{"id":174,"date":"2020-08-05T23:04:02","date_gmt":"2020-08-05T21:04:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2020\/08\/05\/il-sindacato-cronisti-romani-festeggia-110-anni-di-storia\/"},"modified":"2020-08-28T18:03:20","modified_gmt":"2020-08-28T16:03:20","slug":"il-sindacato-cronisti-romani-festeggia-110-anni-di-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2020\/08\/05\/il-sindacato-cronisti-romani-festeggia-110-anni-di-storia\/","title":{"rendered":"IL SINDACATO CRONISTI ROMANI FESTEGGIA 110 ANNI DI STORIA"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>12 Minute, 8 Second                <\/div>\n\n            <\/div><p>Il Sindacato dei cronisti romani festeggia 110 anni di storia. Venne infatti fondato il 5 agosto 1910 da una sessantina di giornalisti dei quotidiani, \u201cIl Messaggero\u201d, \u201cLa Tribuna\u201d, \u201cIl Popolo romano\u201d, \u201cIl Giornale d\u2019Italia\u201d, \u201cL\u2019Osservatore romano\u201d, \u201c Corriere d\u2019Italia\u201d e \u201cIdea nazionale\u201d, che attorno a mezzogiorno si riunirono in assemblea costituente in via Due Macelli 12 in alcune stanze al pianterreno concesse da Costanzo Chauvet proprietario dell\u2019omonimo palazzo e direttore de \u201cIl Popolo romano\u201d. L&#8221;evento fu annunciato il giorno prima da \u201cIl Messaggero\u201d.    All&#8217;epoca furono proprio le notizie di cronaca e le cronache giudiziarie dei grandi processi (non vi erano infatti i patteggiamenti a sottrarli all\u2019opinione pubblica) a decretare il successo dei giornali in una citt\u00e0 come Roma capitale d\u2019Italia e all\u2019avanguardia nel numero dei quotidiani stampati. Tre in particolare furono i quotidiani di successo: \u201cLa Tribuna\u201d con 60 mila copie,  \u201cIl Popolo romano\u201d con 35 mila e \u201cIl Messaggero\u201d con 45 mila (quest&#8217;ultimo aveva  inaugurato la pagina della \u201cCronaca di Roma\u201d il 21 giugno 1910 &#8211; appena un mese e mezzo prima della nascita del Sindacato dei cronisti romani &#8211; con l\u2019apertura dedicata a \u201cAncora sulla malaria\u201d e con altri titoli significativi: \u201cGli impiegati e le elezioni amministrative\u201d, \u201cLa festa degli ascolani\u201d e \u201cIl grave ferimento di via dell\u2019Armata\u201d).<\/p>\n<p>Il Sindacato cronisti romani ebbe la sua prima sede nelle stanze del piano nobile di Palazzo Marignoli (imponente edificio quadrilatero di 22 mila 200 metri quadrati di particolare pregio, costruito tra il 1878 e il 1883 dall\u2019architetto Salvatore Bianchi nel cuore della capitale a breve distanza da piazza Colonna tra via del Corso\/via delle Convertite\/piazza San Silvestro\/Via di San Claudio per conto del marchese Filippo Marignoli, deputato e senatore). In questo grande immobile s\u2019incrocia direttamente la storia del giornalismo italiano. Proprio a Palazzo Marignoli ebbero infatti sede il Circolo della Stampa e, a partire dagli anni del regime fascista, la Sala stampa italiana, struttura messa a disposizione dal ministero delle Poste e destinata ad ospitare generazioni di corrispondenti fino a pochi anni fa. I mutamenti della professione svolta tra quelle mura offrono un\u2019interessante chiave di lettura sui radicali cambiamenti del mondo dell\u2019informazione nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Sempre a Palazzo Marignoli si trovava il notissimo \u201cCaff\u00e8 Aragno\u201d, fondato da un pasticciere di Torino venuto a Roma al seguito del re. Aveva il suo ingresso al civico 180 di via del Corso, angolo via delle Convertite 23 ed \u00e9 stato uno dei pi\u00f9 celebri ritrovi d\u2019Italia: fu, infatti, considerato il centro della vita elegante romana a tal punto che era stato coniato il motto che \u201canche chi non ha veduto la Cappella Sistina ha veduto ed \u00e8 stato all&#8217;Aragno\u201d. Immortalato da Matilde Serao ne \u201c&#8217;La conquista di Roma\u201d del 1885, \u00e8 stato anche &#8221;cuore di Roma&#8221; secondo Emile Zola, nonch\u00e9 teatro del clamoroso schiaffo che port\u00f2 al duello alla sciabola tra Massimo Bontempelli e Giuseppe Ungaretti nel 1926.   