{"id":152,"date":"2019-09-24T08:59:51","date_gmt":"2019-09-24T06:59:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2019\/09\/24\/la-cassazione-ribadisce-il-suo-fermo-no-al-carcere-per-i-giornalisti-condannati-seppure-con-pena-sospesa-per-il-reato-di-diffamazione-a-mezzo-stampa\/"},"modified":"2020-08-20T19:23:46","modified_gmt":"2020-08-20T17:23:46","slug":"la-cassazione-ribadisce-il-suo-fermo-no-al-carcere-per-i-giornalisti-condannati-seppure-con-pena-sospesa-per-il-reato-di-diffamazione-a-mezzo-stampa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2019\/09\/24\/la-cassazione-ribadisce-il-suo-fermo-no-al-carcere-per-i-giornalisti-condannati-seppure-con-pena-sospesa-per-il-reato-di-diffamazione-a-mezzo-stampa\/","title":{"rendered":"La Cassazione ribadisce il suo fermo no al carcere per i giornalisti condannati &#8211; seppure con pena sospesa &#8211; per il reato di diffamazione a mezzo stampa"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>60 Minute, 38 Second                <\/div>\n\n            <\/div><p><b>Entro la prossima primavera decider\u00e0 la Corte Costituzionale su richiesta dei tribunali di Salerno e di Bari &#8211; sede di Modugno<\/b><\/p>\n<p>In attesa del verdetto della Corte Costituzionale, atteso tra alcuni mesi, la 5^ sezione penale della Cassazione ha ribadito il suo fermo no al carcere &#8211; seppure con pena sospesa &#8211; per i giornalisti condannati per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Motivo: la detenzione&nbsp;per questo reato, prevista sia dall&#8217;art. 595 del codice penale art. 595 che nella legge sulla Stampa, la n. 47 del 1948,&nbsp;\u00e9 incompatibile con la libert\u00e0 di espressione dei giornalisti garantita dall&#8217;articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo. La detenzione pu\u00f2 essere giustificata solo in casi del tutto eccezionali, cio\u00e9 quando siano stati lesi gravemente altri diritti fondamentali, come, per esempio, discorsi di odio o di istigazione alla violenza. Tranne in questi casi di fronte a condanne per diffamazione gli ermellini di piazza Cavour hanno esortato i giudici italiani a non infliggere pi\u00f9 il carcere, ma eventualmente solo multe.<\/p>\n<p>La Suprema Corte, ribadendo quanto gi\u00e0 affermato in un&#8217;altra decisione di cinque anni fa, hanno quindi sancito un principio&nbsp;&nbsp;di civilt\u00e0 giuridica&nbsp;che non solo pu\u00f2 essere ormai considerato &#8220;diritto vivente&#8221;, ma per di pi\u00f9 potr\u00e0 supportare la Consulta in vista della sua attesa pronuncia su questa importante e tanto dibattuta questione in tema di libert\u00e0 di stampa e di diritto di cronaca, spronandola a sanare un&nbsp;<i>vulnus<\/i>&nbsp;che nel nostro Paese dura ingiustificatamente da troppo tempo e su cui, purtroppo, il Parlamento da decenni non \u00e9 riuscito incredibilmente a legiferare (il 18 giugno scorso a Napoli lo stesso premier Guseppe Conte si era impegnato ad affrontare l&#8217;argomento), nonostante pubblici appelli e progetti di legge presentati da FNSI, CNOG, Ossigeno per l&#8217;Informazione, Articolo 21 e persino dalla FIEG. Insomma il&nbsp;carcere appare incompatibile con il diritto di cronaca e rappresenta&nbsp;un limite sostanziale alla libert\u00e0 di informazione e quindi al sistema democratico del nostro Paese.&nbsp;<\/p>\n<p>La sentenza n. 38721 del 19 settembre 2019, emessa dalla quinta sezione penale della Cassazione (Presidente Paolo Antonio Bruno, relatore Michele Romano), cliccare su<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/eur01.safelinks.protection.outlook.com\/?url=http%3A%2F%2Fwww.italgiure.giustizia.it%2Fxway%2Fapplication%2Fnif%2Fclean%2Fhc.dll%3Fverbo%3Dattach%26db%3Dsnpen%26id%3D.%2F20190919%2Fsnpen%40s50%40a2019%40n38721%40tS.clean.pdf&amp;data=02%7C01%7C%7C365927bf98164667941308d73e776fc9%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C637046555019125886&amp;sdata=meojdCd1%2B2NFatJS%2Bp661xXpe%2BRnGs%2BajFpH5dxRaEg%3D&amp;reserved=0\" id=\"LPlnk367743\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.italgiure.giustizia.it\/xway\/application\/nif\/clean\/hc.dll?verbo=attach&amp;db=snpen&amp;id=.\/20190919\/snpen@s50@a2019@n38721@tS.clean.pdf<\/a>, assume quindi particolare rilievo.&nbsp;I supremi giudici hanno ricordato che la CEDU &#8211; Corte Europea per i Diritti dell&#8217;Uomo, &#8220;con la sentenza pronunciata nella causa Sallusti contro Italia del 7 marzo 2019 e ancor prima con la sentenza Belpietro contro Italia del 24 settembre 2013, ha affermato che la pena detentiva inflitta ad un giornalista responsabile di diffamazione \u00e8 sproporzionata in relazione allo scopo perseguito di proteggere la altrui reputazione e comporta una violazione della libert\u00e0 di espressione garantita dall&#8217;art. 10 CEDU. Pi\u00f9 precisamente la Corte, con la sentenza nella causa Sallusti c. Italia del 7 marzo 2019, \u00abritiene che l&#8217;irrogazione di una pena detentiva, ancorch\u00e9 sospesa, per un reato connesso ai mezzi di comunicazione, possa essere compatibile con la libert\u00e0 di espressione dei giornalisti garantita dall&#8217;articolo 10 della Convenzione soltanto in circostanze eccezionali, segnatamente qualora siano stati lesi gravemente altri diritti fondamentali, come, per esempio, in caso di discorsi di odio o di istigazione alla violenza\u00bb e precisa che la violazione sussiste anche se la pena detentiva \u00e8 stata sospesa&#8221;.&nbsp;<\/p>\n<p>Applicando questi principi la Cassazione ha definitivamente annullato la pena, condizionalmente sospesa, di tre mesi di reclusione, inflitta dalla Corte di Appello di Salerno a Fabio Buonofiglio, direttore del periodico calabrese \u00abAltre Pagine\u00bb di Corigliano-Rossano (Cosenza), per un articolo pubblicato il 13 agosto 2011 e intitolato \u00abL&#8217;allegra compagnia d&#8217;una giustizia che va a puttane\u00bb, che era stato ritenuto gravemente lesivo della reputazione del magistrato Maria Vallefuoco, sostituto procuratore della Repubblica di Rossano. Nonostante che la sua condanna al carcere &#8211; anche se sospesa &#8211; sia stata cancellata e che il reato di diffamazione sia caduto in prescrizione, il giornalista rischia comunque di essere condannato in un prossimo giudizio in sede civile a risarcire i danni in favore del pm calabrese che si era costituito parte lesa nel processo penale.<\/p>\n<p>La pronuncia della Suprema Corte ribadisce quanto gi\u00e0 affermato nella sua precedente decisione della quinta sezione penale n. 12203 del 13 marzo 2014 (Presidente Gennaro Marasca, relatore Grazia Lapalorcia), cliccare su&nbsp;<a href=\"https:\/\/eur01.safelinks.protection.outlook.com\/?url=http%3A%2F%2Fwww.italgiure.giustizia.it%2Fxway%2Fapplication%2Fnif%2Fclean%2Fhc.dll%3Fverbo%3Dattach%26db%3Dsnpen%26id%3D.%2F20140314%2Fsnpen%40s50%40a2014%40n12203%40tS.clean.pdf&amp;data=02%7C01%7C%7C365927bf98164667941308d73e776fc9%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C637046555019135897&amp;sdata=wfoNQ6ZUkoksfA6R7nyyfLYBDwb1kYtAdDjUPzYrZZg%3D&amp;reserved=0\" id=\"LPlnk918480\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.italgiure.giustizia.it\/xway\/application\/nif\/clean\/hc.dll?verbo=attach&amp;db=snpen&amp;id=.\/20140314\/snpen@s50@a2014@n12203@tS.clean.pdf<\/a>&nbsp;.&nbsp;In quell&#8217;occasione fu osservato che &#8220;l&#8217;irrogazione della pena detentiva in luogo di quella pecuniaria, pur a seguito del riconoscimento di attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, non sembra rispondere alla&nbsp;<i>ratio<\/i>&nbsp;della previsione normativa che, nel prevedere l&#8217;alternativit\u00e0 delle due sanzioni, palesemente riserva quella pi\u00f9 afflittiva alle ipotesi di diffamazione connotate da pi\u00f9 spiccata gravit\u00e0&#8221;.&nbsp;Per contrastare l&#8217;applicabilit\u00e0 della pena detentiva non fu neppure trascurato l&#8217;orientamento della Corte EDU che, ai fini del rispetto dell&#8217;art. 10 della&nbsp;Convenzione relativo alla libert\u00e0 di espressione, esige la ricorrenza di circostanze eccezionali per l&#8217;irrogazione, in caso di diffamazione a mezzo stampa, della pi\u00f9 severa sanzione, sia pure condizionalmente sospesa, sul rilievo che, altrimenti, non sarebbe assicurato il ruolo di &#8216;cane da guardia&#8217; dei giornalisti, il cui compito \u00e8 di comunicare informazioni su questioni di interesse generale e conseguentemente di assicurare il diritto del pubblico di riceverle (sentenza del 24 settembre 2013 Belpietro contro Italia)&#8221;.&nbsp;<\/p>\n<p>In un altro passaggio della decisione n. 12203 del 2014 fu sottolineato che &#8220;la libert\u00e0 di espressione costituisce un valore garantito anche nell&#8217;ordinamento interno attraverso la tutela costituzionale del diritto\/dovere d&#8217;informazione cui si correla quello all&#8217;informazione garantito dall&#8217;art. 21 della Costituzione, diritti i quali impongono, anche laddove siano valicati i limiti di quello di cronaca e\/o di critica, di tener conto, nella valutazione della condotta del giornalista, della insostituibile funzione informativa esercitata dalla categoria di appartenenza, tra l&#8217;altro attualmente oggetto di gravi ed ingiustificati attacchi da parte anche di movimenti politici proprio al fine di limitare tale funzione&#8221;. In quella sentenza fu anche ricordato che all&#8217;epoca il legislatore ordinario italiano era &#8220;orientato al ridimensionamento del profilo punitivo del reato di diffamazione a mezzo stampa&#8221; (ma poi tutto \u00e9 rimasto nei cassetti di Montecitorio e di palazzo Madama, n.d.r.).<\/p>\n<p>Sulla legittimit\u00e0 del carcere per i giornalisti per il reato di diffamazione&nbsp;si esprimer\u00e0&nbsp;entro la prossima primavera&nbsp;la Corte Costituzionale. Come \u00e9 noto alla Consulta \u00e8 arrivata l\u2019ordinanza emessa il 9 aprile scorso dal giudice monocratico della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno dott. Giovanni Rossi, nel corso del processo per diffamazione a carico dell\u2019ex collaboratore del \u201cRoma\u201d Pasquale Napolitano e del direttore del giornale Antonio Sasso, assistiti dall\u2019avvocato del Sindacato unitario giornalisti della Campania Giancarlo Visone. Per il giudice Rossi&nbsp; il&nbsp;carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa&nbsp;va contro quanto previsto dall\u2019articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo e violerebbe&nbsp;anche libert\u00e0 e principi fondanti sanciti dagli articoli 3, 21, 25, 27 e 117 della nostra Costituzione.&nbsp;La relativa ordinanza n. 140 \u00e9 stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18 settembre scorso, cliccare su&nbsp;<a href=\"https:\/\/eur01.safelinks.protection.outlook.com\/?url=https%3A%2F%2Fwww.gazzettaufficiale.it%2Fatto%2Fcorte_costituzionale%2FcaricaDettaglioAtto%2Foriginario%3Fatto.dataPubblicazioneGazzetta%3D2019-09-18%26atto.codiceRedazionale%3D19C00245&amp;data=02%7C01%7C%7C365927bf98164667941308d73e776fc9%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C637046555019155913&amp;sdata=Zby9QgxsxjF8JqQ0BDBLELTkFhM4kTVVQWjdGRnp81w%3D&amp;reserved=0\" id=\"LPNoLP844417\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/atto\/corte_costituzionale\/caricaDettaglioAtto\/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2019-09-18&amp;atto.codiceRedazionale=19C00245<\/a>&nbsp;. Il termine per le parti (compresi eventualmente il CNOG e la FNSI) per costituirsi scadr\u00e0 l&#8217;8 ottobre prossimo.