1909, nasce il Sindacato cronisti romani all’insegna dello spirito di servizio per i colleghi e per la città con la promozione di storiche manifestazioni: l’organizzazione del “Cinquantenario di Roma capitale” e delle prime esibizioni di aeromobili, la prima rassegna del “Melodramma muto ” all’alba del cinema, la gestione dell’Esposizione etnografica” in piazza d’Armi, e il concorso “La Reginetta di Roma”.
1945, rinasce nei cronisti la voglia del loro sindacato che era stato sciolto dal fascismo. L’ammaina bandiera, imposto da Mussolini, aveva trovato alla testa del SCR un comitato di presidenza composto da Enzo Rossi, Umberto Ferraro e Alberto Gasco. L’ultimo segretario del vecchio sindacato diventa il primo segretario del nuovo. E’ Enrico Durantini, il popolare Righetto, che ha lasciato una traccia indelebile nella storia del sindacato, della città (primo capo ufficio stampa del ricostituito Comune), e persino nella toponomastica (come poi i grandi presidenti Guglielmo Ceroni e Vittorio Ragusa ai nostri giorni).
27 gennaio 1946 ore 12, palazzo Marignoli, la prestigiosa sede dell’Associazione stampa romana in piazza San Silvestro/via del Corso, tiene a battesimo la rinascita ufficiale. Un anziano sindacalista e testimone del primo SCR, Pietro Scarpa ne diventa presidente, passando la mano un anno dopo a Righetto. Negli anni bui della censura e del silenzio stampa, a tenere viva la fiammella dei ricordi e dei valori del SCR furono gli anziani della nera Mangano, Sarti, Bozzani, Carocci e Petrai. All’indomani della Liberazione, la ravvivarono, rievocando, con le passate avventure, lo “spirito di corpo”.
In quei giorni, i telefoni dei cronisti erano surriscaldati dall’eccitazione del rilancio della stampa libera e dal calore delle prime battaglie sindacali nelle redazioni. La guerra era appena passata. I giornali si vendevano a tre lire ed erano a due pagine, un solo foglio. Il Campidoglio aspettava il primo Sindaco. La nera registrava le avventure di Salvarezza, il gobbo del Quarticciolo, le sorprese annonarie del maggiore Fumanti, le retate di biscazzieri “volanti” del maresciallo Galano, e poi i delitti Michelletto, Zappalà, di piazza Vittorio, i processi Laffi, Roatta, Dostler. La questura di Roma è sempre là, in via di San Vitale, solo la sala cronisti è scesa dal secondo al primo piano ed è scomparsa il mattinale, dove si registravano le “notizie” con il linguaggio burocratico-poliziesco di allora. Anche i carabinieri sono sempre là, nell’ex convento di piazza San Lorenzo in Lucina, prima come compagnia interna e oggi come comando provinciale di Roma. E là si sono fatti le ossa cronisti di razza come il “cronistissimo Tegamino”, Mario Mangano scomparso immaturamente, e poi, in ordine sparso, Ragusa, Tamburello, Franchini, Gangarossa, Sarti, Gregori, Barbicinti, Brenno, De Marchis, Buffa, Scaparro, Luisi, Procopio, Progni, Savioli, Gambino, Fondato, Puntieri, Antonelli, Pizzo, Bernardini, Svalduz, De Ruggeris, Del Bufalo, Boschero, Gallo, Ventriglia, Summonte, Frignani, Borghini, Rosselli, de Begnac. Ai quali, di tanto in tanto, si aggiungevano i cronisti di bianca, Della Riccia, Fano, Contri, Salvalaggio, Ezio Bartoloni…. Da quei tempi da pionieri, quando si faceva il giro degli ospedali e si correva sul posto dei fatti e dei misfatti con il taccuino in mano, restano inchiodati ai telefoni della sala cronisti con il fermo proposito di continuare ancora a lungo due principi della nera, Lanfranco D’Onofrio, del direttivo del SCR, e Giorgio Lascaraki.
