{"id":89,"date":"2016-07-24T00:00:00","date_gmt":"2016-07-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2016\/07\/24\/la-lezione-di-victor-ciuffa\/"},"modified":"2020-08-24T23:41:12","modified_gmt":"2020-08-24T21:41:12","slug":"la-lezione-di-victor-ciuffa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2016\/07\/24\/la-lezione-di-victor-ciuffa\/","title":{"rendered":"La lezione di Victor Ciuffa"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>5 Minute, 2 Second                <\/div>\n\n            <\/div><h4>LA CRONACA ULTIMA SPIAGGA DEL GIORNALISMO DI OGGI<\/h4>\n<p>Perch\u00e9 di giornalisti come Victor Ciuffa non se ne fanno pi\u00f9? Perch\u00e9 ha rappresentato una delle ultime figure professionali a credere senza tentennamenti nel duraturo valore della cronaca. Fino all\u2019ultimo ha difeso e sostenuto l\u2019assioma che, nonostante i radicali cambiamenti nel mondo della comunicazione\/informazione, \u201c i cronisti sono il cuore e il motore del giornalismo\u201d. E aggiungeva in uno dei suoi editoriali sullo \u201cSpecchio economico\u201d che \u201cPer il vero grande giornalismo, quello con la G maiuscola, la cronaca \u00e8 infatti come l\u2019analisi logica e il latino per la lingua italiana, la chiave per scoprire e per comprendere prima e meglio la realt\u00e0, e per spiegarla alla massa\u201d.&nbsp;<br \/>\nIl farwest della comunicazione digitale, vera o fasulla che sia ma nelle mani di tutti e di nessuno, sta facendo saltare il muro del sistema dei poteri che si \u00e8 consolidato nell\u2019illusione di controllare l\u2019uomo della strada con il dominio dell\u2019informazione da diffondere e da manipolare a proprio piacimento.&nbsp;<br \/>\nLe vittorie a sorpresa di Trump negli Usa e della Brexit in Inghilterra, la Gran Caciara della campagna referendaria documentano, provano, confermano che la stampa, tutta la stampa non solo i giornali, ma anche TV e digitale, non influenzano pi\u00f9 di tanto l&#8217;opinione pubblica, ne sanno pi\u00f9 cogliere umori e aspirazione di cittadini ed elettori mediante sondaggi proposti come oracoli anche quando sono sballati E non solo a causa dei social alla Grillo, ma soprattutto per colpa di chi orchestra o crede di orchestrare l&#8217;informazione. Ormai si \u00e8 scoperchiato il vaso di Pandora che ha sparso tutto intorno i veleni delle false suggestioni e della propaganda politica usa e getta sbugiardando caste (giornalisti compresi) e establishment. Paghiamo un altissimo prezzo alla penna professorale concessa ad opinionisti che esprimono pareri, filosofie, indirizzi e persino raccomandazioni interpretando e descrivendo un mondo virtuale, immaginario disancorato dalla realt\u00e0, sproloquiando di populismo in epoca di nuove povert\u00e0, sostenendo una classe dirigente conformista e autoreferenziale. Negli Stati Uniti, i mass-media hanno fatto una figuraccia scommettendo sul cavallo sbagliato della Clinton. Su un totale di 59 giornali grandi e medi solo uno ha parteggiato per Trump. Se la politica si \u00e8 chiusa nel Palazzo abdicando al dovere di stare in mezzo alla gente, il giornalismo ha rinunciato a vivere la cronaca, a farsi le ossa nelle strade, a incontrarsi e scontrarsi con fatti colti dal vivo e raccontati in presa diretta, contribuendo, volente o nolente, a fabbricare una piattaforma fumosa di notizie inaffidabili, che finiscono per essere manipolate in forme inverosimili e distorcenti.