Fu il luogo preferito dei nazionalisti e dei futuristi (ospite fisso proprio Filippo Tommaso Marinetti, fondatore di questo movimento considerato la prima avanguardia storica italiana del Novecento) e fu definito \u201cnido irrequieto di giovinezza e sogni di gloria\u201d.   Dopo la 1^ guerra mondiale nelle sue sale si continuava a discutere e si creava &#8216;La Ronda&#8217;, rivista pubblicata tra il 1919 e il 1923. Vincenzo Cardarelli, una delle sue penne di spicco, ricordava che la Saletta dell\u2019Aragno \u201cnon era un Caff\u00e8 ma un foro, una basilica, un porto di mare dove, per entrarvi ci voleva del coraggio e una gran voglia di farsi avanti\u201d e \u201cvi si entrava sovversivi e se ne usciva conservatori arrabbiati e nazionalisti, dannunziani e colonialisti&#8221;. Si racconta anche che Oscar Wilde, in visita nella capitale, un giorno stava assaporando una granita al caff\u00e8 quando pass\u00f2 il re in carrozza e comment\u00f2 con la sua dissacrante ironia: &#8220;Io immediatamente mi sono alzato e gli ho rivolto un profondo inchino, col cappello in mano, ma fu solo dopo il passaggio del Re che ricordai di essere papista e nerissimo&#8230;&#8221;.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-172\" src=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_in_via_delle_Convertite_23_a_ricordo_dei_24_nazionalisti_morti_nella_Grande_Guerra.jpg\" alt=\"Lapide per ricordare gli 83 giornalisti Eroi della Grande Guerra\" width=\"1280\" height=\"891\" srcset=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_in_via_delle_Convertite_23_a_ricordo_dei_24_nazionalisti_morti_nella_Grande_Guerra.jpg 1280w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_in_via_delle_Convertite_23_a_ricordo_dei_24_nazionalisti_morti_nella_Grande_Guerra-300x209.jpg 300w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_in_via_delle_Convertite_23_a_ricordo_dei_24_nazionalisti_morti_nella_Grande_Guerra-1024x713.jpg 1024w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_in_via_delle_Convertite_23_a_ricordo_dei_24_nazionalisti_morti_nella_Grande_Guerra-768x535.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/>Nel 1928 fu murata sulla parete di via delle Convertite 23 a Roma e si trova ancora al suo posto una lapide di particolare importanza (\u00e8 quindi rimasta appesa sulla facciata dello stabile da ben 92 anni) perch\u00e9 vi sono riportati i 24 nomi, con l&#8217;indicazione anche dei gradi militari, dei nazionalisti poi Caduti nel conflitto mondiale 1914-1918 tra i quali 15 giornalisti e cronisti, che, favorevoli all\u2019intervento contro l\u2019Austria,  prima dell\u2019inizio delle ostilit\u00e0 si incontravano periodicamente nella capitale nella &#8220;Saletta&#8221; del celebre \u201cCaff\u00e9 Aragno\u201d. E ancora a Palazzo Marignoli torn\u00f2 poi in vita la FNSI &#8211; Federazione Nazionale della Stampa Italiana, nata nel 1908 e sciolta nel 1925 per effetto delle leggi fasciste.<\/p>\n<p>Il 24 maggio 1934 in occasione del diciannovesimo anniversario dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia nel primo conflitto mondiale Benito Mussolini inaugur\u00f2 nell\u2019atrio del Circolo della Stampa una lapide su cui erano riportati i nomi di 83 giornalisti Caduti combattendo nella Grande Guerra, molti dei quali decorati al valor militare (da una successiva complessa ricerca il numero dei giornalisti Caduti \u00e8 poi triplicato toccando due anni fa quota 267).   <img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-173\" src=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_per_ricordare_gli_83_giornalisti_Eroi_della_Grande_Guerra.jpg\" alt=\"Lapide\" width=\"851\" height=\"1280\" srcset=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_per_ricordare_gli_83_giornalisti_Eroi_della_Grande_Guerra.jpg 851w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_per_ricordare_gli_83_giornalisti_Eroi_della_Grande_Guerra-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_per_ricordare_gli_83_giornalisti_Eroi_della_Grande_Guerra-681x1024.jpg 681w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Lapide_per_ricordare_gli_83_giornalisti_Eroi_della_Grande_Guerra-768x1155.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 851px) 100vw, 851px\" \/> Dal raffronto delle due lapidi emergono inattese sorprese. La pi\u00f9 rilevante \u00e8 che la lapide del 1934 ha, stranamente, in gran parte ignorato l&#8217;esistenza della lapide del 1928 che si trovava esposta al pubblico proprio sul lato destro dello stesso edificio ad appena 50 metri di distanza! Sulla lapide inaugurata da Mussolini sono infatti riportati 10 dei 24 nomi di caduti che figuravano anche in quella del 1928 e precisamente: Giuliano Bonacci, Giosu\u00e9 Borsi, Alberto Caroncini, Luigi De Prosperi, Ignazio Ferro, Mario Fiorini, Vincenzo Picardi, Scipio Slataper, Ruggero Timeus Fauro (questi \u00e8, per\u00f2, indicato solo come Ruggero Fauro nella lapide del 1934, ndr) e Spiro Xydias (e non Xidias). Tra questi vi erano tre irredenti triestini Scipio Slataper (che aveva Sandri come suo cognome da battaglia; si ricorda in proposito che i cognomi di battaglia con i quali l&#8217;esercito italiano arruolava i volontari irredenti erano fittizi proprio a loro tutela perch\u00e9, sotto il profilo giuridico, erano sudditi dell&#8217;impero asburgico e se presi prigionieri rischiavano l\u2019immediata fucilazione per diserzione. Solo il Sindaco del paese conosceva la loro vera identit\u00e0), Ruggero Timeus Fauro (che aveva, appunto, Fauro come cognome da battaglia e anche d\u2019arte) e Spiro Xydias. Viceversa sulla lapide del 1934 mancano 5 giornalisti indicati, invece, nell\u2019epigrafe posta all\u2019esterno del Caff\u00e8 Aragno, e precisamente: i sardi Ernesto Butta e Giannetto Masala, l\u2019irredento triestino Guido Corsi, il lombardo Arnaldo Cant\u00f9 e il laziale Gino Lagan\u00e0. Giannetto Masala era annoverato tra gli ospiti pi\u00f9 tumultuosi della Terza &#8220;Saletta del Caff\u00e9 Aragno&#8221; a Roma. I suoi amici nazionalisti del Caff\u00e9 raccontarono che un giorno scomparve. Torn\u00f2 qualche mese dopo lacero come uno zingaro. Veniva dalla Grecia dove aveva combattuto contro i turchi. Difatti, nell\u2019inverno del 1912, in piena guerra balcanica, part\u00ec da Roma come volontario garibadino per seguire in Grecia Ricciotti Garibaldi. Dopo la sua morte al fronte della grande Guerra Clelia Garibaldi, figlia primogenita dell&#8217;Eroe dei Due Mondi, affront\u00f2 un lungo viaggio in carrozza da Caprera a Sorso per rendere omaggio alla madre, rimasta vedova. Un suo ritratto in bronzo del 1930 \u00e9 conservato nella Biblioteca comunale di Sorso. Gli sono state intitolate strade a Sassari e a Sorso. A Tarvisio (Udine) vi \u00e9 un rifugio intitolato alla memoria di Guido Corsi. Sorge in una bella posizione su un terrazzo erboso, al centro di un anfiteatro coronato dalle pareti meridionali del J\u00f4f Fuart, Madri dei Camosci, Cima di Riofreddo. Per quanto riguarda Gino Lagan\u00e0 la sua giovane moglie, la 23enne Clelia Pojero, rimasta prematuramente vedova, cadde in una profonda depressione e non resistendo al dolore si avvelen\u00f2 a Napoli appena 40 giorni dopo con una fialetta di sublimato.<\/p>\n<p>Il 26 luglio 1943, a sole ventiquattr\u2019ore dalla caduta di Mussolini s\ufb01duciato dal Gran Consiglio, un gruppo di ventisette giornalisti si riun\u00ec al Circolo della stampa per deliberare, con atto formale, la ricostituzione del sindacato nazionale.   