I primi passi del nuovo sodalizio sono difficili in quel clima di ristrettezze del dopoguerra. Per stampare la carta intestata, l’amministratore Adriano Belli tira fuori i quattrini di tasca propria. L’Inpgi nega un prestito di 50mila lire (allora l’Istituto di previdenza concedeva prestiti ai giornalisti recuperando le lire sborsate direttamente dai contributi versati e se non venivano restituite tagliava proporzionalmente le pensioni). Il teatro Argentina non dà la sala per una manifestazione in onore di Gioacchino Rossini nel centocinquantesimo anniversario della prima rappresentazione del Barbiere di Siviglia’ (la lirica era stata uno dei campi di successo del SCR del primo Novecento). L’UNRRA, che sfamava gli italiani con i dollari degli americani del piano Marshall, risponde di no ad una richiesta di vestiti e di pacchi viveri per i cronisti disoccupati. Ignorata, come peraltro ancora oggi, una protesta del sindacato contro l’impiego di abusivi’ nelle cronache dei giornali cittadini.
Tuttavia si va avanti: Manlio Tamburello, con l’aiuto di Enzo Rossi, elabora lo statuto (i valori del sindacato di servizio sono stati tramandati nell’attuale carta costituzionale del SCR). La prima gestione si chiude con un attivo di centotrentamila novecentosei lire e quaranta centesimi, grazie alla riuscita di due manifestazione popolari: una allo Zoo per i bambini e l’altra per il ballo di mezza quaresima a palazzo Marignoli. Gli iscritti al sindacato non raggiungevano la cinquantina (oggi arrivano ai 400).
E’ stato inevitabile che agli inizi della fase ricostituente, che, peraltro, si è incrociata con il periodo di un’Italia con tanta voglia di rinascere ma di fatto ancora in pezzi dopo il conflitto mondiale, il Sindacato cronisti romani subìsse l’influsso dei vecchi’, e lo spirito corporativo e le caratteristiche da opera pia che hanno caratterizzato il mondo dell’Italietta provinciale e contadina dei primi secoli secolo scorso.
Memorabile era stata durante la Grande Guerra del 1914/18 la collaborazione con il Comitato romano per l’organizzazione civile’, realizzando, fra l’altro, concerti patriottici a Villa Borghese (10mila cantori delle scuole elementari, 50mila spettatori), e una serie di rappresentazioni operistiche nello scomparso teatro Costanzi. Nel 1914, quando si assunse l’ufficio stampa del Cinquantenario della Croce Rossa italiana’, si visse al Pincio un’altra storica stagione di concerti e di feste popolari.
Il Sindacato cronisti romani comincia nel 1947 a delineare la propria fisionomia più singolare e che ancora oggi lo innerva nel sindacato dei giornalisti come una componente essenziale nella difesa e nell’affermazione del diritto-dovere di cronaca. Fanno ormai storia gli interventi del SCR presso le fonti di informazione contro le suggestioni a chiudere i rubinetti delle notizie e a interpretare i fatti a propria immagine e somiglianza con brutta resa per l’opinione pubblica. La sera del 14 maggio 1947 vanno a fuoco gli uffici della Minerva-Film in via Palestro. E’ l’incendio più spaventoso e luttuoso del dopoguerra: molti morti, moltissimi feriti, decine di milioni di danni. I cronisti sono tutti sul posto, ma la Celere li vuol cacciare via insieme con la folla dei curiosi. I cronisti si oppongono e la Celere manganella. Qualche collega rimane contuso. Il giorno dopo la protesta del SCR echeggia in Parlamento.