&nbsp;<\/p>\n<p>Nel frattempo \u00e9 pervenuta a palazzo della Consulta un&#8217;altra ordinanza di cui non si era mai data alcuna notizia. E&#8217; stata emessa dal tribunale di Bari &#8211; sede di Modugno &#8211; il 16 aprile scorso ed \u00e9 stata registrata in cancelleria con il n. 149, cliccare su&nbsp;<a href=\"https:\/\/eur01.safelinks.protection.outlook.com\/?url=https%3A%2F%2Fwww.cortecostituzionale.it%2FschedaOrdinanze.do%3Fanno%3D2019%26numero%3D149%26numero_parte%3D1&amp;data=02%7C01%7C%7C365927bf98164667941308d73e776fc9%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C637046555019165918&amp;sdata=V93rx%2BZ1v2ndaGEKPsBW%2BxMKWgo%2BiqfJClRN5AJQ5UA%3D&amp;reserved=0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.cortecostituzionale.it\/schedaOrdinanze.do?anno=2019&amp;numero=149&amp;numero_parte=1<\/a>&nbsp;.&nbsp;Viene eccepita l&#8217;incostituzionalit\u00e0 sempre dell&#8217;art. 13 della legge sulla stampa dell&#8217;8 febbraio 1948 n. 47 in combinato disposto con l&#8217;art. 595, 3\u00b0 comma, del codice penale per presunta violazione dell&#8217;articolo 117, comma 1, della Costituzione in relazione all&#8217;art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia diritti dell&#8217;uomo e libert\u00e0 fondamentali, in quanto sarebbe illegittima la pena cumulativa della reclusione, invece che in via alternativa, per il reato di diffamazione a mezzo stampa.&nbsp;<\/p>\n<p>Entro i primi di ottobre il presidente dell&#8217;Alta Corte Giorgio Lattanzi dovrebbe quindi fissare la data dell&#8217;udienza pubblica per entrambe le ordinanze dei tribunali di Salerno e Bari. La sentenza si conoscer\u00e0 entro la prossima primavera.<\/p>\n<p><strong>Pierluigi Franz<\/strong><\/p>\n<p>Presidente del Sindacato Cronisti Romani presso l&#8217;Associazione Stampa Romana<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>xxxxxxxxxxxxxxx<b><\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b><\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>Corte di Cassazione 5^ sezione penale sentenza n. 38721 del 19\/09\/2019 (Presidente Paolo Antonio Bruno, relatore Michele Romano), cliccare su<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/eur01.safelinks.protection.outlook.com\/?url=http%3A%2F%2Fwww.italgiure.giustizia.it%2Fxway%2Fapplication%2Fnif%2Fclean%2Fhc.dll%3Fverbo%3Dattach%26db%3Dsnpen%26id%3D.%2F20190919%2Fsnpen%40s50%40a2019%40n38721%40tS.clean.pdf&amp;data=02%7C01%7C%7C365927bf98164667941308d73e776fc9%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C637046555019175923&amp;sdata=EINyOVqPkWpkVu6%2FU35WpAheDPah%2BJj5imRoIFbCcPU%3D&amp;reserved=0\" id=\"LPlnk342485\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.italgiure.giustizia.it\/xway\/application\/nif\/clean\/hc.dll?verbo=attach&amp;db=snpen&amp;id=.\/20190919\/snpen@s50@a2019@n38721@tS.clean.pdf<\/a>&nbsp;&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<b>SENTENZA<\/b><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>sul ricorso proposto da<\/em><\/p>\n<p><em>Buonofiglio Fabio, nato a Aschaffenburg (Germania) il 21\/01\/1974 avverso la sentenza del 15\/03\/2018 della Corte di Appello di Salerno<\/em><\/p>\n<p><em>visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;<\/em><\/p>\n<p><em>udita la relazione svolta dal consigliere Michele Romano;<\/em><\/p>\n<p><em>udito il Pubblico Ministero, in persona Sostituto Procuratore generale Maria Giuseppina Fodaroni, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<b>RITENUTO IN FATTO<\/b><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di Appello di Salerno ha confermato la sentenza del 21 aprile 2016 del Tribunale di Salerno, che, all&#8217;esito del giudizio ordinario, ha condannato Fabio Buonofiglio alla pena, condizionalmente sospesa, di mesi tre di reclusione, oltre che al risarcimento del danno in favore della parte civile Maria Vallefuoco, per il reato di cui all&#8217;art. 595 cod. pen., in relazione all&#8217;art. 13 della legge n. 47 del 1948, applicate le circostanze attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>All&#8217;imputato si contesta di avere offeso la reputazione di Maria Vallefuoco pubblicando sul periodico \u00abAltre Pagine\u00bb, da lui diretto, in data 13 agosto 2011, un suo articolo titolato \u00abL&#8217;allegra compagnia d&#8217;una giustizia che va a puttane\u00bb in cui si affermava, per quanto di interesse in questa sede: \u00ab&#8230; gi\u00e0 l&#8217;eventuale reato. E chi lo perseguirebbe? La magistratura? Quella che in carne ed ossa, in carne soprattutto, parteciperebbe assiduamente a talune feste mondane organizzate da una ricca imprenditoria troppo spesso border-line e forse pure a tal altri festini? Mettete per esempio insieme un ipotetico magistrato ed un altrettanto ipotetico maresciallo che perdono il loro sonno trascorrendo pomeriggi interi e notti ad indagare &#8220;a fondo&#8221;. Su cosa e sul conto di chi? Sul loro stesso conto, affusolati tra le lenzuola di un comodo letto. Mettete che la tresca sessual-amorosa vada avanti per mesi. Un rapporto extraconiugale per entrambi ed ovviamente clandestino che assume dominio pubblico negli ambienti deputati all&#8217;amministrazione della giustizia. E un marito cornuto che alimenta le chiacchiere. Che riempiono un palazzo di giustizia stracolmo di fascicoli quanto vuoto d&#8217;imbarazzo. Con avvocati che fanno quotidianamente la fila davanti alla porta di quel sostituto procuratore al fine di aggraziarselo perch\u00e9 non frapponga ostacoli alla richiesta di scarcerazione d&#8217;un nnalacarne finito in patria galera&#8230; mentre vi \u00e0 sempre quell&#8217;altro magistrato inquirente e quel maresciallo che insieme, come due conigli, stanno fottendo la Giustizia&#8230;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>2. Ricorre per cassazione Fabio Buonofiglio, a mezzo del suo difensore, chiedendo l&#8217;annullamento della sentenza impugnata ed affidandosi a tre motivi.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>2.1 Con il primo motivo lamenta violazione dell&#8217;art. 595 cod. pen., in quanto i giudici avrebbero errato nel ritenere facilmente individuabile nell&#8217;articolo il riferimento alla persona di Maria Vallefuoco, per essere la stessa l&#8217;unico sostituto procuratore di sesso femminile e coniugata in servizio alla Procura della Repubblica di Rossano, sebbene l&#8217;articolo non facesse riferimento ad un ben preciso ufficio giudiziario e nonostante che il periodico Altre Pagine fosse diffuso in tutta la Piana di Sibari, comprendente, oltre a Rossano, anche Castrovillari, sede di altra Procura della Repubblica. Inoltre, la Corte di appello si sarebbe basata esclusivamente sulle deposizioni dei testi Maria Vallefuoco e Fasano, persona di fiducia della stessa Vallefuoco, la cui attendibilit\u00e0 non era stata adeguatamente valutata.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>2.2. Con il secondo motivo si lamenta della mancata riapertura della istruttoria dibattimentale ed in particolare della mancata escussione di altri testi, necessaria per accertare se tutti i lettori del periodico, e non solo le persone vicine alla Vallefuoco, avessero inteso che l&#8217;articolo si riferiva a quest&#8217;ultima. Inoltre, secondo il ricorrente l&#8217;esame del teste Serafino Trento era necessario per dimostrare che non era vera la circostanza riferita dalla Vallefuoco secondo la quale il Presidente del Consiglio dell&#8217;Ordine degli avvocati di Rossano Calabro, il luned\u00ec successivo alla pubblicazione dell&#8217;articolo, le aveva manifestato la sua solidariet\u00e0. La Corte di appello aveva giudicato la prova superflua senza indicare le ragioni di tale giudizio. In tal modo era stato violato il diritto di difesa, dovendosi consentire all&#8217;imputato, a seguito della modifica dell&#8217;originaria imputazione, di assumere nuove prove.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>2.3. Con il terzo motivo il ricorrente si duole dell&#8217;entit\u00e0 della pena, fissata in misura eccessiva rispetto alla gravit\u00e0 del fatto senza che fosse fornita alcuna motivazione in proposito.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<b>CONSIDERATO IN DIRITTO<\/b><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>1. Il primo motivo di ricorso \u00e8 inammissibile.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Nella sentenza impugnata si afferma che l&#8217;articolo sopra descritto consentiva di intendere in modo univoco il suo riferimento all&#8217;odierna parte civile, in quanto unico magistrato coniugato di sesso femminile in servizio presso la Procura della Repubblica di Rossano; il periodico si occupava principalmente del territorio di Rossano Calabro. Nella sentenza di primo grado si d\u00e0 pure atto, sulla base della deposizione del teste Francesco Panebianco, che il periodico era diffuso esclusivamente in ambito locale e che l&#8217;articolo in questione si inseriva in una sequenza di pubblicazioni, riferite dai numerosi testi escussi, in cui si faceva espresso riferimento all&#8217;attivit\u00e0 giudiziaria del Tribunale di Rossano Calabro e della Procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale, cosicch\u00e9 appariva evidente che l&#8217;articolo si riferiva in modo univoco alla Vallefuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>Le sentenze di primo e di secondo grado si saldano tra loro e formano un unico complesso motivazionale, qualora i giudici di appello abbiano esaminato le censure proposte dall&#8217;appellante con criteri omogenei a quelli usati dal primo giudice e con frequenti riferimenti alle determinazioni ivi prese ed ai fondamentali passaggi logico-giuridici della decisione e, a maggior ragione, quando i motivi di gravame non abbiano riguardato elementi nuovi, ma si siano limitati a prospettare circostanze gi\u00e0 esaminate ed ampiamente chiarite nella decisione impugnata (Sez. 3, n. 13926 del 01\/12\/2011 &#8211; dep. 2012, Valerio, Rv. 25261501). Il motivo del ricorso in cassazione poggia, pertanto, su un dato fattuale (che il periodico fosse diffuso anche nel territorio del Tribunale di Castrovillari e che l&#8217;articolo non consentisse di individuare il riferimento alla Vallefuoco) che \u00e8 estraneo alla ricostruzione del fatto operata dalle due sentenze di merito. In tema di giudizio di cassazione, sono precluse al giudice di legittimit\u00e0 la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l&#8217;autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacit\u00e0 esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito (Sez. 6, n. 47204 del 07\/10\/2015 &#8211; dep. 2015, Musso, Rv. 26548201). Peraltro, il Tribunale e la Corte di appello, nella ricostruzione del fatto non si sono basati esclusivamente sulle deposizioni della teste Vallefuoco e del teste Fasano, ma anche sulle dichiarazioni degli altri testi escussi, che secondo quanto affermato nelle due sentenze, hanno fornito validi riscontri alla deposizione della persona offesa.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>2. Anche il secondo motivo di ricorso, con il quale si lamenta la mancata riapertura dell&#8217;istruttoria per escutere i testi a prova contraria, \u00e8 inammissibile.