&nbsp;<br \/>\nUna volta il giornalismo aveva il polso della situazione, oggi non pi\u00f9. Terremotando la politica, il variegato universo dei social ha segnato il trionfo di Internet, disarmando i giornalisti che non ne hanno azzeccata pi\u00f9 una. Persino i talk-shaw sono stati battuti dall\u2019euforia del digitale, dalla voglia di contare di pi\u00f9 da parte degli eserciti di internauti. Lo choc ha disorientato i pezzi da novanta del giornalismo, e con loro il codazzo di \u00e9lite di ogni peso e di ogni livello di presunzione. Li ha traditi la supponenza del saccente e l\u2019arroganza intellettualoide. Nonostante in molti origliassero fra gli anfratti della rete dal buco della serratura, non si \u00e8 saputo cogliere la dimensione dei cambiamenti e l\u2019impeto sconvolgente della democrazia diretta, e si \u00e8 continuato a inseguire sondaggi fantasma. A rimorchio del Palazzo della politica in mano a gente screditata, si \u00e8 smarrita la bussola dell\u2019opinione pubblica, e si \u00e8 finito con il navigare a vista nel virtuale. Si rifiuta la verit\u00e0 nuda e cruda, specie in tempi di crisi esistenziale, si spernacchiano le voci paludate dell\u2019ufficialit\u00e0 giudicata asservita al sistema. In queste condizioni, si rincorrono le suggestioni pi\u00f9 accattivanti e le favole pi\u00f9 affascinanti di chi la spara pi\u00f9 grossa, di chi le sa meglio inventare.&nbsp;<br \/>\nI mass-media tradizionali stanno perdendo il controllo della notizia che il web produce e auto produce da s\u00e9 a ritmi incontenibili, stritolandola in mezzo alle ruote di una comunicazione prodotta da una miriade di protagonisti. Si fatica a intercettare i flussi delle fonti di informazione moltiplicatisi in misura esponenziale, e che ti passano sotto il naso a velocit\u00e0 supersonica. Si cerca di cogliere, fior da fiore dalla montagna interattiva, almeno gli spunti che possano soddisfare la spettacolarit\u00e0 degli eventi secondi canoni del mestiere avviati al tramonto. Il ruolo di mediatori tra i fatti e i cittadini si \u00e8 indebolito al tal punto che i grillini dell\u2019ultima ora hanno trovato la sfrontaterzza di prenderci per i fondelli. Peraltro, si rischia di ammainare la bandiera del giornalismo in un mondo editoriale che, invece, di mettersi al passo con i tempi, si illude di salvare la pelle smantellando le migliori energie professionali.&nbsp;<br \/>\nDiventa follia suicida restare a guardare la grande vetrina interattiva senza entrarci dentro con la forza dell\u2019esperienza e l\u2019autorevolezza del cronista. Non basta che lasciamo ai lettori l\u2019opportunit\u00e0 di interagire con noi, con i nostri blog e con le nostre piattaforme digitali. Di questo passo, ci si infila in un ruolo di nicchia. Per raggiungere le grandi masse di navigatori, bisogna invertire la rotta. Non aspettarle nei nostri acquartieramenti, ma interloquire, con tenacia e spirito di servizio, in casa loro, dentro i siti, i social network, e i blog pi\u00f9 frequentati assicurandoci ovviamente il rimbalzo sui mass-media multimediali. Ad esempio, che si aspetta a spiegare dove porta l\u2019antisistema e raccontare come il fascismo conquist\u00f2 il potere grazie all\u2019ignavia della politica? Probabilmente si incavoleranno per l\u2019interferenza, ma qualcuno comincer\u00e0 ad aprire gli occhi e forse a ragionare sui valori della democrazia e a riconoscere il ruolo del giornalista.&nbsp;<br \/>\nOggi la cronaca pu\u00f2 rappresentare l\u2019ultima spiaggia del giornalismo da dove ripartire per riconquistare gli spazi perduti, purch\u00e9 si rispettino le sempre valide regole delle cinque W, in pratica: ricerca, accertamento, verifica in presa diretta con la gente, controllo delle fonti, fatti e non chiacchiere, coscienza critica della societ\u00e0, completezza e tempestivit\u00e0 della notizia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA CRONACA ULTIMA SPIAGGA DEL GIORNALISMO DI OGGI Perch\u00e9 di giornalisti come Victor Ciuffa non se ne fanno pi\u00f9? 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