Gugliemo Ceroni, già consigliere durante la presidenza Durantini, nelle elezioni sociali del 2 giugno 1947 viene eletto presidente del Sindacato cronisti. Da allora, la fiducia dei colleghi lo conferma per diversi mandati, fino alla sua morte (caduto sul campo il 23 aprile 1958 come dopo di lui Procopio e Ragusa). Da quel giorno ad oggi la vita del SCR si è radicata, irrobustita e arricchita di attività, di avvenimenti, di affermazioni, di successi. Da quel giorno, il sodalizio dei cronisti romani è sempre stato presente in tutte le manifestazioni, le iniziative, le opere di interesse cittadino. E’ sempre più, da allora, i cronisti sono stati vicini alla cittadinanza e la cittadinanza è stata vicina ai suoi cronisti. Da allora, difatti, si è operato ininterottamente per rafforzare e sviluppare il rapporto tra gli amministratori pubblici, giornalisti e cittadini, con impegni di carattere sociale, culturale e promozionale che hanno anche lo scopo di valorizzare l’immagine della capitale in Italia e all’estero. In molte delle iniziative, difatti, sono coinvolti anche i corrispondenti delle testate nazionali e l’Associazione della stampa estera in Italia. Nel 1991, nel varare lo Statuto capitolino, il Consiglio comunale di Roma ha premiato la continuità e lo spessore dell’impegno, riconoscendo all’unanimità il ruolo e la qualifica di naturale tramite’ tra l’amministrazione e i cittadini. Lo Statuto e l’annesso regolamento sul diritto di accesso alle informazioni dei servizi comunali sono stati raccolti dal SCR in una pubblicazione distribuita gratuitamente alle forze più rappresentative della città, e che ha rappresentato l’unica iniziativa di diffusione allargata della legge costitutiva’ della comunità cittadina da parte di privati
E’ stato il presidente .Ceroni, il primo capocronista (il Messaggero) entrato in Consiglio comunale con un plebiscito popolare di voti, a vincere per primo le diffidenze del Campidoglio nei confronti di un dialogo a tu per tu con il Sindacato cronisti romani. Nasce con lui l’esperienza, tuttora di successo, dei faccia a faccia’ tra amministratori (Sindaco, assessori, presidenti delle aziende municipalizzate praticamente fino ai nostri giorni), forze sociali, politiche ed economiche, e cronisti su tutte le questioni legate agli alti e bassi della crescita della capitale, dalla borsa nera ai palazzinari’, dalla ricostruzione al boom economico, dalle massicce immigrazioni alle baraccopoli, dal traffico al commercio, dal degrado della periferia alle asfissie del centro storico ecc. Un lungo e consolidato confronto in presa diretta che ha segnato la storia e la cronaca della città e che, in questi ultimi dieci anni con l’elezione diretta del Sindaco e dei presidenti della Provincia e della Regione, è diventato uno degli eventi top alla vigilia delle elezioni amministrative. Nel 1993, il primo degli incontri con il SCR di tutti i candidati alla poltrona di primo cittadino (17 schierati nella sala della Protomoteca) venne preparato da un rapporto sullo stato della capitale realizzato attraverso una cavalcata-convegno a tutto campo con la città e durato sette giornate.
La conquista di un ruolo da protagonista nella formazione delle decisioni di interesse pubblico, è il risultato non solo del quotidiano e incalzante lavoro della cronaca bianca’ dei giornali romani con alla testa il nucleo dei cronisti capitolini (oggi capitanato dal decano Giuseppe Pullara, ieri da Franco Franchini), ma anche dell’impegno civile e professionale che il SCR, nel corso dei decenni, ha messo sul piatto della bilancia di un’informazione di servizio. In particolare, nel segno della parola ai fatti, sono state sfidate le amministrazioni pubbliche, nella duplice veste di responsabili del governo cittadino e di fonti di informazione, a parlar chiaro senza veli e senza reticenze. Alcuni dei moltissimi convegni promossi dai cronisti hanno lasciato un’impronta nei metodi di organizzazione dell’informazione di servizio: Roma e l’Anno Santo (1949); La situazione ospedaliera (1951); La legge speciale per Roma (1952); Le donne giurate (1952, allora senza voce nei giudizi di Assise); Le grandi opere per le Olimpiadi del 60 (1959); Codice della strada (1961); Commissione di studi sul traffico (1964); I trasporti nel Lazio (1968); Peso netto, qualità e prezzo (1982); Informazione e turismo (1984); L’uomo, il veicolo e la strada (1984); Processo al degrado del centro storico (1986); L’unificazione di Atac e Acotral (1989); Rapporto/inchiesta sui cantieri dei Mondiali del ’90 1989/90); Libertà di ciclomotore (1990); Arte e sport contro la violenza negli stadi (1990); Roma capitale d’Europa (1992); Costituzione Osservatorio sui cantieri FS Giubileo (1999).