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>E&#8217; inammissibile, ai sensi dell&#8217;art. 606, comma 3, cod. proc. pen., nella parte in cui si lamenta la mancata ammissione dei testi, non meglio individuati, per verificare se tutti i lettori avessero inteso che il magistrato al quale si faceva riferimento nell&#8217;articolo fosse la Vallefuoco, trattandosi di motivo nuovo dedotto per la prima volta nel giudizio di legittimit\u00e0 e non dedotto con uno specifico motivo di appello.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel resto, il motivo \u00e8 inammissibile per manifesta infondatezza. La violazione del diritto di difesa, sub specie di mancata ammissione delle prove dedotte, esige che ne sia precisata la portata indicando specificamente le prove che l&#8217;imputato non ha potuto assumere e le ragioni della loro rilevanza ai fini della decisione nel contesto processuale di riferimento, considerato che il diritto dell&#8217;imputato di difendersi citando e facendo esaminare i propri testi, trova un limite nel potere del giudice di escludere le prove superflue ed irrilevanti, ex art. 495 cod. proc. pen. (Sez. 5, n. 10425 del 28\/10\/2015 &#8211; dep. 2016, Lanzafame, Rv. 26755901).<\/em><\/p>\n<p><em>Nel caso di specie, dalla sentenza di secondo grado emerge che la Corte di appello non ha accolto la richiesta di escussione del teste Serafino Trento ritenendo la prova superflua. Peraltro, dalle due sentenze di merito risulta che la circostanza che il ricorrente intendeva confutare attraverso l&#8217;esame del teste non \u00e8 stata affatto presa in considerazione dai giudici di merito per fondare su di essa la affermazione della penale responsabilit\u00e0 dell&#8217;imputato, che ha le sue basi nel contenuto stesso dell&#8217;articolo, nella sua diffusione in ambito locale e nell&#8217;assunzione da parte dell&#8217;imputato della paternit\u00e0 dell&#8217;articolo medesimo. Ne consegue che risulta evidente che del tutto correttamente la Corte di appello ha ritenuto non necessaria la deposizione del teste indicato dal ricorrente, in quanto avente ad oggetto una circostanza irrilevante ai fini del giudizio.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><b>3. Il terzo motivo di ricorso \u00e8 fondato.<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>La Corte EDU, con la sentenza pronunciata nella causa Sallusti c. Italia del 7 marzo 2019 e ancor prima con la la sent. Belpietro c. Italia, 24 settembre 2013, ha affermato che la pena detentiva inflitta ad un giornalista responsabile di diffamazione \u00e8 sproporzionata in relazione allo scopo perseguito di proteggere la altrui reputazione e comporta una violazione della libert\u00e0 di espressione garantita dall&#8217;art. 10 CEDU. Pi\u00f9 precisamente la Corte, con la sentenza nella causa Sallusti c. Italia del 7 marzo 2019, \u00abritiene che l&#8217;irrogazione di una pena detentiva, ancorch\u00e9 sospesa, per un reato connesso ai mezzi di comunicazione, possa essere compatibile con la libert\u00e0 di espressione dei giornalisti garantita dall&#8217;articolo 10 della Convenzione soltanto in circostanze eccezionali, segnatamente qualora siano stati lesi gravemente altri diritti fondamentali, come, per esempio, in caso di discorsi di odio o di istigazione alla violenza\u00bb e precisa che la violazione sussiste anche se la pena detentiva \u00e8 stata sospesa, come nel caso di specie.<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>In applicazione dei suddetti principi, non ricorrendo alcuna delle circostanze eccezionali indicate dalla Corte EDU, la pena inflitta all&#8217;odierno ricorrente risulta eccessiva ed il suo ricorso \u00e8 fondato in parte qua.<\/b><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>4. Non risultando il ricorso inammissibile deve rilevarsi che il reato contestato al Buonofiglio si \u00e8 ormai estinto per prescrizione.<\/em><\/p>\n<p><em>Il reato \u00e8 stato commesso il 13 agosto 2011 e considerando anche giorni 28 di sospensione conseguenti a due rinvii per impedimento disposti alle udienze del 14 maggio 2014 e del 9 aprile 2015, il termine massimo di prescrizione pari ad anni sette e mesi sei ai sensi degli artt. 157 e 161, secondo comma, cod. pen. \u00e8 maturato in data 13 marzo 2019. Non risultando la evidenza di alcuna delle cause di proscioglimento previste dall&#8217;art. 129, comma 2, cod. proc. pen., deve dichiararsi la estinzione del reato per prescrizione e la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio agli effetti penali.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>5. All&#8217;inammissibilit\u00e0 dei primi due motivi di ricorso consegue, invece, il rigetto del ricorso agli effetti civili, con conseguente conferma delle statuizioni civili della sentenza impugnata.<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; P.Q.M.<\/em><\/p>\n<p><em>Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essersi il reato estinto per prescrizione. Rigetta il ricorso agli effetti civili.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; zzzzzzzzzzz<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><b>ORDINANZA (Atto di promovimento) 9 aprile 2019&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>Ordinanza del 9 aprile 2019 del Tribunale di Salerno nel procedimento penale a carico di N. P. e S. A.. Reati e pene &#8211; Stampa &#8211; Diffamazione a mezzo stampa &#8211; Trattamento sanzionatorio &#8211; Pena detentiva. &#8211; Codice penale, art. 595, comma terzo; legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa), art. 13. (19C00245) (Gazzetta Ufficiale Serie Speciale &#8211; Corte Costituzionale n.38 del 18-9-2019)&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/urlsand.esvalabs.com\/?u=https%3A%2F%2Fwww.gazzettaufficiale.it%2Fatto%2Fcorte_costituzionale%2FcaricaDettaglioAtto%2Foriginario%3Fatto.dataPubblicazioneGazzetta%3D2019-09-18%26atto.codiceRedazionale%3D19C00245&amp;e=8a11e804&amp;h=d72ee6ae&amp;f=n&amp;p=y\" id=\"LPNoLP803607\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/atto\/corte_costituzionale\/caricaDettaglioAtto\/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2019-09-18&amp;atto.codiceRedazionale=19C00245<\/a>&nbsp;<\/em><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p><em><b>TRIBUNALE DI SALERNO&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Ufficio del Giudice monocratico&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Seconda sezione penale&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Il giudice, dott. Giovanni Rossi, &nbsp;nell&#8217;ambito &nbsp;del &nbsp;procedimento penale indicato in epigrafe, a carico di N.P., nato a &#8230; il &nbsp;&#8230;, &nbsp;e S.A., nato a &#8230; il &#8230;, imputati, rispettivamente, dei reati di &nbsp;cui agli &nbsp;articoli 595 del codice penale e 13, legge n. &nbsp;47\/1948 &nbsp;(il &nbsp;N., quale autore dell&#8217;articolo &nbsp;giornalistico), &nbsp;nonche&#8217; &nbsp;57 &nbsp;del &nbsp;codice penale (il S., quale direttore responsabile del quotidiano \u00ab&#8230;\u00bb);&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Vista &nbsp; l&#8217;istanza &nbsp; di &nbsp; legittimita&#8217; &nbsp; costituzionale &nbsp; avanzata all&#8217;udienza del 12 marzo 2019 dalla difesa degli imputati;&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Letta la memoria difensiva, ex art. 121 del codice &nbsp;di &nbsp;procedura penale, depositata in cancelleria dalle costituite parti civili;&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<b>Osserva<\/b><b>&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>1. La questione di legittimita&#8217; costituzionale sollevata nel caso &nbsp;di specie.&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b><\/b><\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Il difensore di fiducia degli imputati ha sollevato la &nbsp;questione di legittimita&#8217; costituzionale dell&#8217;art. 13 della &nbsp;legge &nbsp;8 &nbsp;febbraio 1948, n. 47 (contestata al N. al capo A), in quanto, alla luce &nbsp;della costante e consolidata giurisprudenza in materia della Corte &nbsp;europea dei diritti dell&#8217;uomo (d&#8217;ora in poi, anche Corte di &nbsp;Strasburgo), &nbsp;la citata norma incriminatrice, in relazione alla pena detentiva da essa stabilita (da uno a sei anni di reclusione, congiuntamente alla &nbsp;pena pecuniaria della multa), sarebbe in palese contrasto con il parametro interposto dell&#8217;art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle &nbsp;liberta&#8217; &nbsp;fondamentali, &nbsp;rilevante &nbsp;ai sensi &nbsp;dell&#8217;art. &nbsp;117, &nbsp;comma &nbsp;l &nbsp;della &nbsp;Costituzione, &nbsp;nonche&#8217; &nbsp; con l&#8217;analogo art. 21 della Costituzione italiana.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Precisamente, &nbsp;secondo &nbsp;l&#8217;assunto &nbsp;difensivo, &nbsp; anche &nbsp; la &nbsp; sola previsione astratta della possibile irrogazione di una pena detentiva in caso di diffamazione a mezzo stampa come &nbsp;prevista &nbsp;dall&#8217;art. &nbsp;13, legge n. &nbsp;47\/1948 &nbsp;&#8211; &nbsp;comporterebbe &nbsp;una &nbsp;limitazione &nbsp;eccessiva &nbsp;del diritto &nbsp;convenzionalmente &nbsp;e &nbsp; costituzionalmente &nbsp; tutelato &nbsp; della liberta&#8217; di manifestazione del pensiero e di cronaca del giornalista, incompatibile &nbsp;con &nbsp;l&#8217;art. &nbsp;10 &nbsp;della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp; la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo &nbsp;e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217; &nbsp;fondamentali, come costantemente &nbsp;interpretato &nbsp;dalla &nbsp;giurisprudenza &nbsp;della &nbsp;Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; A tale ultimo riguardo, in &nbsp;particolare, &nbsp;a &nbsp;sostegno &nbsp;delle &nbsp;sue argomentazioni, &nbsp;la &nbsp;difesa &nbsp;richiama &nbsp;la &nbsp;recente &nbsp; sentenza &nbsp; della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217; fondamentali del 7 marzo 2019, Sallusti c. Italia, &nbsp;nonche&#8217;, tra &nbsp;le &nbsp;altre, &nbsp;la &nbsp;sentenza &nbsp;della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp; per &nbsp; la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217; fondamentali &nbsp;del 24 settembre 2013, Belpietro c. &nbsp;Italia. &nbsp;In &nbsp;entrambe &nbsp;le &nbsp;pronunce, infatti, la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, condannando l&#8217;Italia per &nbsp;violazione &nbsp;dell&#8217;art. &nbsp;10 &nbsp;della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp; la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217; &nbsp;fondamentali &nbsp;ha ribadito che la sanzione &nbsp;della &nbsp;reclusione &nbsp;&#8211; &nbsp;pur &nbsp;condizionalmente sospesa &#8211; e&#8217; compatibile con la liberta&#8217; &nbsp;convenzionalmente &nbsp;tutelata dal citato art. 10 soltanto \u00abin casi eccezionali\u00bb, cioe&#8217; quando altri prevalenti diritti fondamentali possono essere lesi, come ad &nbsp;esempio nei discorsi d&#8217;odio e di incitazione alla violenza.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><b>2. La rilevanza della q.l.c.&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Preliminarmente, ai sensi dell&#8217;art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. &nbsp;87, &nbsp;deve &nbsp;essere &nbsp;valutata &nbsp;la &nbsp;rilevanza &nbsp;e &nbsp;la &nbsp;non &nbsp;manifesta infondatezza della questione di legittimita&#8217; costituzionale sollevata dalla difesa degli imputati.