{"id":774,"date":"2008-11-11T15:40:45","date_gmt":"2008-11-11T14:40:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2008\/11\/11\/la-mutazione-genetica\/"},"modified":"2020-08-26T00:52:12","modified_gmt":"2020-08-25T22:52:12","slug":"la-mutazione-genetica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2008\/11\/11\/la-mutazione-genetica\/","title":{"rendered":"LA MUTAZIONE GENETICA"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>6 Minute, 27 Second                <\/div>\n\n            <\/div><p>di Romano BartoloniMai come ai nostri giorni la comunicazione \u00e8 il pane della vita sociale, l&#8217;essenza stessa delle relazioni interpersonali. I nonni di oggi, la generazione che ha fatto il &#8217;68, volevano cambiare il mondo, i loro nipoti preferiscono cambiare il telefonino. Intere generazioni della seconda met\u00e0 del Novecento hanno vissuto e convissuto di carta stampata, tv generalizie, telefoni fissi, gettoni e cabine telefoniche. Ai nostri giorni, siamo invasi fino alla tossicodipendenza dalla cultura del cellulare, dall&#8217;iPod, dalla you tube, dalla blogosfera al facebook, dai dvd, dal linguaggio cifrato dei cmq e ke (ogni giorno circolano 20 milioni di sms solo in Italia, Obama ha ringraziato i suoi elettori inviando un milione di messaggini). E, nella buona sostanza, da internet diventata una fonte attendibile quando l&#8217;enorme numero di accessi al web ne determina il valore: di fatto la quantit\u00e0 batte la qualit\u00e0! Senza le tecnologie elettroniche ci sentiremmo persi, smarriti, disorientati, ciechi e sordi in mezzo a un deserto. Ci guida e ci accompagna nel nostro viaggio come ferri del mestiere e valigie del tempo libero una gamma di apparecchi sofisticati con l&#8217;elenco dei telefoni, taccuini e agendine pieni dei nostri dati e dei nostri appunti, la memoria dei prezzi dei negozi e dei mercati, l&#8217;orario dei treni, gli indici della borsa, la Gazzetta ufficiale delle leggi ecc. ecc. L&#8217;informazione \u00e8 il companatico, l&#8217;anima e lo specchio di una civilt\u00e0, il giornale di bordo di un consesso democratico, il regolatore degli equilibri fra i poteri, la cronaca quotidiana dei fatti e degli avvenimenti della porta accanto e del villaggio globale. Nei secoli, specie dall&#8217;avvento della stampa tipografica (Gutenberg nel quindicesimo secolo), i gazzettieri prima e i giornalisti poi hanno raccolto, organizzato e promosso il sistema delle notizie, dei commenti e delle opinioni. Oggi la rivoluzione elettronica permette di produrre informazione a getto continuo e in tempi reali e porta in prima fila attori un tempo dietro le quinte: le fonti di informazioni sempre a filo diretto con i giornalisti ma con compiti e responsabilit\u00e0 crescenti. Senza contare il protagonismo del cittadino che testimonia i fatti dal vivo con il suo video\/fototelefonino. Ne deriva un sistema mediatico sempre pi\u00f9 gonfio e tronfio. Si sente onnipotente, ma soffre del suo tallone d&#8217;Achille: la gente scorda in fretta. Fino a non tanto tempo fa il cronista, il giornalista ogni giorno a tu per tu con i fatti della vita, correva a briglia sciolta ovunque spuntasse il filo d&#8217;erba della notizia. La ricerca era fondata sui cinque principi colti dalla tradizione anglosassone delle doppie v, le w delle where (dove), why (perch\u00e9), del when (quando), who (chi), what (che cosa). Non c&#8217;erano ostacoli, tab\u00f9, freni, pregiudiziali che intralciassero le sue scorribande nei territori di caccia degli avvenimenti di bianca e di nera. La principale regola che ti insegnavano i capi e gli anziani era perentoria: non esiste regola che possa giustificare il tuo ritorno in redazione a mani vuote, senza notizie e senza la foto del morto. La coscienza professionale, il rispetto dei diritti della persona, i codici e le leggi imponevano, comunque, degli obblighi e il derogarne, magari per inseguire uno scoop, poteva rovinarti la carriera. Quando le sofisticate indagini della polizia scientifica erano di l\u00e0 da venire, sulla scena del delitto chi prima arrivava, investigatore o giornalista, raccoglieva qualsiasi cosa gli sembrasse utile per la ricostruzione dei fatti sia a scopo di ricerca dei responsabili sia a scopo di scrivere un articolo di giornale. I rapporti fra la stampa e le fonti di informazione erano ispirati alla reciproca fiducia. Gli investigatori si fidavano e si confidavano. Ai cronisti si raccontava quasi tutto con l&#8217;impegno sottinteso ma sempre mantenuto di aspettare il momento giusto per la pubblicazione delle confidenze. Le conferenze stampa erano una rarit\u00e0 e riservate agli eventi davvero clamorosi. Oggi non \u00e8 cambiata soltanto la regia dell&#8217;inchiesta giudiziaria sulla scena del