Pur rimanendo sempre centrale l’impegno sindacale a fianco dell’Associazione stampa romana e della Fnsi in difesa del contratto e delle rivendicazioni della categoria, le principali battaglie del SCR si sono concentrate sempre sul diritto-dovere di cronaca, sulla tutela del segreto professionale, sulla trasparenza e l’imparzialità delle fonti di informazione, sulla sceneggiata delle querele facili, e ai nostri giorni sulla denuncia degli abusi compiuti nel nome della privacy. Se l’associazione opera pia dei primi del Novecento e se il gruppo di specializzazione con connotati prevalentemente corporativi, sono diventati una punta di diamante del sindacato dei giornalisti, buona parte dei meriti va attribuita alla lungimiranza dei presidenti che si sono avvicendati nel tempo alla guida del Scr (prima a palazzo Marignoli, poi nella storica sede di via Frattina e oggi nel palazzo della Fnsi in Corso Vittorio). Dal suo posto di regìa nella sala stampa della questura (a San Vitale e in piazza Nicosia presso la Squadra mobile), Francesco Saverio Procopio (Messaggero), successore di Ceroni e presidente dal 1958 al 1965, è stato l’anima dei cronisti di nera, valorizzando il mestiere del giornalista esposto nelle trincee dell’informazione colta dal vivo e fatta sul posto. Di ritorno da una delle sue lunghe notti di lavoro, morì per un drammatico infortunio casalingo il 22 settembre 1965.
Sandro Zapelloni, presidente dal 1965 al 1970, ha portato l’esperienza del giornalista che ha guidato le cronache delle maggiori testate della città, Il Messaggero e il Tempo’.
Marcello Lambertini, presidente dal 1970 al 1975, ha fatto la gavetta nelle redazioni, nelle questure e nei tribunali fino a diventare direttore de il Tempo’. Egli ha portato la voce dei cronisti in presa diretta con i questori e con i massimi responsabili del tribunale di Roma.
Cronista e sindacalista di razza, poeta e scrittore, romanista di vocazione e artista della scienza culinaria, Vittorio Ragusa è stato presidente dal 1975 fino alla sua morte avvenuta nell’agosto del 1988. Con lui, il Sindacato cronisti ha conosciuto il massimo rigoglio, rafforzandone la presenza sia a Roma sia in campo nazionale attraverso l’Unione nazionale dei cronisti italiani.
L’Unci è nata nel maggio del 1955, raccogliendo e unificando le energie e le esperienze dei gruppi di cronisti moltiplicatisi in tutte le regioni d’Italia, conquistandosi nel tempo (oggi raggiunge i 1500 soci) il ruolo di principale gruppo di specializzazione in seno alla Fnsi e sfiorando l’obiettivo, negli ultimi congressi della Fnsi, di organismo sindacale di base alla pari dell’Usigrai. La prima pietra dell’organizzazione nazionale è stata posta dal SCR che promosse nel gennaio 1952 il primo di una serie di convegni dei cronisti italiani che allora, tranne a Roma, non avevano il tetto dei gruppi regionali.
Una volta i cronisti costituivano le cenerentole delle redazioni, oggi si sono conquistati un posto al sole portando alla ribalta le questioni cruciali dell’identità del servizio di cronaca. I tempi sono profondamente cambiati rispetto a quelli che hanno vissuto altre generazioni di giornalisti con meno disponibilità tecnologiche, ma con maggiore spirito di intraprendenza e di iniziativa. Molti valorosi colleghi sono costretti ad arrampicarsi sugli specchi del gran vociare, e a spremere fino in fondo le risorse della propria esperienza e della propria professionalità per strappare mezze-notizie e brandelli di verità, per raccogliere e interpretare il raccoglibile dai tam-tam delle conferenze-stampa, dalla ridda di dichiarazioni e controdichiarazioni, dalla sequela di smentite e contro smentite. Nell’ultimo mezzo secolo, mafia, camorra, criminalità organizzata, terrorismo hanno messo a dura prova il mestiere. Per di più, magistratura e forze dell’ordine hanno compiuto una mutazione a 360 gradi nella cultura delle relazioni pubbliche: ieri zitti e mosca sfidando l’abilità dei cacciatori di notizie, oggi arbitri dell’indotto dell’informazione grazie alla forza tecnologica dell’autarchia informatica. Contraddizioni epocali hanno pesato e continuano a pesare sulla coscienza professionale: sbattere o non sbattere il mostro in prima pagina? staccare o non staccare la spina? scrivere senza peli sulla lingua e dire pane al pane e vino al vino oppure correre dietro alla marmellata della comunicazione ufficiale? stare ai fatti o subìre la generale suggestione alla virtualizzazione della realtà? cani da guardia dei poteri o cassa di risonanza? Questi e altri sono gli interrogativi in un Paese dove non esistono gli editori puri, dove si vende lo stesso numero di copie del 1938 (6milioni), dove il peso degli eventi è regolato dagli umori delle tv e condizionato dalle forze della pubblicità e dello spettacolo, e dove i poteri economici e politici, fanno il bello e cattivo tempo nell’universo della comunicazione (cronaca compresa). Ci si chiede allora quanto contino i fatti, la qualità della notizia e la voce della critica.