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Ebbene, nella fattispecie de &nbsp;qua, &nbsp;e&#8217; &nbsp;di &nbsp;palmare &nbsp;evidenza &nbsp;la concreta rilevanza della questione sottoposta &nbsp;al &nbsp;vaglio &nbsp;di &nbsp;questo giudicante nell&#8217;ambito del procedimento penale in oggetto.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Allo stesso modo, inoltre, la questione non appare manifestamente infondata, &nbsp;per &nbsp;le &nbsp;argomentazioni &nbsp;che &nbsp; si &nbsp; espliciteranno &nbsp; pi\u00f9 approfonditamente &nbsp;nel &nbsp;prosieguo; &nbsp;questione &nbsp; che, &nbsp; peraltro, &nbsp; il Tribunale ritiene di estendere, di ufficio, anche all&#8217;art. 595, comma 3, del &nbsp;codice &nbsp;penale, &nbsp;non &nbsp;essendo &nbsp;sostanzialmente &nbsp;divergenti &nbsp;i termini degli aspetti problematici in esame.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In &nbsp;particolare, &nbsp;circa &nbsp; la &nbsp; rilevanza &nbsp; della &nbsp; q.l.c., &nbsp; deve evidenziarsi che nel caso di specie viene contestato agli imputati &nbsp;&#8211; ciascuno nella sua qualita&#8217; &#8211; proprio &nbsp;il &nbsp;reato &nbsp;di &nbsp;diffamazione &nbsp;a mezzo stampa di cui agli articoli 595 del codice penale &nbsp;e &nbsp;13 &nbsp;della legge &nbsp;8 &nbsp;febbraio &nbsp;1948, &nbsp;n. &nbsp;47, &nbsp;la &nbsp;cui &nbsp;condotta &nbsp;criminosa &nbsp; e&#8217; richiamata, per relationem, per contestare al direttore &nbsp;responsabile della testata giornalistica il corrispondente reato omissivo ai sensi dell&#8217;art. 57 del codice penale.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Con &nbsp; l&#8217;articolo &nbsp; di &nbsp; giornale &nbsp; addebitato &nbsp; in &nbsp; imputazione, segnatamente, secondo l&#8217;ipotesi accusatoria, veniva &nbsp;attribuita &nbsp;alle persone &nbsp;offese &nbsp;diffamate &nbsp;una &nbsp;condotta &nbsp;determinata &nbsp;(di &nbsp;qui &nbsp; la contestazione dell&#8217;aggravante di cui all&#8217;art. 13 della &nbsp;citata &nbsp;legge n. &nbsp;47\/1948), &nbsp;poi &nbsp;risultata &nbsp;non &nbsp;essere &nbsp;vera &nbsp;a &nbsp; seguito &nbsp; degli accertamenti investigativi.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; A tale proposito, per comprendere &nbsp;appieno &nbsp;la &nbsp;palese &nbsp;rilevanza della q.l.c. proposta, e&#8217; appena il caso di riportare testualmente in questa sede l&#8217;editto accusatorio, da cui si evince chiaramente che la fattispecie concreta sottoposta &nbsp;all&#8217;esame &nbsp;di &nbsp;questa &nbsp;A.G. &nbsp;e&#8217; &nbsp;una condotta &nbsp;di &nbsp;diffamazione &nbsp;a &nbsp;mezzo &nbsp;stampa, &nbsp;con &nbsp;la &nbsp;quale &nbsp;veniva attribuito un fatto &nbsp;determinato, &nbsp;come &nbsp;tale &nbsp;rientrante &nbsp;sia &nbsp;nella disciplina generale della diffamazione dell&#8217;art. &nbsp;595, &nbsp;comma &nbsp;3 &nbsp;del codice penale, sia nella disciplina speciale dell&#8217;art. 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Queste le imputazioni in contestazione:&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; \u00abN. A) del reato p. e p. dagli articoli 595 del codice &nbsp;penale &nbsp;e 13, legge n. 47\/1948, &nbsp;perche&#8217; &nbsp;sul &nbsp;&#8220;&#8230;&#8221;, &nbsp;inserto &nbsp;del &nbsp;quotidiano &#8220;&#8230;&#8221;, &nbsp;offendeva &nbsp;la &nbsp;reputazione &nbsp;di &nbsp;C.B. &nbsp;e &nbsp;C.G., &nbsp;redigendo &nbsp;un articolo, il cui occhiello riportava: &nbsp;&#8220;Sequestrata &nbsp;un&#8217;area &nbsp;di &nbsp;300 metri quadri, presi B. e G.C., dell&#8217;omonima &nbsp;cosca&#8221;; &nbsp;il &nbsp;cui &nbsp;titolo indicava: \u00abChiuso parking abusivo &nbsp;dei &nbsp;clan\u00bb &nbsp;ed &nbsp;il &nbsp;cui &nbsp;contenuto riportava: \u00abGli autori dello scempio &nbsp;che &nbsp;si &nbsp;consumava &nbsp;nel &nbsp;centro della citta&#8217; di &#8230; sono due affiliati al clan &#8230; di &#8230; I &nbsp;militari &#8230; hanno fatto scattare le manette ai &nbsp;polsi &nbsp;di &nbsp;B.C. &nbsp;e &nbsp;di &nbsp;G.C., entrambi ritenuti elementi di &nbsp;spicco &nbsp;del &nbsp;clan &nbsp;camorristico &nbsp;&#8220;&#8230;&#8221; operante nel &#8230; ed in vari comuni dell&#8217;area &#8230; e &nbsp;referenti &nbsp;locali per &#8230; del &nbsp;clan &nbsp;camorristico. &nbsp;&#8230; &nbsp;Il &nbsp;clan &nbsp;&#8230; &nbsp;lentamente &nbsp;sta occupando i territori &#8230; La cosca e&#8217; dura a morire &#8230; Negli &nbsp;ultimi tempi, grazie all&#8217;alleanza con il clan &#8230;, i &#8230; &nbsp;si &nbsp;sono &nbsp;spostati nel &#8230; con attivita&#8217; di riciclaggio e spaccio di &nbsp;droga, &nbsp;laddove &nbsp;i &#8230;, per come puo&#8217; evincersi dagli atti di indagine &nbsp;della &nbsp;Direzione distrettuale antimafia di &nbsp;Napoli, &nbsp;non &nbsp;risultavano &nbsp;affatto &nbsp;essere affiliati al citato clan.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In Fisciano il 27 maggio 2012, sede della tipografia.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; S. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; B) del reato p. e p. dall&#8217;art. 57 del codice &nbsp;penale &nbsp;perche&#8217; quale &nbsp;direttore &nbsp;responsabile &nbsp;del &nbsp; quotidiano &nbsp; &#8220;&#8230;&#8221;, &nbsp; omettendo colposamente di&#8217; esercitare il necessario controllo, non impediva che il N. consumasse il delitto di cui al capo A).&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In Napoli, in &nbsp;epoca &nbsp;immediatamente &nbsp;antecedente &nbsp;al &nbsp;27 &nbsp;maggio 2012\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Di conseguenza, &nbsp;tenuto &nbsp;conto &nbsp;dell&#8217;ipotesi &nbsp;accusatoria &nbsp;appena richiamata, &nbsp;trattandosi &nbsp;evidentemente &nbsp;di &nbsp;un&#8217;ipotesi &nbsp;concreta &nbsp;di diffamazione a mezzo stampa, e&#8217; doveroso che il &nbsp;giudizio &nbsp;di &nbsp;merito non possa essere &nbsp;definito &nbsp;a &nbsp;prescindere &nbsp;dalla &nbsp;risoluzione &nbsp;della sollevata questione di &nbsp;legittimita&#8217; &nbsp;costituzionale &nbsp;concernente &nbsp;le disposizioni legislative &#8211; di cui agli articoli 595 del codice penale e 13, legge 8 febbraio 1948, &nbsp;n. &nbsp;47, &nbsp;riguardanti &nbsp;appositamente &nbsp;la fattispecie criminosa della &nbsp;diffamazione &nbsp;a &nbsp;mezzo &nbsp;stampa, &nbsp;essendo particolarmente rilevante la natura della sanzione &nbsp;&#8211; &nbsp;detentiva &nbsp;e\/o pecuniaria &#8211; &nbsp;che &nbsp;eventualmente &nbsp;il &nbsp;giudice &nbsp;dovrebbe &nbsp;irrogare &nbsp;in concreto in caso di condanna.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Pertanto, secondo il Tribunale, senza alcun dubbio deve ritenersi sussistente la concreta rilevanza &nbsp;della &nbsp;questione &nbsp;di &nbsp;legittimita&#8217; costituzionale delle disposizioni legislative di &nbsp;cui &nbsp;agli &nbsp;articoli 595 del codice penale e 13, legge 8 febbraio 1948, n. 47.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em><b><\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>3. Non manifesta infondatezza della q.l.c.<\/b>&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Passando al secondo requisito determinante per la &nbsp;proponibilita&#8217; della &nbsp;questione &nbsp;di &nbsp;legittimita&#8217; &nbsp;costituzionale &nbsp;in &nbsp;esame, &nbsp; deve evidenziarsi che quest&#8217;ultima, a giudizio &nbsp;del &nbsp;Tribunale, &nbsp;non &nbsp;puo&#8217; ritenersi manifestamente infondata.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Nella fattispecie concreta, piu&#8217; in particolare, e&#8217; evidente &nbsp;che la questione di legittimita&#8217; costituzionale attenga &nbsp;alla &nbsp;necessita&#8217; di un adeguamento del &nbsp;diritto &nbsp;interno, &nbsp;segnatamente, &nbsp;del &nbsp;diritto penale in &nbsp;materia &nbsp;di &nbsp;diffamazione &nbsp;a &nbsp;mezzo &nbsp;stampa, &nbsp;al &nbsp;generale principio di &nbsp;cui &nbsp;all&#8217;art. &nbsp;10 &nbsp;della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la salvaguardia dei diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217;, &nbsp;cosi&#8217; &nbsp;come costantemente interpretato &nbsp;dalla &nbsp;Corte &nbsp;di &nbsp;Strasburgo, &nbsp;anche &nbsp;nei recenti giudizi contro l&#8217;Italia (cfr. Sallusti c. Italia e &nbsp;Belpietro c. Italia cit.).&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Nello &nbsp; specifico, &nbsp; &nbsp;considerato &nbsp; &nbsp;che &nbsp; &nbsp;l&#8217;istante &nbsp; &nbsp;sostiene l&#8217;illegittimita&#8217; dell&#8217;art. 13 della legge 8 febbraio 1948, n. &nbsp;47 &nbsp;in quanto &nbsp;&#8211; &nbsp;nella &nbsp;parte &nbsp;in &nbsp;cui &nbsp;prevede &nbsp;la &nbsp;pena &nbsp;detentiva &nbsp;&#8211; &nbsp;la disposizione citata violerebbe, oltre all&#8217;art. 21 della Costituzione, il generale principio della liberta&#8217; di espressione di &nbsp;cui &nbsp;all&#8217;art. 10 &nbsp;della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la &nbsp;salvaguardia &nbsp;dei &nbsp; diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;, come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, quale parametro interposto ai sensi dell&#8217;art. 117, comma 1 della Costituzione, e&#8217; compito iniziale di questo &nbsp;giudicante individuare &nbsp;una &nbsp;interpretazione &nbsp;convenzionalmente &nbsp;conforme &nbsp;della disposizione &nbsp;scrutinata, &nbsp;per &nbsp;poi &nbsp;valutare, &nbsp;solo &nbsp;in &nbsp;un &nbsp;secondo momento, contemperati &nbsp;tutti &nbsp;gli &nbsp;altri &nbsp;diritti &nbsp;costituzionali &nbsp;in bilanciamento, &nbsp;se &nbsp;effettivamente &nbsp;la &nbsp; violazione &nbsp; del &nbsp; principio convenzionale in oggetto determini realmente anche la &nbsp;illegittimita&#8217; costituzionale della disposizione legislativa nazionale.