La scomparsa di Romano Bartoloni lascia un grande vuoto nel giornalismo romano e in tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, frequentarlo e condividere con lui tante battaglie.
Romano era un cronista vero, un giornalista libero, fuori dagli schemi e dalle appartenenze, capace di difendere con la stessa passione la libertà di stampa, i diritti dei colleghi e quelli di chiunque avesse ricevuto un’ingiustizia.

Per noi Cronisti Romani, però, Romano è stato molto di più. È stato un punto di riferimento, una memoria preziosa della nostra storia e, soprattutto, un amico.
Lo ricordiamo con il suo carattere forte, la sua ironia, le battute fulminanti, le discussioni appassionate e quella capacità di non arrendersi mai. Anche quando gli anni avrebbero consigliato maggiore prudenza, Romano continuava a girare per Roma con l’entusiasmo di un ragazzo. Sempre in movimento, sempre curioso, sempre pronto a lottare per una causa che riteneva giusto combattere.
Dietro il giornalista combattivo c’era poi un uomo capace di amicizia autentica e profonda, di affetto e di una generosità che conosce bene chi gli è stato vicino.

Romano aveva iniziato la sua carriera giornalistica nei primi anni ’60, professionista dal 1962, fino a diventare caporedattore de Il Popolo. È stato a lungo presidente del Sindacato Cronisti Romani, dell’Unci, del gruppo romano giornalisti pensionati e consigliere dell’Inpgi.
Romano apparteneva a quella generazione di cronisti per i quali il giornalismo non era semplicemente un mestiere, ma un modo di stare nel mondo: con curiosità, indipendenza e rispetto assoluto dei fatti.
Ci mancheranno le sue telefonate, le sue provocazioni, le sue critiche, le sue battute e persino le discussioni nelle quali era praticamente impossibile convincerlo di avere torto.
Ma soprattutto ci mancherà Romano.
Alla sua famiglia va l’abbraccio più affettuoso del Sindacato Cronisti Romani.
Ciao Romano, e grazie per tutta la strada percorsa insieme.