{"id":688,"date":"1999-06-01T19:44:00","date_gmt":"1999-06-01T17:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/?p=688"},"modified":"2020-08-26T00:52:13","modified_gmt":"2020-08-25T22:52:13","slug":"guerra-la-ritirata-dellinformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/1999\/06\/01\/guerra-la-ritirata-dellinformazione\/","title":{"rendered":"GUERRA, LA RITIRATA DELL&#8217;INFORMAZIONE"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>6 Minute, 9 Second                <\/div>\n\n            <\/div>\n<p><strong>C&#8217;ERA UNA VOLTA LA CRONACA DAL FRONTE<\/strong><br><strong>INTERNET SFIDA LA PROPAGANDA\/I REPORTER ON-LINE DEL 2000<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Buio fitto sulle cronache di guerra dai fronti caldi, salvo qualche lampo di luce via internet. Non circolano notizie di prima mano nonostante sterminio e bombardamenti mettano in ginocchio intere popolazioni e angoscino il mondo civile. Per rompere la cortina delle nebbie, la Nato rivendica dai serbi sei ore di trasmissione radio-televisiva per dire la propria verit\u00e0 sulla crociata nei balcani, e passa dalle minacce ai fatti bersagliando e distruggendo studi televisivi, e seminando morte tra i giornalisti per stroncare gli \u201cstrumenti di propaganda, odio e disinformazione\u201d. Per nulla intimidito, Milosevic reprime il dissenso interno e replica per le rime: e a noi bastano sei minuti di trasmissione in Occidente per sbugiardare i criminali aggressori al soldo del neo-nazista Clinton. Questo elegante scambio di vedute tra i Lor Signori della guerra la dice lunga sul pensiero unico e dominante nel campo della comunicazione. Si pretende disco verde per la verit\u00e0 ufficiale delle centrali politiche e militari, di fatto per il tamburo della propaganda, e non per la libert\u00e0 di stampa senza pregiudiziali di segreti militari o di ragion di Stato, e non ancora per la libera circolazione dei giornalisti nei campi di battaglia. I fronti della guerra sono tab\u00f9 per ogni testimonianza di cronaca, affinch\u00e8 le coscienze dormano sonni tranquilli e i sensi di colpa non turbino l&#8217;opinione pubblica e non mettano in crisi i regimi dispotici o imbarazzino le democrazie. Chi osa ribellarsi alle regole della propaganda di guerra, viene eliminato come l&#8217;editore-giornalista serbo Slavko Curuvija o intimiditi e picchiati come Lucia Annunziata; chi non si accontenta dei comunicati della Nato e di versare lacrime di coccodrillo, \u00e8 scoraggiato brutalmente o \u00e8 abbandonato al proprio destino e ai rischi di avventure senza ritorno (in Kosovo ci sono morti e feriti tra i giornalisti).<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi molti valorosi colleghi sono costretti ad arrampicarsi sugli specchi del gran vociare, a spremere fino in fondo le risorse della propria esperienza e della propria professionalit\u00e0 per strappare mezze-notizie e brandelli di verit\u00e0 ai grandi burattinai della guerra e ai loro tam-tam delle conferenze-stampa, e per raccogliere e interpretare il raccoglibile nelle retrovie della disfatta umana e degli esodi biblici, nei bivacchi dietro le quinte degli aeroporti, nei corridoi della Nato e dei minculpop di Belgrado, nel corso delle visite guidate nelle citt\u00e0 bombardate, nei teatri delle sceneggiate organizzate sugli eccidi delle &#8220;bombe intelligenti&#8221;. In tempo di pace, la prevaricazione informatica dei monopoli e degli oligopoli del potere e la forza tecnologica della comunicazione autarchica e di regime soffocano, manipolano e virtualizzano la realt\u00e0 dei fatti, in tempo di guerra la uccidono, la sporcano e la incarogniscono al canto dell&#8217;amor patrio. Dove sono finiti i reporter di guerra che, equipaggiati di tutto punto, condividevano la sorte e gli orrori dei combattenti, scrivendo memorabili pagine di cronaca anche in barba alla censura militare? Dove \u00e8 finita la guerra in diretta del Vietnam che segn\u00f2 la grande vittoria dell&#8217;informazione sull&#8217;oscurantismo dei falsi idoli di libert\u00e0? Perch\u00e9 Lerner non pu\u00f2 orchestrare il suo Pinocchio nella centrale operativa dell&#8217;aeroporto di Aviano e Santoro far parlare il suo Moby Dick tra le truppe della polizia etnica nel Kosovo&nbsp; e non solo sul ponte dei fantasmi belgradesi? Perch\u00e9 (altro interrogativo paradosso) non si ospitano giornalisti sugli aerei-spia della Nato e tra le truppe dei guerriglieri kosovari? Possibile che, anche ai nostri giorni, prevalgano il diktat del taci che il nemico ti ascolta, e le bombe sulle armi della parola e della comunicazione? Come \u00e8 duro accettare che sia sempre la verit\u00e0 dei fatti la prima delle vittime della guerra?