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Difatti, come ribadito a piu&#8217; riprese dalla giurisprudenza &nbsp;della Corte &nbsp;costituzionale &nbsp;sul &nbsp;punto, &nbsp;\u00abL&#8217;interpretazione &nbsp;del &nbsp; giudice comune, &nbsp;ordinario &nbsp;o &nbsp;speciale, &nbsp;orientata &nbsp;alla &nbsp;conformita&#8217; &nbsp; alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217; fondamentali &#8211; le cui prescrizioni e &nbsp;principi &nbsp;appartengono indubbiamente ai vincoli derivanti &nbsp;da &nbsp;obblighi &nbsp;internazionali &nbsp;con impronta &nbsp;costituzionale &nbsp;(quelli &nbsp;con &nbsp;\u00abvocazione &nbsp; costituzionale\u00bb: sentenza n. &nbsp;194 &nbsp;del &nbsp;2018) &nbsp;&#8211; &nbsp;non &nbsp;implica &nbsp;anche &nbsp;necessariamente l&#8217;illegittimita&#8217; &nbsp; costituzionale &nbsp; &nbsp;della &nbsp; &nbsp;disposizione &nbsp; &nbsp;oggetto dell&#8217;interpretazione &nbsp;per &nbsp;violazione &nbsp;di &nbsp;un &nbsp;principio &nbsp;o &nbsp;di &nbsp; una previsione della Convenzione europea per la salvaguardia dei &nbsp;diritti dell&#8217;uomo e delle &nbsp;liberta&#8217;, &nbsp;quale &nbsp;parametro &nbsp;interposto &nbsp;ai &nbsp;sensi dell&#8217;art. 117, primo comma della Costituzione. E&#8217; ricorrente che &nbsp;gli stessi &nbsp;principi &nbsp;o &nbsp; analoghe &nbsp; previsioni &nbsp; si &nbsp; rinvengano &nbsp; nella Costituzione e nella Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la &nbsp;salvaguardia &nbsp;dei diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217;, &nbsp;cosi&#8217; &nbsp; determinandosi &nbsp; una concorrenza di tutele, che pero&#8217; &nbsp;possono &nbsp;non &nbsp;essere &nbsp;perfettamente simmetriche e sovrapponibili; vi puo&#8217; essere uno &nbsp;scarto &nbsp;di &nbsp;tutele, rilevante soprattutto laddove la giurisprudenza della &nbsp;Corte &nbsp;europea dei diritti dell&#8217;uomo &nbsp;riconosca, &nbsp;in &nbsp;determinate &nbsp;fattispecie, &nbsp;una tutela piu&#8217; ampia. Questa Corte ha gia&#8217; affermato che, &nbsp;quando &nbsp;viene in rilievo un &nbsp;diritto &nbsp;fondamentale, &nbsp;\u00abil &nbsp;rispetto &nbsp;degli &nbsp;obblighi internazionali [&#8230;] puo&#8217; e deve [&#8230;] costituire strumento &nbsp;efficace di ampliamento della tutela stessa\u00bb (sentenza n. 317 &nbsp;del &nbsp;2009). &nbsp;E&#8217; quanto si e&#8217; verificato da ultimo (sentenza &nbsp;n. &nbsp;120 &nbsp;del &nbsp;2018) &nbsp;con riferimento al diritto di associazione sindacale, tutelato sia &nbsp;dalla Costituzione &nbsp;(art. &nbsp;39) &nbsp;che &nbsp;dalla &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp; per &nbsp; la salvaguardia dei diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217; &nbsp;fondamentali (art. &nbsp;11). &nbsp;Non &nbsp;c&#8217;e&#8217; &nbsp;pero&#8217;, &nbsp;nel &nbsp;progressivo &nbsp; adeguamento &nbsp; alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;, alcun automatismo, come risulta gia&#8217; &nbsp;dalla &nbsp;giurisprudenza di questa Corte, stante, nell&#8217;ordinamento nazionale, &nbsp;il &nbsp;\u00abpredominio assiologico della &nbsp;Costituzione &nbsp;sulla &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;\u00bb (sentenza n. &nbsp;49 del 2015). Da una &nbsp;parte, &nbsp;la &nbsp;denunciata &nbsp;violazione &nbsp;del &nbsp;parametro convenzionale interposto, ove &nbsp;gia&#8217; &nbsp;emergente &nbsp;dalla &nbsp;giurisprudenza della Corte &nbsp;EDU, &nbsp;puo&#8217; &nbsp;comportare &nbsp;l&#8217;illegittimita&#8217; &nbsp;costituzionale della norma interna sempre che nelle pronunce &nbsp;di &nbsp;quella &nbsp;Corte &nbsp;sia identificabile un \u00abapprodo giurisprudenziale &nbsp;stabile\u00bb &nbsp;(sentenza &nbsp;n. 120 del 2018) o un \u00abdiritto consolidato\u00bb (sentenze n. 49 del 2015 &nbsp;e, nello stesso senso, n. 80 del 2011). Inoltre, va &nbsp;verificato &nbsp;che &nbsp;il bilanciamento, &nbsp;in &nbsp;una &nbsp;prospettiva &nbsp;generale, &nbsp;con &nbsp;altri &nbsp;principi presenti nella Costituzione non conduca a una valutazione di &nbsp;sistema diversa &#8211; o comunque non necessariamente &nbsp;convergente &nbsp;&#8211; &nbsp;rispetto &nbsp;a quella sottesa all&#8217;accertamento, riferito al caso &nbsp;di &nbsp;specie, &nbsp;della violazione di un diritto fondamentale riconosciuto dalla &nbsp;Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>Va infatti ribadito che, \u00ab[a] &nbsp;differenza &nbsp;della &nbsp;Corte &nbsp;EDU, &nbsp;questa Corte [&#8230;] opera una &nbsp;valutazione &nbsp;sistemica, &nbsp;e &nbsp;non &nbsp;isolata, &nbsp;dei valori coinvolti dalla norma di volta in &nbsp;volta &nbsp;scrutinata, &nbsp;ed &nbsp;e&#8217;, quindi, &nbsp;tenuta &nbsp;a &nbsp;quel &nbsp;bilanciamento, &nbsp;solo &nbsp;ad &nbsp;essa &nbsp; spettante\u00bb (sentenza n. 264 del 2012); bilanciamento in &nbsp;cui &nbsp;si &nbsp;sostanzia &nbsp;tra l&#8217;altro il \u00abmargine di apprezzamento\u00bb che compete allo &nbsp;Stato &nbsp;membro (sentenze n. 193 del 2016, n. 15 del 2012 e n. 317 del 2009)\u00bb &nbsp;(cfr., testualmente, &nbsp;in &nbsp;motivazione, &nbsp;la &nbsp;recente &nbsp;sentenza &nbsp;della &nbsp; Corte costituzionale &nbsp;n. &nbsp;25\/19 &nbsp;del &nbsp;24 &nbsp;gennaio &nbsp;2019, &nbsp; pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 6 marzo 2019).&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In estrema sintesi, la richiamata giurisprudenza della &nbsp;Consulta, in &nbsp;materia &nbsp;di &nbsp;violazione &nbsp;dei &nbsp;principi &nbsp; e &nbsp; prescrizioni &nbsp; della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;, &nbsp;ha &nbsp;cristallizzato &nbsp;le &nbsp;seguenti &nbsp; regole &nbsp; generali:&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp;a) un&#8217;interpretazione &nbsp;convenzionalmente &nbsp;orientata &nbsp;della &nbsp; norma &nbsp; non comporta automaticamente una sua &nbsp;illegittimita&#8217; &nbsp;costituzionale, &nbsp;in quanto puo&#8217; esservi &nbsp;nell&#8217;ordinamento &nbsp;interno &nbsp;un &nbsp;principio &nbsp;o &nbsp;una disposizione che tuteli un principio analogo a quello &nbsp;oggetto &nbsp;della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217; &nbsp;fondamentali &nbsp;e &nbsp;che &nbsp;si &nbsp;ritiene &nbsp;violato; &nbsp;b) &nbsp;quando &nbsp;la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, in &nbsp;materia di diritti fondamentali, riconosca una tutela piu&#8217; ampia al principio violato in questione, il rispetto degli obblighi internazionali &#8211; &nbsp;di cui all&#8217;art. 117, comma 1 della Costituzione &#8211; diventa uno &nbsp;strumento efficace per ampliare la tutela della disciplina &nbsp;nazionale &nbsp;e &nbsp;cosi&#8217; adeguarla &nbsp;alla &nbsp;normativa &nbsp; della &nbsp; Convenzione &nbsp; europea &nbsp; per &nbsp; la salvaguardia &nbsp;dei &nbsp;diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217;; &nbsp;c) &nbsp; tale ampliamento e adeguamento di tutela non e&#8217; &nbsp;pero&#8217; &nbsp;automatico &nbsp;&#8211; &nbsp;con conseguente dichiarazione di incostituzionalita&#8217; della norma interna, ai sensi dell&#8217;art. 117, comma 1 della Costituzione, in &nbsp;relazione &nbsp;al parametro convenzionale interposto violato &#8211; ma &nbsp;subordinato, &nbsp;da &nbsp;un lato, al riconoscimento dell&#8217;esistenza di un orientamento &nbsp;stabile &nbsp;e consolidato della giurisprudenza &nbsp;della &nbsp;Corte &nbsp;europea &nbsp;dei &nbsp;diritti dell&#8217;uomo sul punto, dall&#8217;altro, all&#8217;assenza di un diverso &nbsp;principio o &nbsp;valore &nbsp;costituzionalmente &nbsp;tutelato &nbsp;che, &nbsp;in &nbsp;un &nbsp; bilanciamento sistematico di &nbsp;interessi, &nbsp;sia &nbsp;prevalente &nbsp;e &nbsp;non &nbsp;convergente &nbsp;con l&#8217;interpretazione convenzionalmente orientata.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Orbene, nel caso &nbsp;di &nbsp;specie, &nbsp;a &nbsp;parere &nbsp;di &nbsp;questo &nbsp;giudicante, ricorrono &nbsp;tutti &nbsp;i &nbsp;requisiti &nbsp;richiesti &nbsp; dalle &nbsp; regole &nbsp; generali determinate dalla Corte costituzionale e sopra indicati, sub a), b) e c), per poter validamente &nbsp;sollevare &nbsp;la &nbsp;questione &nbsp;di &nbsp;legittimita&#8217; costituzionale delle disposizioni legislative in parola.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Piu&#8217; in particolare, come si &nbsp;vedra&#8217; &nbsp;subito &nbsp;dopo, &nbsp;il &nbsp;generale principio e diritto della liberta&#8217; di espressione &nbsp;sancito &nbsp;dall&#8217;art. 10 &nbsp;della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la &nbsp;salvaguardia &nbsp;dei &nbsp; diritti dell&#8217;uomo &nbsp;e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217;, &nbsp;oggetto &nbsp; della &nbsp; giurisprudenza &nbsp; di Strasburgo, trova nell&#8217;ordinamento nazionale un principio &nbsp;e &nbsp;diritto speculare nella liberta&#8217; di manifestazione di pensiero &#8211; e di &nbsp;stampa &#8211; costituzionalmente garantita dall&#8217;art. 21 della Costituzione.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Pertanto, considerato che nel nostro ordinamento &nbsp;interno &nbsp;l&#8217;art. 21 della Costituzione garantisce una tutela &#8211; primaria e fondamentale &#8211; analoga &nbsp;alla &nbsp;liberta&#8217; &nbsp;di &nbsp;espressione &nbsp;del &nbsp;pensiero &nbsp;assicurata dall&#8217;art. 10 &nbsp;della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la &nbsp;salvaguardia &nbsp;dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;, e&#8217; chiaro che &nbsp;la &nbsp;giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo formatasi &nbsp;su &nbsp;tale &nbsp;ultima disposizione possa e &nbsp;debba &nbsp;essere &nbsp;utilizzata &nbsp;quale &nbsp;strumento &nbsp;di ampliamento e adeguamento del diritto interno, in quanto con essa &nbsp;si riconosce &nbsp;una &nbsp;forma &nbsp;di &nbsp;tutela &nbsp;assai &nbsp;ampia, &nbsp;e &nbsp;certamente &nbsp;piu&#8217; favorevole, &nbsp; del &nbsp; diritto &nbsp; di &nbsp; &nbsp;manifestazione &nbsp; &nbsp;di &nbsp; &nbsp;pensiero, specificamente, &nbsp;nella &nbsp;parte &nbsp;in &nbsp;cui &nbsp;esclude &nbsp;la &nbsp;possibilita&#8217; &nbsp;di prevedere &#8211; anche solo in &nbsp;astratto &nbsp;&#8211; &nbsp;l&#8217;applicazione &nbsp;di &nbsp;una &nbsp;pena detentiva &nbsp;per &nbsp;la &nbsp;diffamazione &nbsp;a &nbsp;mezzo &nbsp;stampa &nbsp; realizzata &nbsp; dai giornalisti, fatti salvi \u00abi casi eccezionali\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In tal modo, quindi, risultano &nbsp;pienamente &nbsp;integrati &nbsp;i &nbsp;profili richiesti sub a) e b).&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Per &nbsp;quanto &nbsp;riguarda, &nbsp;invece, &nbsp;la &nbsp;sussistenza &nbsp;dei &nbsp; requisiti richiesti sub c), ovvero l&#8217;esistenza di una &nbsp;costante &nbsp;e &nbsp;consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo in &nbsp;materia, da &nbsp;un &nbsp;lato, &nbsp;e &nbsp;l&#8217;assenza &nbsp;di &nbsp;contrastanti &nbsp; interessi &nbsp; nazionali prevalenti, dall&#8217;altro, deve essere osservato quanto segue.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In &nbsp;primo &nbsp;luogo, &nbsp; deve &nbsp; evidenziarsi &nbsp; che &nbsp; la &nbsp; recentissima giurisprudenza della Corte di Strasburgo, &nbsp;formatasi &nbsp;proprio &nbsp;in &nbsp;un caso italiano e richiamata anche dai difensore istante (caso Sallusti c. Italia), si colloca nell&#8217;ambito &nbsp;di &nbsp;una &nbsp;costante &nbsp;giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo in materia di &nbsp;diffamazione a mezzo stampa, secondo la quale, in particolare, &nbsp;l&#8217;ingerenza &nbsp;nella liberta&#8217; di espressione &nbsp;dei &nbsp;giornalisti &nbsp;e&#8217; &nbsp;in &nbsp;palese &nbsp;violazione dell&#8217;art. 10 &nbsp;della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la &nbsp;salvaguardia &nbsp;dei diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217; &nbsp;fondamentali &nbsp;quando &nbsp;preveda l&#8217;applicazione di una pena &nbsp;detentiva &nbsp;al &nbsp;di &nbsp;fuori &nbsp;delle &nbsp;\u00abipotesi eccezionali\u00bb, &nbsp;ove &nbsp;tale &nbsp;sanzione &nbsp;non &nbsp;e&#8217; &nbsp;necessaria &nbsp;e &nbsp; non &nbsp; e&#8217; proporzionata rispetto al diritto perseguito e tutelato.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In secondo luogo, poi, non si ravvisano &nbsp;nel &nbsp;nostro &nbsp;ordinamento interno &nbsp;dei &nbsp;principi, &nbsp;valori &nbsp;e\/o &nbsp;diritti &nbsp; costituzionali &nbsp; che, all&#8217;esito di un giudizio di bilanciarnento di interessi in conflitto, possano ritenersi concretamente prevalenti rispetto &nbsp;al &nbsp;fondamentale diritto di manifestazione del &nbsp;pensiero &nbsp;di &nbsp;cui &nbsp;all&#8217;art. &nbsp;21 &nbsp;della Costituzione, analogo alla generale liberta&#8217; di &nbsp;espressione &nbsp;di &nbsp;cui all&#8217;art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;, il quale, conseguentemente, &nbsp;non &nbsp;puo&#8217; &nbsp;e non deve essere minimamente compresso con la minaccia &nbsp;&#8211; &nbsp;anche &nbsp;solo astratta &#8211; di una pena detentiva per il reato di diffamazione a mezzo stampa, fatti salvi ovviamente \u00abi casi eccezionali\u00bb ritenuti tali dal legislatore.