Abolito dal fascismo il Sindacato cronisti romani si ricostitu\u00ec il 27 gennaio 1946 con la passione e la voglia di rinascita che ha caratterizzato il periodo dell\u2019immediato dopoguerra e sempre nella stessa sede, dove pochi mesi prima (14 ottobre 1945) gli editori aderenti all\u2019Ansa avevano celebrato l\u2019assemblea che sanc\u00ec la dimensione unitaria e nazionale della numero 1 tra le agenzie di stampa italiane, nata al posto della storica &#8220;Stefani&#8221;.  La cronaca riscatta la ribalta con il ritorno della libert\u00e0, ampliando i propri orizzonti specialmente con la fine della grande stagione della stampa politica in auge fra il 1945 e il 1947. Nonostante la dittatura delle immagini imposta dall\u2019avvento della televisione, e nonostante la rivoluzione tecnologica senza uguali dall\u2019epoca di Gutenberg, la cronaca conserva lo smalto di mestiere di punta del giornalismo, contribuendo, come nel caso di quella romana, alla crescita civile e democratica della comunit\u00e0 cittadina.<\/p>\n<p>A Palazzo Marignoli, dunque, si riaffermarono i principi della riconquistata libert\u00e0 di stampa e prese il via la riorganizzazione del giornalismo italiano.    Negli anni successivi soltanto la Sala stampa rest\u00f2 nella sua sede d\u2019origine. Fu in quegli uffici di pertinenza del ministero delle Poste che la volle Mussolini per dare una collocazione pi\u00f9 prestigiosa alla cosiddetta \u201cSala d\u2019aspetto per i corrispondenti\u201d, situata \ufb01no ad allora in una diversa postazione di piazza San Silvestro.    Da questa seconda fondazione il Sindacato Cronisti Romani ha operato ininterrottamente per rafforzare e sviluppare il rapporto tra Amministrazione pubblica, giornalisti e cittadini: con attivit\u00e0 di carattere sociale, culturale e promozionale che hanno anche lo scopo di valorizzare l\u2019immagine della Capitale in Italia e all\u2019estero, poich\u00e9 nelle iniziative sono sempre coinvolti anche i corrispondenti delle testate nazionali, l\u2019A.S.P. I. &#8211; Associazione Stampa Periodica Italiana-, nata nel 1877, che poi sfoci\u00f2 nell&#8217;Associazione Stampa Romana, e l\u2019Associazione della Stampa estera in Italia.    Al Sindacato Cronisti Romani, che ha sede a Roma in piazza della Torretta 36 presso l\u2019Associazione Stampa Romana, di cui fa parte come gruppo di specializzazione, sono iscritti pi\u00f9 di un centinaio di giornalisti professionisti e pubblicisti che lavorano in tutte le aziende di informazione cittadina (carta stampata, agenzie di stampa e fotografiche, uffici stampa, testate online, emittenti radiotelevisive nazionali e locali).<\/p>\n<p>Il Sindacato Cronisti Romani costituisce un\u2019articolazione ufficiale dell\u2019Unione Nazionale Cronisti Italiani, cui aderiscono circa un migliaio di giornalisti di tutta Italia.    Di recente il Fondo archivistico del Sindacato Cronisti Romani, composto da 29 raccoglitori contenenti gli atti dell\u2019attivit\u00e0 del Sindacato a partire dal 1946 (anno di rifondazione) e comprendente gli atti della vita del Sindacato, degli organi direttivi, delle manifestazioni e dei numerosi convegni promossi nel corso degli anni \u00e8 stato consegnato all\u2019Archivio della Fondazione sul giornalismo \u201cPaolo Murialdi\u201d per essere messo a disposizione degli studiosi, una volta esaurita la fase di catalogazione. Ne fanno parte anche interessanti pubblicazioni, oggetto anche di apprezzate mostre fotografiche- come quella svoltasi al Museo di Roma in Trastevere tra il 2010 e il 2011 -, racchiusa nel volume \u201cUn secolo di clic in cronaca di Roma 1910\/2010. I cento anni del Sindacato cronisti romani\u201d fortemente voluto dall&#8217;allora Presidente Romano Bartoloni con dedica ai fotoreporter, che rappresenta una carrellata su cento anni di cronaca romana, una testimonianza multimediale (foto, filmati\/documentari audiovisivi) di grandi e piccoli eventi di vita vissuta, di imprevisti della quotidianit\u00e0 che hanno lasciato il segno, di riscoperta di delitti e di scandali che hanno fatto epoca, di ribalta di personaggi famosi di ieri e di oggi.    