Caso Sindaca Raggi, Grillo demonizza la stampa

Grillo e la sua Sindaca continuano a scambiare la funzione dei cronisti per attività di guardoni di bassa lega. Ignorano o fingono di ignorare che gli amministratori pubblici non solo debbono essere onesti (e ci mancherebbe!) e senza macchie sulla coscienza e con la giustizia, ma debbono operare alla luce del sole davanti ai cittadini e agli elettori nel segno della massima trasparenza (peraltro regolata dalla legge). Poiché hanno il dovere di essere irreprensibili nell’arco delle 24 ore sotto il profilo politico, sociale ed etico, il loro diritto alla privacy è ridotto al lumicino come avviene nella maggioranza dei Paesi occidentali. Viceversa, la Raggi, come se non fosse consapevole che il Campidoglio rappresenti una casa di vetro, si beffa dei giornalisti che le “fanno pena” per il loro doveroso ficcanasare.
Nel suo blog, Grillo, forse credendo di vivere in un mondo liberticida, difende la Raggi accusando i mass-media di averla “messa alla berlina, diffamata e insultata” rinnovandole la fiducia e la stima per aver avuto il coraggio di fare pubblica ammenda. La Sindaca ammette di aver commesso i propri errori, anche se invoca, a sua giustificazione con esibito candore, ingenuità nelle sue scelte, cattivi comportamenti degli altri ed eventi accaduti a sua insaputa. Nei fatti, in otto mesi di Campidoglio, le hanno tagliato la strada pasticciacci di ogni colore, ha vissuto con il fiato della magistratura sul collo, e contornata da collaboratori contestati e incolpati di ogni genere di malefatte e di intrighi. Sono scattate persino le manette e volate accuse di pesanti reati come la corruzione. Ma è risaputo che non basta scaricare i cattivi per rifarsi una verginità. Intanto, Roma è strangolata dai debiti, il Comune è in bancarotta con un buco astronomico di 14 miliardi, i romani sono i più tartassati d’Italia (nel 2015 hanno versato al fisco 757 euro in più della media nazionale, pari a 2.726 pro capite). Inoltre, mantengono un elefantiaco apparato di 65mila burocrati comunali e paracomunali che, malgovernato, produce solo debiti e disservizi cronici. In campagna elettorale, la Raggi ci aveva promesso di tagliare i rami secchi delle società partecipate, le municipalizzate moltiplicatesi come funghi.
Il Campidoglio ha fatto da battistrada fin dal 1993 alla polverizzazione dei propri compiti extra moenia, cavalcando la grande occasione offerta ai Comuni con la legge sull’elezione diretta del Sindaco, e sulla maggiore autonomia finanziaria degli enti locali. 24 anni fa, le municipalizzate romane erano quattro e lo erano fin dai tempi del primo Sindaco laico Ernesto Nathan (1907): Atac, Stefer ( trasporti regionali), Acea (acqua e luce) e Centrale del Latte. Da allora il federalismo e il decentramento all’italiana hanno prodotto i carrozzoni delle società partecipate che sono servite a riciclare i ferri vecchi della politica, a spendere e spandere i quattrini dei romani, a rigonfiare le file della burocrazia, a complicare la vita dei cittadini, e a incoraggiare le mediazioni furbe e interessate. I costi di una interminabile catena di assunzioni (i dipendenti delle partecipate sono quasi 40mila), la spesa facile e capricciosa hanno munto dal bancomat del bilancio capitolino che è finito in bancarotta. Un buco annuale di 1 miliardo e mezzo di euro nelle casse capitoline che ha contribuito fortemente a disastrare la situazione finanziaria municipale. Quando Rutelli lasciò il Campidoglio nel 2001, i debiti del Comune erano aumentati di 3,6 miliardi (dati del Sole24ore). Veltroni (1miliardo e 21 milioni se non di più secondo Alemanno) e Alemanno stesso fece il resto tanto che dovette intervenire il pronto soccorso del Governo e a più riprese fino ai nostri giorni.
Finora la Sindaca ha creato un assessorato ad hoc per ridurle ed eliminarle, ma ancora non sa da dove cominciare. Tuttavia, se ne vanta come si incensa delle cose fatte: cancellate le Olimpiadi, bloccato o quasi il progetto dello stadio della Roma, approvato nei termini di legge il bilancio come se non fosse un obbligo istituzionale, e una serie di opere minori realizzate con progetti avviati dai predecessori.
Romano Bartoloni segretario SCR (07/02/2017)