Le attività del Scr hanno sempre cercato di cavalcare i mutamenti senza andarne a rimorchio. Lo provano i contenuti delle manifestazioni e dei tanti convegni. Fra gli altri: La legge sulla stampa, diffamazione e rettifiche (1949, una legge nata già vecchia, ndr); Silenzio stampa sui suicidi? (1949); Mostre di pittura Un fatto di cronaca (1955)’; La cronaca nella formazione del cittadino (1961)’; I cronisti e la legge (1978)’; Quale il cronista degli anni Ottanta? (1979)’; I cronisti e la legge in Italia e in Europa (1981)’; Seminario di informatica (1984)’; Concorso per una stele per le vittime del terrorismo (1984)’; La polizia, la cronaca e la gente (1986)’; Diventare giornalisti, una scuola a Roma (1989)’; Processo penale e informazione: nuovo codice, vecchi problemi (1989)’;Diritto-dovere di cronaca: l’opinione pubblica di fronte a chi sbatte il mostro in prima pagina e a chi stacca la spina (1990)’; Cronaca, giustizia e tangenti (1992)’; Informare o tacere? Cronaca, razzismo e violenza (1992)’; Trasparenza vo’ cercando: l’applicazione delle leggi 142 e 141 (1992)’; Assemblea pubblica in piazza Montecitorio in difesa del diritto di cronaca e della libertà di stampa minacciati dal progetto di legge liberticida Gargani (1993); Dalla propaganda all’informazione: Cronaca e Palazzo nello specchio della città (1995); Cronaca giudiziaria tra politica, giustizia e servizio della verità. Segreto sulle indagini: regola, eccezione o voglia di bavagli? (1996)’;Cronaca e privacy (1998)’; Marcia del diritto-dovere di cronaca sotto il Palazzo del Garante della privacy (1999).
In tempi, recenti sono state lanciate una serie di campagne in difesa del diritto-dovere di cronaca. Da oltre dieci anni, le assemblee dei cronisti di giudiziaria e di nera dei quotidiani e delle radio-tv pubbliche e private esprimono, in base all’esperienza quotidiana, forti dubbi sulle garanzie di correttezza, imparzialità, obiettività e tempestività di un’informazione filtrata attraverso le burocrazie delle procure e degli uffici stampa delle questure e dei carabinieri. Quante volte si costruiscono macroscopiche operazioni di polizia giudiziaria che, poi, per mancanza di prove certe, si sgonfiano nel nulla di fatto. Peraltro, con la cultura del giusto processo si dovrà rispettare finalmente il codice di procedura penale che stabilisce che le prove si determinano in tribunale. I pericoli sempre più consistenti della contraffazione delle notizie si coniugano con le vecchie tendenze antitrasparenza a imporre, ovunque possibile, il segreto di Stato, il segreto delle indagini, il segreto di ufficio (quasi sempre segreti di Pulcinella anacronistici e arbitrari), nonostante aperte contestazioni siano state fatte da autorevoli personalità (su tutte il presidente emerito della Corte costituzionale, Giovanni Conso), e nonostante la caduta di tanti feticci (caso Ustica).
