{"id":671,"date":"2002-05-16T19:16:28","date_gmt":"2002-05-16T17:16:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/?p=671"},"modified":"2020-08-26T00:52:13","modified_gmt":"2020-08-25T22:52:13","slug":"centro-storico-la-citta-proibita-dei-mandarini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2002\/05\/16\/centro-storico-la-citta-proibita-dei-mandarini\/","title":{"rendered":"CENTRO STORICO, LA CITT\u00c0\u2019 PROIBITA DEI MANDARINI"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>5 Minute, 41 Second                <\/div>\n\n            <\/div>\n<p><strong>di Romano Bartoloni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Cambiano volti, fisonomie e destinazioni che hanno caratterizzato la vita e la storia del centro dall\u2019avvento della capitale d\u2019Italia ai nostri giorni. Da piazza Navona a piazza Colonna, dal Collegio Romano a piazza San Silvestro, dal Corso a Fontana di Trevi e su su per il Tritone fino a via Barberini, il Palazzo per eccellenza si sta allargando a macchia d\u2019olio, snaturando la romanit\u00e0 dei rioni e costruendo giorno dopo giorno un universo a propria immagine e somiglianza. Ad una ad una cadono nelle braccia del potere pubblico le teste blasonate. Nel giro di pochi anni, hanno ceduto le armi, palazzi prestigiosi, conventi, perle di chiostri, alberghi, vecchie glorie di negozi.<\/p>\n\n\n\n<p>I palazzi S. Macuto e Marini in via del Pozzetto, Valdina, Teodoli, Seminario, Raggi, e ancora nell\u2019intera area del Pantheon (da via della Maddalena a piazza Sant\u2019Eustachio, da via della Dogana Vecchia a via del Seminario), e poi a Campo Marzio e in piazza del Parlamento l\u2019ex Banco di Napoli e l\u2019ex Banco di Santo Spirito, e, non da ultimo, inglobando il gioiello architettonico della galleria Sciarra (\u201cdi valore immenso e oggi declassato per uffici secondari della presidenza del Consiglio, null\u2019altro che ingombranti\u201d, scrive Felice Borsato nel suo libro di nostalgie giornalistiche \u201cTerza pagina, il Giornale d\u2019Italia\u201d). Altri colpi grossi sono maturati o stanno per maturare: la Galleria Colonna, la Rinascente, i palazzi delle Poste in via Due Macelli fino a piazza San Silvestro, palazzo Wedekind, lo storico complesso di piazza Colonna che ospita il giornale \u201cIl Tempo\u201d fin dalla fondazione. E sulla carta le voglie di conquista sono senza fine.<\/p>\n\n\n\n<p>A furia di colpi grossi, comunque, di colpi di mano, e del parallello moltiplicarsi delle esigenze di sicurezza, il centro si sta trasformando in una cittadella fortificata e presidiata, sub\u00ecsce una mutazione genetica sotto le mire espansionistiche degli uffici del governo, del Parlamento (in barba alle promesse di riduzione del numero dei parlamentari), dei ministeri (radicatisi contro natura e decentramento urbanistico); tutte teste di ponte per le ambizioni presenzialiste di partiti, banche, finanziarie, assicurazioni, lobby, per finire alle multinazionali del market e della ristorazione. E gli effetti dell\u2019espansione incontrollata sono esplosivi. Sotto la pioggia del denaro pubblico per acquisti e restauri di cos\u00ec grande valore, non pi\u00f9 bilanciato e regolato da un rapporto di giusti equilibri fra domanda ed offerta, il mercato del mattone \u00e8 scoppiato come un bubbone. Il caro-affitti delle case e dei negozi, con la conseguente spirale sugli altri prezzi, riduce al lastrico o sfratta i pochi residenti sopravvissuti, ma, soprattutto, espelle artigiani e commercianti, cio\u00e8 le botteghe storiche di interi rioni (clamorosi i recenti casi, dall\u2019assalto al bar Vanni di via Frattina all\u2019arrivo dell\u2019ennesimo Pastarito in via IV Novembre). Se la desertificazione del centro rafforza il dominio della classe padrona, si amplificano i disagi e il senso di emarginazione dei romani e dei loro ospiti, si mortifica l\u2019economia turistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, il Palazzo delle istituzioni e della burocrazia sta mettendo con le spalle al muro il Campidoglio, e la stessa Provincia, che stanno tentando l\u2019impossibile per difendere l\u2019identit\u00e0 sempre pi\u00f9 compromessa del centro storico. Persino il Comune ha pensato di smobilitare lasciando il palazzo Senatorio alla sua vocazione museale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietra su pietra, giorno dopo giorno, si