse prospettive di ricambio generazionale. L’emorragia delle risorse giornalistiche potrebbe essere sanata dall’arrivo nel 2023 (ma si spera prima!) all’Inpgi di milionari contributi obbligatori per legge già in vigore da parte di 20 mila comunicatori (13.900 all’Inpgi1) che, però, non vogliono lasciare l’Inps per un incerto destino. I dubbi. La loro feroce opposizione, i loro posti di lavoro non poi così tanto fissi, ricchi e garantiti. E poi quale sarà la mutazione genetica dell’Inpgi da sempre ritenuto il baluardo dell’indipendenza dei giornalisti, quando diventeranno una minoranza. La vecchia casa dell’Inpgi brucia o rischia di bruciare? L’Inpgi si è sempre lavato le mani del maxi debito di diverse decine di milioni dell’ex Fissa verse 2.200 colleghi sostenendo di essere un mero esecutore degli accordi tra le parti sociali, praticamente un ufficiale pagatore tirato in ballo solo quando ci sono euro nelle casse del Fondo ex Fissa, però in perenne bolletta. La casa brucia o rischia di bruciare?

Anche se la casa brucia o rischia di bruciare, gli organi amministrativi, il cda, il consiglio generale, il collegio dei sindaci restano contro ogni promessa di ridimensionamento un grosso peso con 73 componenti di cui 10 pensionati. I quali, anche se quattro gatti, dovranno impegnarsi a fare la loro parte, come peraltro hanno già fatto con sacrifici multimilionari di blocco della perequazione e di tagli reiterati alle loro pensioni.

Fondamentale sarà stringere un patto generazionale per salvare il salvabile del vecchio impero. Fra l’altro la drammatica situazione occupazionale richiederebbe l’alternativa di una generosa e altruistica rinuncia all’attuale castelletto del Fondo perequativo pensionistico Inpgi, destinandolo invece ai colleghi in difficoltà tramite il Fondo sindacale Fnsi di solidarietà per i disoccupati. L’una tantum annuale per le pensioni più basse potrebbe allora essere raccolto tra gli stessi colleghi pensionati che, dal prossimo marzo, finiranno di subire il vessatorio prelievo forzoso sui loro assegni e potranno dare un vero contributo di solidarietà di tasca propria con i tagli risparmiati. ​

PS cifre e dati sono ricavati dai documenti di bilancio leggibili nel sito Inpgi

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