Addio a Rita Di Giovacchino la ‘cronista dei misteri’

Rita Di Giovacchino

Rita Di Giovacchino aveva una passione nel lavoro, ed era la cronaca giudiziaria. Nella vita altre passioni, interessi, talenti, ma la passione del lavoro era la sua caratteristica più evidente agli occhi dei colleghi che dividevano con lei la vita di redazione.

Una passione generosa, perché Rita non si fermava alla superficie, era scettica e curiosa. E generosa anche perché la qualifica da inviato, che si era guadagnata al Messaggero dove ha lavorato per trent’anni, le andava stretta. Faceva quella che si dice “vita di redazione”, con i colleghi della cronaca giudiziaria, affrontando anche la routine e non confinandosi solo nel grande pezzo, nella grande storia. Condividendo anche gli orari più pesanti. È giusto definirla la “cronista dei misteri” perché su grandi vicende non risolte, non chiare, non aveva mai smesso di cercare, di provare a capire. Con caparbietà accompagnata ad ironia.

Dopo il Messaggero aveva continuato a scrivere sulle pagine del Fatto Quotidiano. In pensione, ma instancabile.

E ha continuato a scrivere libri, raccontando dalle stragi di mafia alle pagine più nere della Repubblica, dai segreti della malavita romana a quelli della criminalità organizzata. Aveva 74 anni, ma si sentiva giovane e le sue energie professionali non erano toccate dal tempo. L’ha travolta il Covid. Ricoverata all’ospedale Spallanzani, tre settimane di terapia intensiva non hanno potuto salvarla. 

Il Sindacato cronisti romani, con l’abbraccio affettuoso della nostra comunità, si stringe commosso a suo figlio Emiliano.  

Il Sindacato cronisti romani

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