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; 3.1. Circa il &nbsp;primo &nbsp;profilo &nbsp;(dell&#8217;esistenza &nbsp;di &nbsp;una &nbsp;costante giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo &nbsp;in &nbsp;materia di diffamazione a mezzo stampa), piu&#8217; nello specifico, &nbsp;e&#8217; &nbsp;opportuno qui riportare, da una parte, il testo dell&#8217;art. 10 della &nbsp;Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217;, quale parametro interposto ai sensi &nbsp;dell&#8217;art. &nbsp;117, &nbsp;comma &nbsp;1 &nbsp;della Costituzione, dall&#8217;altra, quanto recentemente ribadito &nbsp;espressamente dalla stessa Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo nel &nbsp;ricordato &nbsp;caso Sallusti &nbsp;c. &nbsp;Italia &nbsp;e &nbsp;dalla &nbsp;costante &nbsp; giurisprudenza &nbsp; Edu &nbsp; ivi richiamata.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; L&#8217;art. 10 della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la &nbsp;salvaguardia &nbsp;dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217; fondamentali prevede che: \u00ab1 &nbsp;Ogni persona ha diritto alla liberta&#8217; d&#8217;espressione. Tale diritto &nbsp;include la liberta&#8217; d&#8217;opinione e la liberta&#8217; &nbsp;di &nbsp;ricevere &nbsp;o &nbsp;di &nbsp;comunicare informazioni o idee senza che vi &nbsp;possa &nbsp;essere &nbsp;ingerenza &nbsp;da &nbsp;parte delle autorita&#8217; pubbliche e senza limiti di frontiera. 2 &nbsp;L&#8217;esercizio di queste liberta&#8217;, poiche&#8217; comporta doveri e &nbsp;responsabilita&#8217;, &nbsp;puo&#8217; essere sottoposto alle formalita&#8217;, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure &nbsp;necessarie, in una societa&#8217; democratica, alla sicurezza nazionale, all&#8217;integrita&#8217; territoriale o alla pubblica sicurezza, &nbsp;alla &nbsp;difesa &nbsp;dell&#8217;ordine &nbsp;e alla prevenzione dei reati, alla &nbsp;protezione &nbsp;della &nbsp;salute &nbsp;o &nbsp;della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti &nbsp;altrui, &nbsp;per impedire la divulgazione di informazioni riservate &nbsp;o &nbsp;per &nbsp;garantire l&#8217;autorita&#8217; e l&#8217;imparzialita&#8217; del potere giudiziario\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Ebbene, &nbsp;in &nbsp;merito &nbsp;all&#8217;interpretazione &nbsp;di &nbsp;tale &nbsp;disposizione, occorre rilevare che, con la citata pronuncia del 7 &nbsp;marzo &nbsp;2019 &nbsp;nel caso Sallusti &nbsp;c. &nbsp;Italia, &nbsp;dopo &nbsp;aver &nbsp;precisato &nbsp;che &nbsp;la &nbsp;questione controversa sulla natura &nbsp;della &nbsp;sanzione &nbsp;attiene &nbsp;alla &nbsp;valutazione circa la reale \u00abnecessita&#8217; e proporzione\u00bb di una &nbsp;pena &nbsp;detentiva &nbsp;in caso diffamazione a mezzo &nbsp;stampa, &nbsp;quale &nbsp;evidente &nbsp;ingerenza &nbsp;nella liberta&#8217; di espressione, la Corte europea dei &nbsp;diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;ha testualmente &nbsp;ricordato &nbsp;quanto &nbsp;segue: &nbsp;\u00ab51. &nbsp;I &nbsp;principi &nbsp; generali relativi &nbsp;alla &nbsp;necessita&#8217; &nbsp;di &nbsp; un&#8217;ingerenza &nbsp; nella &nbsp; liberta&#8217; &nbsp; di espressione sono riassunti nelle cause Morice &nbsp;c. &nbsp;Francia &nbsp;[GC], &nbsp;n. 29369\/10, \u00a7\u00a7 124-139, Convenzione europea &nbsp;per &nbsp;la &nbsp;salvaguardia &nbsp;dei diritti dell&#8217;uomo e delle &nbsp;liberta&#8217; &nbsp;fondamentali &nbsp;2015 &nbsp;e &nbsp;Belpietro (sopra citata, \u00a7\u00a7 47-54, ndr, Belpietro c. Italia, &nbsp;n. &nbsp;43612\/10, &nbsp;24 settembre 2013). 52. In &nbsp;particolare, &nbsp;la &nbsp;Corte &nbsp;sottolinea &nbsp;che &nbsp;il criterio della \u00abnecessita&#8217; in una &nbsp;societa&#8217; &nbsp;democratica\u00bb &nbsp;esige &nbsp;che essa &nbsp;determini &nbsp;se &nbsp;l&#8217;ingerenza &nbsp;lamentata &nbsp;corrispondesse &nbsp; a &nbsp;una \u00abpressante esigenza sociale\u00bb, se i &nbsp;motivi &nbsp;addotti &nbsp;dalle &nbsp;autorita&#8217; nazionali &nbsp;per &nbsp;giustificare &nbsp;l&#8217;ingerenza &nbsp; fossero &nbsp; \u00abpertinenti &nbsp; e sufficienti\u00bb e se la sanzione inflitta fosse \u00abproporzionata &nbsp;al &nbsp;fine legittimo perseguito\u00bb (si veda Belpietro, sopra &nbsp;citata, &nbsp;\u00a7\u00a7 &nbsp;49-50).<\/em><\/p>\n<p><em>[&#8230;] 59. Benche&#8217; l&#8217;irrogazione delle pene sia in linea di &nbsp;principio una materia di competenza dei tribunali nazionali, la &nbsp;Corte &nbsp;ritiene che l&#8217;irrogazione di una pena detentiva, ancorche&#8217; &nbsp;sospesa, &nbsp;per &nbsp;un reato connesso ai mezzi di comunicazione, &nbsp;possa &nbsp;essere &nbsp;compatibile con la liberta&#8217; di espressione dei giornalisti garantita dall&#8217;art. 10 della Convenzione soltanto in circostanze &nbsp;eccezionali, &nbsp;segnatamente qualora siano stati lesi gravemente altri diritti fondamentali, come, per esempio, in caso di &nbsp;discorsi &nbsp;di &nbsp;odio &nbsp;o &nbsp;di &nbsp;istigazione &nbsp;alla violenza (si veda, Cumpana e Mazare c. Romania (GC], n. &nbsp;33348\/96, &nbsp;\u00a7 115, Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo &nbsp;e delle liberta&#8217; fondamentali &nbsp;2004-XI). &nbsp;A &nbsp;tale &nbsp;riguardo, &nbsp;la &nbsp;Corte ril eva le recenti iniziative legislative &nbsp;da &nbsp;parte &nbsp;delle &nbsp;autorita&#8217; italiane finalizzate, in linea con le recenti &nbsp;pronunce &nbsp;della &nbsp;Corte contro l&#8217;Italia, a limitare il ricorso a sanzioni penali per il reato di diffamazione, e a introdurre un&#8217;importante misura positiva, ovvero l&#8217;abolizione della pena della reclusione per il reato di diffamazione(&#8230;)\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In altri termini, alla luce dei principi generali ricordati dalla pronuncia in parola, secondo la Corte europea dei diritti &nbsp;dell&#8217;uomo, la compressione del diritto di espressione dei &nbsp;giornalisti &nbsp;mediante l&#8217;applicazione di una pena detentiva in caso di diffamazione a &nbsp;mezzo stampa, &nbsp;benche&#8217; &nbsp;in &nbsp;astratto &nbsp;non &nbsp;incompatibile &nbsp;con &nbsp;il &nbsp; diritto convenzionale, deve considerarsi generalmente contraria &nbsp;all&#8217;art. &nbsp;10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;, poiche&#8217; tale sanzione &#8211; di natura detentiva &#8211; risulta di per se&#8217; eccessiva e sproporzionata, a meno che non ricorrano \u00abcasi eccezionali\u00bb di gravi &nbsp;lesioni &nbsp;di &nbsp;ulteriori &nbsp;diritti &nbsp;fondamentali, quali, &nbsp;a &nbsp;titolo &nbsp;solo &nbsp;esemplificativo, &nbsp;i &nbsp;discorsi &nbsp;d&#8217;odio &nbsp;e &nbsp;di istigazione alla violenza.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Difatti, nel caso di specie, escludendo &nbsp;la &nbsp;sussistenza &nbsp;di &nbsp;una tale ipotesi eccezionale, pur a fronte di un legittimo fine di tutela dell&#8217;altrui reputazione, la Corte europea dei &nbsp;diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;ha ritenuto non giustificata la condanna a pena &nbsp;detentiva &nbsp;irrogata &nbsp;al Sallusti, &nbsp;affermando &nbsp;conclusivamente &nbsp;che, &nbsp; in &nbsp; sostanza: &nbsp; \u00abTale sanzione, per &nbsp;sua &nbsp;stessa &nbsp;natura, &nbsp;ha &nbsp;inevitabilmente &nbsp;un &nbsp;effetto dissuasivo (si veda, mutatis mutandis, Kapsis e Danikas c. Grecia, n. 52137\/12, \u00a7 40, 19 gennaio 2017). Il fatto che la pena detentiva &nbsp;del ricorrente sia stata sospesa non modifica tale conclusione, in quanto la singola &nbsp;commutazione &nbsp;di &nbsp;una &nbsp;pena &nbsp;detentiva &nbsp;in &nbsp;una &nbsp;sanzione pecuniaria &nbsp;e&#8217; &nbsp;una &nbsp;misura &nbsp;soggetta &nbsp;al &nbsp;potere &nbsp;discrezionale &nbsp;del Presidente della Repubblica italiana.\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; A tale riguardo, piu&#8217; in particolare, per comprendere &nbsp;pienamente il ragionamento giuridico costantemente svolto &nbsp;dalla &nbsp;Corte &nbsp;europea dei &nbsp;diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;in &nbsp;merito &nbsp;alla &nbsp;reale &nbsp;natura &nbsp;della &nbsp;pena detentiva comminata in astratto &nbsp;in &nbsp;caso &nbsp;di &nbsp;diffamazione &nbsp;a &nbsp;mezzo stampa e, quindi, all&#8217;apprezzamento dell&#8217;effettiva proporzionalita&#8217; e necessita&#8217; dell&#8217;ingerenza sulla liberta&#8217; di espressione &nbsp;mediante &nbsp;la minaccia di tale pena, e&#8217; illuminante riportare &nbsp;in &nbsp;questa &nbsp;sede &nbsp;le specifiche argomentazioni sostenute dalla Corte europea &nbsp;dei &nbsp;diritti dell&#8217;uomo nella causa Cumpana e Mazare c. Romania, &nbsp;n. &nbsp;33348\/96, &nbsp;\u00a7\u00a7 113-115, come riportate testualmente &#8211; e &nbsp;condivise &nbsp;&#8211; &nbsp;dalla &nbsp;citata sentenza Belpietro c. Italia, n. 43612\/10 del 24 &nbsp;settembre &nbsp;2013, &nbsp;i cui principi generali, come appena evidenziato, sono stati da &nbsp;ultimo interamente confermati e ribaditi proprio nella sentenza Sallusti &nbsp;c. Italia del 7 marzo 2019.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Con le predette argomentazioni, infatti, &nbsp;la &nbsp;Corte &nbsp;europea &nbsp;dei diritti dell&#8217;uomo afferma &nbsp;espressamente &nbsp;che: &nbsp;\u00ab113. &nbsp;Se &nbsp;gli &nbsp;Stati contraenti hanno la facolta&#8217;, se non il dovere, in &nbsp;virtu&#8217; &nbsp;dei &nbsp;loro obblighi &nbsp;positivi &nbsp;derivanti &nbsp;dall&#8217;art. &nbsp;8 &nbsp;della &nbsp;Convenzione, &nbsp; di disciplinare l&#8217;esercizio della liberta&#8217; di &nbsp;espressione &nbsp;in &nbsp;modo &nbsp;da garantire che la legge &nbsp;tuteli &nbsp;adeguatamente &nbsp;la &nbsp;reputazione &nbsp;degli individui, essi devono evitare, facendolo, di adottare misure &nbsp;idonee a dissuadere i media dallo svolgere il loro compito &nbsp;di &nbsp;avvisare &nbsp;il pubblico in caso di apparenti o presunti abusi dei pubblici poteri. I giornalisti di inchiesta potrebbero mostrarsi reticenti a &nbsp;esprimersi su questioni di interesse generale (&#8230;) se &nbsp;corrono &nbsp;il &nbsp;rischio &nbsp;di essere condannati, quando la legislazione prevede sanzioni di &nbsp;questo tipo per gli attacchi ingiustificati contro la reputazione altrui, &nbsp;a pene &nbsp;detentive &nbsp;o &nbsp;che &nbsp;comportano &nbsp;il &nbsp;divieto &nbsp;di &nbsp;esercitare &nbsp;una professione. 114. L&#8217;effetto dissuasivo che il timore di &nbsp;sanzioni &nbsp;di questo tipo comporta per l&#8217;esercizio da parte dei &nbsp;giornalisti &nbsp;della loro liberta&#8217; &nbsp;di &nbsp;espressione &nbsp;e&#8217; &nbsp;evidente &nbsp;(&#8230;). &nbsp;Nocivo &nbsp;per &nbsp;la societa&#8217; nel suo complesso, fa &nbsp;anch&#8217;esso &nbsp;parte &nbsp;degli &nbsp;elementi &nbsp;da prendere &nbsp; in &nbsp; considerazione &nbsp; in &nbsp; sede &nbsp; di &nbsp; valutazione &nbsp; della proporzionalita&#8217; &#8211; e dunque della giustificazione &nbsp;&#8211; &nbsp;delle &nbsp;sanzioni inflitte (&#8230;). 