Ed ecco le campagne biennali del Sindacato cronisti romani. Campagna 1997/1998 per l’affermazione del diritto-dovere di cronaca e dell’informazione di qualità: convegni e assemblee nelle redazioni, presso il tribunale e la questura; appelli per la mobilitazione dell’opinione pubblica; incontri annuali Unci con il Capo dello Stato, il comitato di presidenza del CSM, l’associazione nazionale magistrati. Seconda campagna 1999/2000: convegno alla Luiss su cronaca e fonti di informazione, convegno con la Fnsi e l’Unci, e con la partecipazione del Capo dello Stato, su libertà di stampa e diritto di cronaca; incontri nelle scuole superiori sul giornalismo di cronaca oggi. Terza campagna 2000/2003: incontri annuali Unci con il Capo dello Stato, con il presidente della Corte costituzionale, con il Capo della polizia, i prefetti e i questori di Roma, con l’Autorità per le garanzie della comunicazione al fine di costituire l’Osservatorio sulla correttezza delle fonti di informazione.
Perchè un Osservatorio-organismo di garanzia sulla correttezza della comunicazione istituzionale e delle fonti ufficiali di informazione? In un clima di derugulation professionale, i poteri hanno le responsabilità maggiori non solo nell’inseguire i rapporti in presa diretta con l’opinione pubblica e nel cedere alla suggestione di sbarazzarsi della mediazione giornalistica; ma anche nel regolare i tasti della regìa della comunicazione istituzionale che, esercitando una delicata funzione pubblica, ha l’obbligo di rispettare i sacrostanti principi della neutralità e della trasparenza. Si spendono fior di quattrini per la comunicazione istituzionale e cresce la tentazione di scommettere sulle apparenze e sull’immagine delle cose piuttosto che sulla sostanza dei fatti, di addomesticare la stampa, di creare i mostri da sbattere in prima pagina. Chi controlla i controllori?
L’avvento dell’Osservatorio potrebbe rilanciare in orbita le proposte legislative per la difesa a spada tratta del segreto professionale (superando le contraddizioni e le riserve del Codice di procedura penale) e per codificare l’obbligo di rettifica contro le querele facili. All’esame della Camera figura un provvedimento che raccoglie lo spirito e la lettera di una proposta dell’Unci e del Scr. Un provvedimento che, se approvato, costituirebbe una concreta misura in difesa del segreto professionale contro tutti i pretesti per affossarlo. Si tratta di emendare l’art. 200 del Codice di procedura penale che, a differenza dei medici, degli avvocati e delle levatrici, dimezza con riserve mentali e giuridiche il segreto dei cronisti e offre alibi alle campagne intimidatorie come quella condotta da anni dalla Procura della Repubblica di Roma. E’ un’occasione per stroncare, una volta per tutte, l’illegittima persecuzione giudiziaria nei confronti dei cronisti allo scopo di costringerli a tradire la coscienza professionale e a rivelare le fonti di informazioni con violenze da Stato di polizia (intercettazioni telefoniche, pesanti interrogatori, perquisizioni domiciliari, sequestro degli strumenti di lavoro, addebiti di reati con evidenti forzature dei codici). Cambiando registro all’art. 200, si offrirebbe oltretutto una sponda alla riforma della legge sull’Ordine dei giornalisti. Al progetto di riforma l’Unci e il Scr hanno dato il loro contributo di idee e di proposte, sostenendo, in particolare, il rilancio dei valori di un’autonomia alla CSM, dell’etica e della credibilità professionali in sintonia con gli indirizzi europei di libera informazione e di giornalismo senza frontiere. Viceversa, appare un’impresa ardua frenare la corsa alle querele facili, cioè le cause per risarcimento danni strappate per i capelli, che rappresentano, purtroppo, una brutale arma di ricatto contro l’intraprendenza dei cronisti. Da due legislature, in Commissione giustizia alla Camera, si cuce e si scuce la tela di Penelope dei progetti legislativi di riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa. In realtà non c’è alcuna voglia di cambiare le norme fasciste e liberticide del codice Rocco e di liberare il giornalista dalla spada di Damocle delle intimidazione giudiziarie e delle querele facili e milionarie.