delitto dove agiscono gli specializzati vestiti come astronauti con il divieto assoluto di ingresso per tutti gli altri. Non soltanto \u00e8 il magistrato e non pi\u00f9 poliziotto a coordinare le indagini e dare il l\u00e0 all&#8217;informazione, non \u00e8 pi\u00f9 il confidente ma il pentito vero o presunto che sia ad influenzare l&#8217;inchiesta. Proliferano le conferenze stampa orchestrate con sceneggiate ad effetto e con abbondanza di dettagli e di sovraespozione di prove\/indizi a rischio di querele per la stampa. Valgono sempre i criteri delle cinque w ma, di fronte alla crescita esponenziale delle notizie potenzialmente pubblicabili (raggiunge l&#8217;opinione pubblica solo un decimo delle migliaia di notizie raccolte dall&#8217;agenzia di stampa Ansa), la selezione \u00e8 diventata pi\u00f9 serrata e rigorosa ed \u00e8 sempre alla ricerca di nuove sponde di sensazionalismo e di interessi capillari a seconda dei punti di vista, e ovviamente di mercato, dei diversi mass-media. In un mondo dove contano le apparenze e dove la celebrit\u00e0 si conquista a colpi di passaggi\/presenze in televisione, la notizia di medio peso o di scarsa attrazione riesce a farsi largo nell&#8217;oceano sterminato dell&#8217;informazione soltanto se sostenuta dall&#8217;apparizione sulla scena del fatto di un vip di qualche calibro. Esempio banale: ormai e purtroppo, l&#8217;incidente stradale senza morti non sfonda la vetrina dei mass-media salvo che non coinvolga oppure che si trovi a passare nei dintorni un personaggio di richiamo come Fiorello, sebbene possa bastare in casi di magra di notizie anche una velina qualsiasi o un politico di ultima fila e persino un indagato con qualche riga alle spalle su un quotidiano di provincia. Se le leggi di un mercato senza confini spingono alla concentrazione delle testate giornalistiche e alla formazione di sistemi multimediali, dalla carta stampata all&#8217;elettronica, dall&#8217;altra il progresso tecnologico favorisce la diffusione delle voci a costi contenuti, come la free-press e le tv commerciali, e affida alla pubblicit\u00e0 un ruolo fondamentale. Cosicch\u00e9 il moltiplicarsi delle testate della carta stampa, delle radiotv e delle online costringe le fonti di informazione, gli uffici stampa e i loro derivati delle pubbliche relazioni, ad organizzarsi con formule promozionali sempre pi\u00f9 all&#8217;avanguardia e stabilire con la controparte giornalistica forme di carattere fiduciario a geometria discrezionale e ad identit\u00e0 variabile. Per i giornalisti e i cronisti, le evoluzioni dei tempi e dei costumi hanno portato alla progressiva introduzione di regole ferree di disciplina e di autodisciplina (codici e carte deontologiche su minori, privacy ecc. ecc.) anche per frenare la crescente suggestione del Palazzo dei poteri a stringere un giro di vite censorio e inquisitorio sul diritto-dovere di cronaca, sulla privacy, sul segreto professionale, sulla diffamazione, sulle intercettazioni, sui reati a mezzo stampa ecc. ecc. La voglia di bavagli cresce di pari passo con la velocit\u00e0 delle straordinarie innovazioni tecnologiche ed elettroniche, mai cos\u00ec radicali dall&#8217;epoca dell&#8217;invenzione della stampa, che favoriscono le voglie dei potenti di raccomandarsi in presa diretta con i cittadini emarginando la funzione giornalistica, nonch\u00e9 le voglie degli editori di mercificare l&#8217;informazione a scapito della qualit\u00e0 del prodotto e della professionalit\u00e0 degli addetti ai lavori. In tempi di dilagante fai da te della comunicazione, i potenti sono passati al contrattacco e hanno scatenato la guerra contro la mediazione giornalistica con il chiaro intento di addomesticare il cane che morde. I cronisti vanno zittiti con le buone o con le cattive. Se fanno i cani da riporto delle veline, possono bivaccare tranquillamente davanti alle stanze dei bottoni. Se fanno i cani da salotto di lorsignori e restano buoni buoni a cuccia, possono dormire sonni tranquilli. Se osano ficcanasare e fiutare da segugi le piste sospette, allora sono botte con le leggi e la repressione giudiziaria. Mentre il Palazzo della politica mostra i muscoli, i magistrati, i pubblici ministeri, si adeguano e agiscono in sintonia per scongiurare il rischio che i cittadini sappiano di fatti e misfatti, di scandali e di maneggi alle spalle e a danno dello Stato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Romano BartoloniMai come ai nostri giorni la comunicazione \u00e8 il pane della vita sociale, l&#8217;essenza stessa delle relazioni interpersonali. I nonni di oggi, la generazione che ha fatto il &#8217;68, volevano cambiare il mondo, i loro nipoti preferiscono cambiare il telefonino. 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