115. Se la fissazione delle &nbsp;pene &nbsp;e&#8217;, &nbsp;in &nbsp;linea &nbsp;di principio, appannaggio dei giudici nazionali, la Corte considera &nbsp;che una pena detentiva inflitta per un reato commesso &nbsp;nell&#8217;ambito &nbsp;della stampa sia compatibile con la liberta&#8217; di &nbsp;espressione &nbsp;giornalistica sancita dall&#8217;art. 10 solo in circostanze eccezionali, in &nbsp;particolare quando altri diritti fondamentali siano &nbsp;gravemente &nbsp;lesi, &nbsp;come &nbsp;nel caso, ad esempio, della diffusione &nbsp;di &nbsp;un &nbsp;discorso &nbsp;di &nbsp;odio &nbsp;o &nbsp;di incitazione alla violenza (&#8230;).\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In definitiva, come emerge palesemente dal testo delle richiamate motivazioni, secondo la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, salvo &nbsp;i \u00abcasi eccezionali\u00bb, la previsione di una pena detentiva per &nbsp;i &nbsp;reati di diffamazione a mezzo &nbsp;stampa &nbsp;deve &nbsp;essere &nbsp;generalmente &nbsp;ritenuta sproporzionata e non giustificata, in quanto l&#8217;effetto &nbsp;assolutamente dissuasivo derivante gia&#8217; dalla semplice &nbsp;minaccia &nbsp;dell&#8217;applicazione di tale sanzione &#8211; detentiva &#8211; risulterebbe di per se&#8217; eccessivamente limitativo &nbsp;della &nbsp;liberta&#8217; &nbsp;di &nbsp;espressione &nbsp;giornalistica &nbsp;di &nbsp; cui all&#8217;art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; 3.2. Circa il secondo profilo &nbsp;(nella &nbsp;specie, &nbsp;l&#8217;assenza &nbsp;di &nbsp;un valore &nbsp;costituzionale &nbsp;prevalente &nbsp;e &nbsp;contrastante &nbsp;con &nbsp;il &nbsp;diritto convenzionalmente tutelato), come gia&#8217; anticipato, e&#8217; appena il &nbsp;caso di ricordare nuovamente che il nostro ordinamento interno prevede una disposizione analoga all&#8217;art. 10 della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;, in &nbsp;particolare, l&#8217;art. &nbsp;21 &nbsp;della &nbsp;Costituzione, &nbsp;che, &nbsp;al &nbsp;pari &nbsp;della &nbsp;disposizione convenzionale, garantisce un ruolo primario ed essenziale nella &nbsp;vita democratica del paese alla liberta&#8217; di manifestazione &nbsp;del &nbsp;pensiero, in tutte le sue forme, quindi anche in quella giornalistica, tanto e&#8217; vero che, al secondo comma, &nbsp;la &nbsp;disposizione &nbsp;costituzionale &nbsp;citata tutela espressamente anche la liberta&#8217; di stampa.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Di converso, non sono ricavabili nell&#8217;ordinamento interno &nbsp;valori e\/o principi costituzionali superiori che assumano, in via &nbsp;generale, prevalenza assoluta rispetto al diritto &nbsp;di &nbsp;cui &nbsp;all&#8217;art. &nbsp;21 &nbsp;della Costituzione &nbsp;e, &nbsp;quindi, &nbsp;anche &nbsp;rispetto &nbsp;al &nbsp;fondamentale &nbsp;diritto convenzionale di cui all&#8217;art. 10 della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la salvaguardia dei diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;e &nbsp;delle &nbsp;liberta&#8217;, &nbsp;cosi&#8217; &nbsp;come interpretato dalla Corte di Strasburgo.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Peraltro, il dato che non vi sia &nbsp;nell&#8217;ordinamento &nbsp;nazionale &nbsp;un interesse prevalente che &nbsp;impedisca &nbsp;di &nbsp;adottare &nbsp;un&#8217;interpretazione convenzionalmente &nbsp;orientata &nbsp;delle &nbsp; disposizioni &nbsp; legislative &nbsp; in questione, e&#8217; dimostrato dalla circostanza storica che il legislatore italiano, ormai da tempo, ha al suo esame diversi &nbsp;disegni &nbsp;di &nbsp;legge proprio per la modifica della disciplina sanzionatoria in materia &nbsp;di reati a mezzo stampa, anche in ossequio &nbsp;delle &nbsp;recenti &nbsp;sentenze &nbsp;di condanna pronunciate contro l&#8217;Italia dalla Corte europea dei &nbsp;diritti dell&#8217;uomo in materia.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Ancora una volta, e&#8217; estremamente &nbsp;emblematico &nbsp;quanto &nbsp;ricordato testualmente dalla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo sul punto &nbsp;nel caso Sallusti c. Italia, ove si da&#8217; atto, &nbsp;tra &nbsp;l&#8217;altro, &nbsp;del &nbsp;parere espresso dalla Commissione europea per la &nbsp;democrazia &nbsp;attraverso &nbsp;il diritto &nbsp;(c.d. &nbsp;\u00abCommissione &nbsp;di &nbsp;Venezia\u00bb) &nbsp;sulla &nbsp;questione &nbsp; della compatibilita&#8217; della legislazione italiana in materia di diffamazione con l&#8217;art. 10 della Convenzione: \u00ab32. In &nbsp;data &nbsp;9 &nbsp;novembre &nbsp;2013 &nbsp;la Commissione di Venezia, mediante Parere n. &nbsp;715\/2013 &nbsp;(\u00abParere &nbsp;sulla legislazione italiana in materia di diffamazione\u00bb) osservo&#8217; &nbsp;che &nbsp;era in corso una riforma della legislazione in &nbsp;materia &nbsp;di &nbsp;diffamazione ([&#8230;]): &nbsp;le &nbsp;modifiche &nbsp;proposte &nbsp; prevedevano, &nbsp; inter &nbsp; alia, &nbsp; la limitazione del ricorso a &nbsp;disposizioni &nbsp;penali, &nbsp;l&#8217;abolizione &nbsp;della reclusione quale possibile pena e un importo massimo per le &nbsp;sanzioni pecuniarie, che mancava nell&#8217;art. 595 commi 3 e 4 del &nbsp;codice &nbsp;penale (abrogato dal disegno &nbsp;di &nbsp;legge). &nbsp;La &nbsp;Commissione &nbsp;di &nbsp;Venezia &nbsp;era dell&#8217;opinione &nbsp;che &nbsp;le &nbsp;sanzioni &nbsp;pecuniarie &nbsp; di &nbsp; importo &nbsp; elevato costituissero \u00abuna minaccia avente un effetto dissuasivo &nbsp;quasi &nbsp;pari alla reclusione\u00bb ma ricordo&#8217; anche che cio&#8217; doveva essere considerato \u00abun notevole miglioramento, in conformita&#8217; agli inviti del &nbsp;Consiglio d&#8217;Europa a sanzioni piu&#8217; miti per il reato di diffamazione\u00bb. &nbsp;33. &nbsp;La Commissione di Venezia, tuttavia, benche&#8217; soddisfatta delle modifiche proposte, osservo&#8217; che il disegno di legge, presentato nel 2013, &nbsp;era ancora pendente dinanzi alla &nbsp;Commissione &nbsp;permanente &nbsp;Giustizia &nbsp;del Senato\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Orbene, cio&#8217; ricordato, nonostante questi opportuni miglioramenti profilati dallo stesso legislatore italiano, non puo&#8217; &nbsp;che &nbsp;prendersi atto che, allo stato, nessuna modifica legislativa e&#8217; intervenuta &nbsp;in materia di reato di diffamazione a &nbsp;mezzo &nbsp;stampa, &nbsp;che &nbsp;continua &nbsp;ad essere punito, pertanto, con la pena detentiva &nbsp;&#8211; &nbsp;sola &nbsp;o &nbsp;congiunta alla pena pecuniaria &#8211; proprio dagli articoli 595 del codice penale e 13, legge 8 febbraio 1948, n. 47 qui oggetto della q.l.c. in esame.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; 3.3. Volendo individuare &nbsp;una &nbsp;interpretazione &nbsp;convenzionalmente orientata, dunque, alla luce della giurisprudenza della Corte europa dei diritti dell&#8217;uomo sopra analizzata, non &nbsp;essendovi &nbsp;principi &nbsp;e\/o diritti &nbsp;costituzionali &nbsp;contrastanti &nbsp;e &nbsp;prevalenti, &nbsp; si &nbsp; dovrebbe sostenere che la disposizione dell&#8217;art. 13, legge 8 febbraio 1948, n. 47, &nbsp;punisca &nbsp;con &nbsp;la &nbsp;pena &nbsp;detentiva &nbsp;&#8211; &nbsp;congiuntamente &nbsp;alla &nbsp;pena pecuniaria &#8211; esclusivamente le condotte diffamatorie a &nbsp;mezzo &nbsp;stampa che rivestano i caratteri dell&#8217;eccezionalita&#8217;, &nbsp;ovvero &nbsp;i &nbsp;cosiddetti \u00abcasi eccezionali\u00bb cui fa riferimento la &nbsp;stessa &nbsp;Corte &nbsp;europea &nbsp;dei diritti dell&#8217;uomo.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Tuttavia, in ossequio al generale &nbsp;principio &nbsp;di &nbsp;tassativita&#8217; &nbsp;e determinatezza, quale corollario del supremo principio &nbsp;di &nbsp;legalita&#8217; in materia penale sancito dall&#8217;art. 25 &nbsp;della &nbsp;Costituzione, &nbsp;non &nbsp;e&#8217; compito di questo giudice integrare la norma incriminatrice di questo ulteriore requisito &nbsp;normativa &nbsp;dell&#8217;eccezionalita&#8217;, &nbsp;i &nbsp;cui &nbsp;precisi contorni &nbsp;e &nbsp;confini, &nbsp;peraltro, &nbsp; dovrebbero &nbsp; pur &nbsp; sempre &nbsp; essere determinati puntualmente dal legislatore, cui spetta in via esclusiva il potere di legiferare in materia &nbsp;penale, &nbsp;essendo &nbsp;i &nbsp;giudici, &nbsp;ai sensi dell&#8217;art. 101, comma 1 della &nbsp;Costituzione, &nbsp;soggetti &nbsp;soltanto alla legge.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; A tale ultimo proposito, occorre precisare che &nbsp;questo &nbsp;Tribunale e&#8217; consapevole che la giurisprudenza di legittimita&#8217; in materia &#8211; &nbsp;il cosiddetto diritto vivente &#8211; nelle occasioni in cui si e&#8217; pronunciata in &nbsp;materia &nbsp;di &nbsp;diffamazione &nbsp;a &nbsp;mezzo &nbsp;stampa &nbsp;ha &nbsp; sostenuto &nbsp; una compatibilita&#8217; convenzionale e costituzionale &nbsp;della &nbsp;pena &nbsp;detentiva irrogata.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Sotto questo profilo, in particolare, e&#8217; &nbsp;necessario &nbsp;evidenziare che, in quelle occasioni, la Cessazione ha asserito la compatibilita&#8217; di una condanna a pena detentiva per il reato di diffamazione a mezzo stampa ritenendo che, nei singoli casi di &nbsp;specie, &nbsp;ricorressero &nbsp;gli estremi delle \u00abipotesi eccezionali\u00bb di cui alla giurisprudenza &nbsp;della Corte di Strasburgo.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Tuttavia, a seguito dei ricorsi dei condannati alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, e&#8217; &nbsp;stata &nbsp;poi &nbsp;la &nbsp;stessa &nbsp;giurisprudenza &nbsp;di Strasburgo a negare categoricamente &nbsp;che &nbsp;ricorressero &nbsp;nei &nbsp;casi &nbsp;di specie &nbsp;le &nbsp;\u00abipotesi &nbsp;eccezionali\u00bb &nbsp;invece &nbsp;originariamente &nbsp;ritenute sussistenti dalla Corte di &nbsp;Cassazione &nbsp;(cfr. &nbsp;Belpietro &nbsp;c. &nbsp;Italia, Sallusti&#8217; c. Italia).