Contro i nemici storici’ dei giornalisti, la disoccupazione, il lavoro sottopagato, le cause per risarcimento, il SCR insorge da sempre con la lotta e la solidarietà sindacale, ma anche con forme di assistenza e di mutuo soccorso che si sono estese, quando è stato possibile, anche alle necessità sociali della città. Dall’assegno di 300mila consegnato ai primi del 1948 al Sindaco a favore dei senza lavoro e dalla fondazione Anna Bracci’ creata per assistere gli orfani, ai periodici aiuti ai colleghi bisognosi e al fondo di 15mila euro stanziati nel 2002 per sostenere le ragioni dei cronisti perseguitati. E nel tempo, hanno avuto larga eco la promozione del primo convegno nazionale per la lotta ai tumori e le annuali edizioni di Mille bambini a via Margutta’ insieme con Piero Gabrielli e l’Anfas. Il fiore all’occhiello dell’impegno solidaristico è rappresentato dalla realizzazione del Villaggio dei cronisti sulla via Cassia, la cui prima pietra venne posta il 12 giugno 1949 (presenti il sindaco Rebecchini, il ministro dei lavori pubblici, Tupini, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Andreotti, socio onorario del SCR) e il primo lotto di villini assegnato nel 1953.
Con le tradizionali fonti di informazione (Comune, Provincia, Regione, Palazzo di giustizia, polizia, carabinieri) non ci sono state soltanto occasioni di scontro e di incomprensione, ma anche momenti di incontri ravvicinati in un clima di cordialità e di distensione. Ha fatto epoca l’annuale Festa del cronista con il riconoscimento agli amici della cronaca’, oggi trasformatosi nel concorso nazionale Premio del cronista’ che si conclude con l’udienza al Quirinale. E accanto gli appuntamenti mondani dei Veglioni della stampa’ e della Veglia delle violette’. e il famosissimo Carnevale del mare’ a Ostia che, nel 1948, sfidò Viareggio a colpi di decine di migliaia di partecipanti. Ai nostri giorni, si ricordano i tempi di guerra e pace’ con il sindaco Rutelli, minacciato di querela dai cronisti dopo un suo pesante quanto precipitoso giudizio sul nostro conto, e rappacificatosi con la Canossa del convegno dalla propaganda all’informazione’ del 1995.
Anche la valorizzazione della cultura e delle tradizioni popolari della città ha figurato in cima ai pensieri del SCR. Memorabili le manifestazioni per la costituzione della fondazione Petrolini (1957), per il lancio dell studio Trilussa (1957) e per la rievocazione di Pascarella con la schioppettante partecipazione di Aldo Fabrizi. E ancora il convegno su I monumenti romani (1951)’, su Il romanesco a Roma (1984)’, nonchè la serie di visite guidate alla scoperta di Roma nascosta’ e dei grandi parchi promessi’, Appia Antica, Caffarella, Castelli.
Una parola a parte merita l’attività editoriale del Sindacato cronisti romani. Spiccano i Quarant’anni di cronaca di Roma’ e il seguito Cinquant’anni di cronaca di Roma’: un’opera unica del suo generale, che racconta la storia della moderna città con gli occhi e la penna del cronista, uno per ogni anno. Ogni anno va letteralmente a ruba l’Agenda del cronista’, una formula di guida informatutto che è diventata indispensabile per chi ecc. E ogni anno, dal 1990, la prima copia è destinata alla scrivania del Capo dello Stato.
Di recente, il SCR ha realizzato il primo censimento-monitoraggio dell’editoria giornalistica e della stampa locale (agenzie di stampa, quotidiani, periodici, radio, televisioni, online) del territorio metropolitano, colmando una storica lacuna di carattere conoscitivo e costruendo una banca dati senza precedenti. Ne è nata l’originale “Guida della stampa di Roma e provincia”, che è stata presentata il 7 maggio 2003 assieme alla Provincia di Roma che ha sostenuto il progetto e all’Ordine dei giornalisti del Lazio e all’Associazione stampa romana che l’hanno incoraggiato. Tradotto in cifre, il censimento ha registrato 1285 testate che producono informazione sia pure in forme, dimensioni e periodicità diverse: 94 agenzie di stampa, 41 quotidiani, 82 settimanali, 79 quindicinali, 505 mensili, 227 di varia periodicità, 47 televisioni, 67 radio, 144 online.
…e la cronaca continua verso e oltre il nostro appuntamento centenario.
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