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Per fortuna, non sembra tanto facile imbavagliare la voce di internet, irreggimentare quello sconfinato oceano della comunicazione dove navigano documenti, fotografie, chat-line, testimonianze e denunce di un popolo in bal\u00eca delle torture, delle deportazioni e anche delle bombe, impaurito ma sicuramente senza peli sulla lingua davanti ai computer, e che riescono, di nicchia in nicchia, a mettere a nudo il vero volto della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>La comunicazione elettronica ha sostituito alla grande il filo artigianale dei radioamatori e ha scosso e rivoluzionato il limaccioso sistema delle fonti di informazione a senso unico. Intere redazioni radio-televisive e di grandi e piccoli giornali si sono trasformate in equipe di reporter on-line, riaprendo le porte e le finestre all&#8217;informazione colta dal vivo fra la gente a discapito delle inattenibili fonti ufficiali. Il governo (vedi ministro della giustizia) e persino Ordine e Fnsi vorrebbero mettere sotto tutela il mondo di internet inquadrandolo con le stesse arcaiche gabbie legislative (l&#8217;anticostituzionale e illiberale registro della stampa nato nel 1948, le briglie della legge sull&#8217;ordine, della 416 e finanche della Mamm\u00ec e allegati, e in fondo la ciliegina di un contratto giornalistico regolato a misura del lavoro dipendente e non della libera professione). Nel far-west elettronico della comunicazione solo gli ingenui o i falsi ingenui (vedi Panorama) possono correre il rischio di rimanere ingannati. Proprio l&#8217;informazione senza gabbie e frontiere costituisce un&#8217;arma in pi\u00f9 nella caccia alle notizie di prima mano, incoraggia e facilita per l&#8217;alta velocit\u00e0 della propagazione i controlli incrociati delle fonti, e si insinua come una spina nel fianco dei poteri che stanno cedendo alla suggestione e alla vanit\u00e0 di mettersi in vetrina senza veli.<\/p>\n\n\n\n<p>In guerra e in pace, lo scontro sul controllo della comunicazione non conosce quartiere, n\u00e9 rispetta nessuno tantomeno l&#8217;opinione pubblica. Ormai il gioco \u00e8 scoperto e non incanta neanche i bambini. Politici, magistrati, potentati economici e persino bottegai fanno a gara nel propagare, meglio propagandare, un\u2019informazione se non falsa sicuramente tendeziosa. Con quale scopo? Per far carriera, per impallinare gli avversari, per condurre in porto affari a scapito della concorrenza, per inconfessate o inconfessabili ragioni di gelosia, rivalit\u00e0, scandalismo e protagonismo. E i giornalisti e i cronisti? Guardiamoci una volta tanto in faccia. Oggi i cosiddetti operatori dell\u2019informazione attaccano la penna e il computer laddove vuole il padrone e, quindi, volenti o nolenti, sub\u00ecscono il ricatto della deregulation professionale ed occupazionale e si prestano al gioco anche a costo di fare la figura dell\u2019utile idiota. Se, poi, tra noi c\u2019\u00e8 qualche grillo parlante, stai certo che ambisce a conquistarsi un posto al sole nel campo del potere. Altro che Gran Giur\u00ec per la lealt\u00e0 e la correttezza dell\u2019informazione e altro che Carta dei doveri al di l\u00e0 delle lodevoli intenzioni dell\u2019Ordine e della Fnsi!. Queste aspirazioni sono destinate a restare lettera morta fintantoch\u00e8 saranno calpestate o ignorate da tutti gli altri attori del mondo dell\u2019informazione, a cominciare dagli editori che si sono rifiutati di sottoscrivere le proposte dei giornalisti. Troppa gente si impiastra le mani con la marmellata della comunicazione. Sono i poteri pubblici e privati, e le loro fonti di informazione, che andrebbero disciplinati e inchiodati alle loro responsabilit\u00e0 contro le suggestioni alle manipolazioni, al conformismo, e al fai da te della comunicazione per liberarsi della scomoda interferenza della critica giornalistica. Quanto ci guadagnerebbero la professionalit\u00e0 e la qualit\u00e0 e la credibilit\u00e0 delle notizia, se finalmente si ponesse un freno all\u2019esorbitante dilagare dei comunicati-veline e all\u2019abuso di conferenze-stampa spot condite sole di chiacchere e di promesse ad uso e consumo dei burattinai della comunicazione e mai al servizio di fatti di autentico interesse pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Romano Bartoloni, presidente del Sindacato cronisti romani<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;ERA UNA VOLTA LA CRONACA DAL FRONTEINTERNET SFIDA LA PROPAGANDA\/I REPORTER ON-LINE DEL 2000 &nbsp;Buio fitto sulle cronache di guerra dai fronti caldi, salvo qualche lampo di luce via internet. Non circolano notizie di prima mano nonostante sterminio e bombardamenti mettano in ginocchio intere popolazioni e angoscino il mondo civile. 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