Nell\u2019esposizione furono proposte 130 immagini formato 30&#215;40, con il contorno di cinegiornali, filmati d\u2019epoca e un documentario delle Teche Rai che fecero riaffiorare ricordi d\u2019altri tempi, rievocando fatti e fattacci che hanno caratterizzato la mutazione genetica della capitale, da citt\u00e0 di dimensioni provinciali a metropoli europea.    Tra i tanti fotoreporter vanno ricordati in particolare Adolfo Porry-Pastorel, ideatore del moderno fotogiornalismo e pioniere dei fotoreporter della scuola romana, cronista e giornalista de \u201cIl Messaggero\u201d (era il fratello di Amerigo, uno dei giornalisti caduti poi nella Grande Guerra), Rino Barillari (ribattezzato \u201cThe King\u201d dei paparazzi, durante la \u201cDolce vita\u201d e uno dei maggiori interpreti del fotogiornalismo di prima linea), Mario De Renzis (per pi\u00f9 di 50 anni sempre in presa diretta con la vita pulsante della citt\u00e0), Pietro Ravagli (fotoreporter dal 1949 che ha sulle spalle un archivio di 800 mila immagini, dichiarate di interesse storico); Enrico Oliverio (per decenni fotografo principe della politica, del Quirinale e di Palazzo Chigi); Maurizio Riccardi (sulle orme del padre Carlo che rilanci\u00f2 il fotogiornalismo alla fine della guerra dopo il black-out della parentesi fascista).    Riteniamo, per\u00f2, opportuno ricordare anche i fotoreporter Caduti svolgendo il loro mestiere, come Renato Ciofani, Paolo Cocco, Antonio Monteforte e Massimo Tramonte.  La centenaria vicenda del Sindacato cronisti offr\u00ec anche lo spunto per la prima delle due pubblicazioni all\u2019insegna di \u201cCento anni di Roma, cento anni di cronaca, cento anni di Sindacato cronisti romani\u201d, una cavalcata secolare dentro la cronaca e le cronache giornalistiche e le attivit\u00e0 del SCR. Il volume \u00e8 dotato di un&#8217;appendice storica di documentazione. La seconda pubblicazione \u00e8 un libro\/documento sull\u2019informazione oggi e sul come \u00e8 cambiata \u201cGuida all\u2019universo comunicazione\u201d: nuovi modelli di giornalisti, il boom dell\u2019elettronica ecc. con l\u2019inedita appendice di leggi, codici, norme, regole ecc.<\/p>\n<p>Dieci anni fa sempre durante la mostra al Museo di Trastevere in cui furono organizzati convegni sull\u2019informazione e visite guidate per le scuole, per quelle di giornalismo, per associazioni culturali e ricreative, furono proiettati documentari come \u201cFatti e misfatti &#8211; cent\u2019anni di cronaca romana\u201d realizzato dalla regista Silvana Palumbieri con materiale degli archivi di Rai Teche e di Cinecitt\u00e0 Luce; cinegiornali d\u2019epoca e \u201cCorti d\u2019autore\u201d dell\u2019Archivio storico Luce, perle della memoria, quali \u201cN.U. Nettezza Urbana (1948)\u201d e \u201cRoma \u201990 (1989)\u201d di Michelangelo Antonioni e \u201cBuio in sala (1948)\u201d di Dini Risi.    La rassegna romana fu completata dalla ricostruzione di ambienti della cronaca di ieri e di oggi, da documenti degli archivi del Sindacato cronisti romani e da \u201cprime pagine\u201d di giornali messe a disposizione dalla FNSI. Infine, nella sala convegni, furono programmati convegni e incontri sui temi di Roma, della cronaca e del fotogiornalismo. La prima fu un confronto pubblico tra l\u2019amministrazione capitolina, l\u2019allora sindaco Gianni Alemanno e l\u2019ex sindaco Clelio Darida, e tra Gigi Proietti e cronisti doc sul tema del \u201ccome eravamo ieri e come siamo oggi\u201d attraverso la presentazione di due libri editi dal Sindacato Cronisti Romani e di un film\/documentario curato dalla Teche Rai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Sindacato dei cronisti romani festeggia 110 anni di storia. 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