realizza, anche al di l\u00e0 delle intenzioni, la citt\u00e0 proibita dei mandarini. Sar\u00e0 anche inevitabile che, dopo l\u201911 settembre, le ragioni di sicurezza abbiano un prezzo, ma blindare, come si annuncia le strade dei ministeri-obiettivi sensibili sembra non solo un\u2019esagerazione, ma anche un affronto nei riguardi dei romani gi\u00e0 condannati senza risarcimento al perenne, umiliante e dispendioso disagio dovuti ai cortei e alle visite dei personaggi illustri. Peraltro, le barriere ricordano i brutti tempi dell\u2019occupazione nazista, quando intere strade erano svuotate e rese invalicabili dai cavalli di frisia e dalle milizie armate. Forse proclamare off limit il ministero dell\u2019Interno o la Farnesina potrebbe essere logisticamente possibile, ma transennare e interdire ai pedoni persino i marciapiedi di via XX Settembre, dove sorgono uno di fronte all\u2019altro, il ministero della Difesa e il palazzo dello stato maggiore, significherebbe istituire il coprifuoco e condannare una zona nevralgica della citt\u00e0 a una vita di stato d\u2019assedio. Gi\u00e0 oggi si soffre un\u2019ingombrante presenza militarizzata che, fra l\u2019altro, espone a rischio la salute pubblica con l\u2019elettrosmog della selva di mega-antenne e di super-parabole, spuntate come funghi sui tetti e sulle terrazze ministeriali. Piuttosto perch\u00e8 non cogliere l\u2019occasione di una cos\u00ec importante e delicata strategia della sicurezza per traslocare finalmente in periferia la burocrazia militare? Da decenni, il loro posto \u00e8 altrove sulla carta dei piani regolatori della citt\u00e0. Pi\u00f9 volte, i governi si sono impegnati a parole a rispettare le regole urbanistiche e a realizzare altri centri direzionali, come l\u2019Eur, per la dislocazione dei dicasteri-chiave.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Esposizione universale romana (Eur) era stata realizzata dagli urbanisti d\u2019epoca fascista oltre i confini della Garbatella, la periferia di allora. Una soluzione che sugger\u00ec al sindaco Rebecchini, nel 1954, l\u2019idea di fondare una \u201ccitt\u00e0 degli uffici\u201d all\u2019esterno della cerchia urbana. Il piano regolatore di Luigi Piccinato (1962) scelse il quadrante est, la zona compresa fra Tiburtino, Pietralata, Casilino e Centocelle per realizzare il centro direzionale orientale (Sdo). Lo scopo principale era quello di liberare la Roma storica dal peso di tanti ministeri, ma anche di spingere fuori porta il maggior numero di uffici pubblici con le loro decine di migliaia di impiegati, fra l\u2019altro, una delle cause finora inamovibili della morsa di traffico nel cuore della capitale. Scrive autorevolmente l\u2019editorialista Giuseppe Pullara sulla cronaca del \u201cCorriere della Sera\u201d del 3 marzo scorso: \u201cDi solito la pianificazione urbanistica, frutto di studi di oscuri uffici municipali ma anche di menti illuminate, \u00e8 stata combattuta dagli abusivi: in questo caso, sono le massime istituzioni dello Stato ad andare \u201ccontrocorrente\u201d. Applicando una logica del tutto contraria allo svuotamento del centro storico dai \u201cpesi\u201d istituzionali, Camera. Senato e palazzo Chigi diffondono i loro uffici a macchia d\u2019olio nella parte pi\u00f9 pregiata della capitale\u201d. E conclude desolato: \u201cAnno dopo anno, il centro \u00e8 stato svuotato non da speculatori immobiliari ma da rappresentanti dello Stato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, sorprende che valorosi urbanisti e cultori di cose romane che conoscono vita, morte e miracoli di ogni pietra della citt\u00e0, non battano ciglio di fronte alla sistematica, progressiva occupazione del centro storico da parte del Palazzo e dintorni. Ci si chiede cosa si aspetta a lanciare una campagna di stampa che rompa il muro dei silenzi e delle omert\u00e0 e che susciti la reazione, l\u2019indignazione e la levata di scudi delle forze pi\u00f9 sensibili del Paese? Sarebbe ora di restituire vita, fiato, tradizioni e dignit\u00e0, e perch\u00e9 no! anche sicurezza, al centro storico della capitale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Romano Bartoloni Cambiano volti, fisonomie e destinazioni che hanno caratterizzato la vita e la storia del centro dall\u2019avvento della capitale d\u2019Italia ai nostri giorni. 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