&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Sul &nbsp;punto, &nbsp;e&#8217; &nbsp;significativo &nbsp;ricordare &nbsp;quanto &nbsp; icasticamente asserito da ultimo dalla &nbsp;Corte &nbsp;europea &nbsp;dei &nbsp;diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;in merito alla decisione adottata dalla Corte &nbsp;di &nbsp;Cassazione &nbsp;nel &nbsp;caso Sallusti c. Italia (di conferma della sentenza &nbsp;di &nbsp;condanna &nbsp;a &nbsp;pena detentiva) circa la sussistenza di una \u00abipotesi eccezionale\u00bb, poi, in realta&#8217;, negata in concreto dai giudici di Strasburgo: \u00abCon &nbsp;sentenza del 26 settembre 2012, depositata &nbsp;nella &nbsp;pertinente &nbsp;cancelleria &nbsp;in data 23 ottobre 2012, la Corte di Cassazione confermo&#8217; le conclusioni della Corte di appello, &nbsp;valutando, &nbsp;inter &nbsp;alia, &nbsp;la &nbsp;compatibilita&#8217; della condanna e della pena inflitta alla luce &nbsp;della &nbsp;giurisprudenza della Corte. &nbsp;In &nbsp;particolare, &nbsp;la &nbsp;Corte &nbsp;di &nbsp;Cassazione &nbsp;tento&#8217; &nbsp;di giustificare l&#8217;irrogazione di una pena detentiva, sostenendo &nbsp;che &nbsp;il caso &nbsp; presentava &nbsp; circostanze &nbsp; &nbsp;eccezionali. &nbsp; &nbsp;In &nbsp; &nbsp;particolare, l&#8217;irrogazione della pena detentiva &nbsp;era &nbsp;stata &nbsp;giustificata &nbsp;da &nbsp;una serie di fattori concorrenti, quali la sussistenza della &nbsp;circostanza aggravante &nbsp;della &nbsp;\u00abattribuzione &nbsp;di &nbsp;un &nbsp; fatto &nbsp; determinato\u00bb; &nbsp; la personalita&#8217; del ricorrente, i suoi precedenti penali (in &nbsp;quanto &nbsp;il ricorrente &nbsp;era &nbsp;recidivo) &nbsp;e &nbsp;il &nbsp;fatto &nbsp;che &nbsp;la &nbsp;pubblicazione &nbsp; di informazioni &nbsp;false &nbsp;aveva &nbsp;leso &nbsp;la &nbsp; reputazione &nbsp; del &nbsp; G.C., &nbsp; un magistrato\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Come anticipato, pero&#8217;, non &nbsp;condividendo &nbsp;le &nbsp;motivazioni &nbsp;della Cassazione, la &nbsp;Corte &nbsp;europea &nbsp;dei &nbsp;diritti &nbsp;dell&#8217;uomo &nbsp;non &nbsp;ha &nbsp;poi ritenuto sussistente nel caso di specie alcuna \u00abipotesi eccezionale\u00bb, come peraltro aveva gia&#8217; fatto anche nel precedente &nbsp;caso &nbsp;\u00abBelpietro c. Italia\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Detto tutto questo, e&#8217; evidente che la richiamata &nbsp;giurisprudenza di &nbsp;legittimita&#8217; &nbsp;non &nbsp;possa &nbsp;essere &nbsp;presa &nbsp;in &nbsp;considerazione &nbsp;come parametro di interpretazione convenzionalmente &nbsp;e &nbsp;costituzionalmente orientata, in quanto, come appena sottolineato, la stessa si &nbsp;e&#8217; &nbsp;poi rivelata, a posteriori, contraria all&#8217;orientamento consolidato &nbsp;della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo in &nbsp;materia, che nelle due occasioni di condanna a pena detentiva per diffamazione a mezzo stampa non ha &nbsp;in &nbsp;effetti &nbsp;riconosciuto &nbsp;la &nbsp;sussistenza &nbsp;di alcuna \u00abipotesi eccezionale\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><b>4. La q.l.c. dell&#8217;art. 595 del codice penale.&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Tutte le argomentazioni &nbsp;sopra &nbsp;esposte, &nbsp;come &nbsp;gia&#8217; &nbsp;anticipato, possono essere &nbsp;estese, &nbsp;mutatis &nbsp;mutandis, &nbsp;anche &nbsp;alla &nbsp;fattispecie delittuosa di cui all&#8217;art. 595, comma 3, del codice &nbsp;penale, &nbsp;con &nbsp;la quale in caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa (o con qualsiasi altro mezzo di pubblicita&#8217; &nbsp;ovvero &nbsp;in &nbsp;atto &nbsp;pubblico) &nbsp;il legislatore punisce l&#8217;autore del reato con la &nbsp;pena &nbsp;detentiva &nbsp;della reclusione alternativamente alla &nbsp;pena &nbsp;pecuniaria &nbsp;della &nbsp;multa &nbsp;non inferiore ad euro 516.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; La &nbsp;fattispecie &nbsp; in &nbsp; questione, &nbsp; infatti, &nbsp; differisce &nbsp; dalla diffamazione a mezzo stampa aggravata di cui &nbsp;all&#8217;art. &nbsp;13, &nbsp;legge &nbsp;8 febbraio 1948, n. 47 soltanto perche&#8217;, a differenza di &nbsp;quest&#8217;ultima, in essa non &nbsp;viene &nbsp;attribuito &nbsp;un &nbsp;fatto &nbsp;determinato &nbsp;alla &nbsp;persona offesa.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; A &nbsp;tale &nbsp;proposito, &nbsp;invero, &nbsp;per &nbsp;quel &nbsp;che &nbsp;qui &nbsp;rileva, &nbsp; deve evidenziarsi che il dato normativo che la pena detentiva sia prevista astrattamente solo come alternativa &#8211; e non &nbsp;congiunta &nbsp;&#8211; &nbsp;alla &nbsp;pena pecuniaria non consente di poter &nbsp;effettuare &nbsp;valutazioni &nbsp;differenti rispetto a quanto tutto sopra considerato in merito alla tutela della liberta&#8217; di espressione, di cui all&#8217;art. 21 della Costituzione &nbsp;e &nbsp;10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle &nbsp; liberta&#8217;, &nbsp; quest&#8217;ultimo &nbsp; cosi &nbsp; come &nbsp; interpretato &nbsp; dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Difatti, come sopra ampiamente evidenziato, a &nbsp;prescindere &nbsp;dalla scelta &nbsp;di &nbsp;voler &nbsp;irrogare &nbsp;concretamente &nbsp;la &nbsp;sanzione &nbsp; pecuniaria piuttosto che la pena detentiva, rimessa &nbsp;alla &nbsp;discrezionalita&#8217; &nbsp;del singolo giudice, tenuto conto di tutte le &nbsp;contingenze &nbsp;del &nbsp;caso &nbsp;di specie e bilanciate tutte le circostanze (aggravanti &nbsp;ed &nbsp;attenuanti) eventualmente ritenute sussistenti, &nbsp;e&#8217; &nbsp;gia&#8217; &nbsp;la &nbsp;stessa &nbsp;previsione astratta di una pena detentiva &#8211; quindi la &nbsp;comminazione &nbsp;legislativa della stessa &#8211; ad essere eccessivamente limitativa &nbsp;del &nbsp;fondamentale diritto &nbsp;di &nbsp;manifestazione &nbsp;del &nbsp;pensiero, &nbsp;come &nbsp;tale &nbsp;in &nbsp;evidente violazione &nbsp;degli &nbsp;articoli &nbsp;10 &nbsp;della &nbsp;Convenzione &nbsp;europea &nbsp;per &nbsp;la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217; fondamentali e 21 della Costituzione.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><b>5. Parametri interni.&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Oltre al parametro convenzionale interposto &nbsp;dell&#8217;art. &nbsp;10 &nbsp;della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217;, &nbsp;rilevante &nbsp;ai &nbsp;sensi &nbsp;dell&#8217;art. &nbsp; 117, &nbsp; comma &nbsp; 1 &nbsp; della Costituzione, e&#8217; evidente che le disposizioni normative qui in &nbsp;esame siano contrarie anche ai principi costituzionali di cui agli articoli 3, 21 e 25 della Costituzione.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Difatti, per tutte le argomentazioni sopra esposte, la previsione &#8211; anche solo astratta &#8211; &nbsp;di &nbsp;una &nbsp;pena &nbsp;detentiva &nbsp;per &nbsp;il &nbsp;reato &nbsp;di diffamazione a mezzo stampa sarebbe &nbsp;manifestamente &nbsp;irragionevole e totalmente sproporzionata rispetto alla liberta&#8217; di manifestazione di pensiero, anche nella forma del &nbsp;diritto &nbsp;di &nbsp;cronaca &nbsp;giornalistica, fondamentale diritto costituzionalmente garantito dall&#8217;art. 21 della Costituzione, &nbsp;la &nbsp;cui &nbsp;tutela, &nbsp;in &nbsp;assenza &nbsp;di &nbsp;contrari &nbsp;interessi giuridici interni prevalenti, &nbsp;non &nbsp;puo&#8217; &nbsp;che &nbsp;essere &nbsp;favorevolmente estesa nelle forme stabilite dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, eliminando cosi&#8217;, salvi i \u00abcasi &nbsp;eccezionali\u00bb, anche la mera comminazione di qualunque pena detentiva.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Di conseguenza, a seguito di un &nbsp;contemperato &nbsp;bilanciamento &nbsp;dei diversi &nbsp;valori &nbsp; costituzionali &nbsp; contrapposti, &nbsp; la &nbsp; liberta&#8217; &nbsp; di manifestazione di pensiero, da &nbsp;un &nbsp;lato, &nbsp;e &nbsp;la &nbsp;liberta&#8217; &nbsp;personale dell&#8217;individuo, dall&#8217;altro, la previsione &nbsp;legislativa &nbsp;di &nbsp;una &nbsp;pena detentiva per i reati a mezzo stampa risulterebbe finanche &nbsp;contraria al supremo principio costituzionale di &nbsp;necessaria &nbsp;offensivita&#8217;, di cui &nbsp;all&#8217;art. &nbsp; 25 &nbsp; della &nbsp; Costituzione, &nbsp; in &nbsp; quanto &nbsp; totalmente sproporzionata, irragionevole &nbsp;e &nbsp;non &nbsp;necessaria &nbsp;rispetto &nbsp;al &nbsp;bene giuridico tutelato dalle norme incriminatrici in questione, ovvero il rispetto della reputazione personale.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; In caso contrario, infine, nel mantenere la previsione della pena detentiva nelle &nbsp;fattispecie &nbsp;di &nbsp;diffamazione &nbsp;a &nbsp;mezzo &nbsp;stampa, &nbsp;vi sarebbe anche un&#8217;evidente &nbsp;violazione &nbsp;del &nbsp;principio &nbsp;costituzionale della funzione rieducativa della pena, di cui all&#8217;art. &nbsp;27, &nbsp;comma &nbsp;3 della Costituzione, attesa la inidoneita&#8217; della &nbsp;minacciata &nbsp;sanzione detentiva &nbsp; a &nbsp; garantire &nbsp; il &nbsp; pieno &nbsp; rispetto della funzione generaipreventiva e specialpreventiva della pena stessa. Difatti, anche alla luce della &nbsp;analizzata &nbsp;giurisprudenza &nbsp;della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, se la pena &nbsp;detentiva &nbsp;&#8211; &nbsp;al &nbsp;di fuori dei casi eccezionali &#8211; e&#8217; sempre sproporzionata &nbsp;rispetto &nbsp;alla liberta&#8217; di manifestazione del pensiero a mezzo stampa, da &nbsp;un &nbsp;lato, dal &nbsp;punto &nbsp;di &nbsp;vista &nbsp;della &nbsp;prevenzione &nbsp;generale, &nbsp;certamente &nbsp; la generalita&#8217; dei consociati non &nbsp;sarebbe &nbsp;culturalmente &nbsp;orientata &nbsp;ad astenersi dal commettere una condotta diffamatoria a mezzo stampa per la quale lo Stato italiano prevede una pena detentiva &nbsp;che &nbsp;pero&#8217; &nbsp;la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo ritiene sproporzionata e, quindi, non irrogabile in concreto; dall&#8217;altro, invece, e soprattutto, dal punto di vista specialpreventivo, &nbsp; sicuramente &nbsp; ogni &nbsp; singolo giornalista &nbsp;e, &nbsp;quindi, &nbsp;il &nbsp;direttore &nbsp;responsabile &nbsp;della &nbsp;testata giornalistica &nbsp;non &nbsp;sarebbero &nbsp; effettivamente &nbsp; dissuasi &nbsp; dal non pubblicare articoli di stampa diffamatori, considerato &nbsp;che &nbsp;la &nbsp;pena detentiva prevista dalla legge italiana per tale &nbsp;condotta &nbsp;criminosa comunque non sarebbe a loro applicabile in concreto, perche&#8217;, secondo la giurisprudenza Edu, considerata sempre sproporzionata e come &nbsp;tale \u00abnon &nbsp; necessaria &nbsp; in &nbsp; una &nbsp; societa&#8217; &nbsp; democratica\u00bb, &nbsp; in &nbsp; quanto eccessivamente limitativa della fondamentale liberta&#8217; di espressione garantita dall&#8217;art. 10 della Convenzione europea per la &nbsp;salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle liberta&#8217; fondamentali &nbsp;e &nbsp;dall&#8217;art. &nbsp;21 della Costituzione.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; Per tutti i motivi sopra &nbsp;esposti, &nbsp;in &nbsp;conclusione, &nbsp;secondo &nbsp;il Tribunale, &nbsp;deve &nbsp;essere &nbsp;sollevata &nbsp;la &nbsp;questione &nbsp;di &nbsp; legittimita&#8217; costituzionale degli articoli 595, comma 3, codice penale e 13 &nbsp;della legge 8 febbraio 1948, n. 47, come indicato in dispositivo.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<b>&nbsp; &nbsp; &nbsp; P.Q.M.<\/b><b>&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em><b>&nbsp;<\/b><\/em><\/p>\n<p><em>Visti gli art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 159, &nbsp;comma 1, del codice penale, solleva &nbsp;la &nbsp;questione &nbsp;di &nbsp;legittimit\u00e0 costituzionale &nbsp; degli articoli 595, comma 3, codice penale e &nbsp;13 &nbsp;della &nbsp;legge &nbsp;8 &nbsp;febbraio 1948, n. 47, perch\u00e9 in violazione degli articoli 3, 21, 25, 27 della Costituzione, nonche&#8217; dell&#8217;art. 117, comma 1 della Costituzione in relazione all&#8217;art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle libert\u00e0, per le ragioni di &nbsp;cui &nbsp;in motivazione;&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>Dispone l&#8217;immediata &nbsp;trasmissione &nbsp;degli &nbsp;atti &nbsp;processuali &nbsp;alla Corte costituzionale;&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>Dispone la sospensione del procedimento penale e dichiara sospesi i termini di prescrizione come per legge;&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>Ordina la notificazione &nbsp;della &nbsp;presente &nbsp;ordinanza, &nbsp;letta &nbsp;alle parti in udienza, &nbsp;al &nbsp;Presidente &nbsp;del &nbsp;Consiglio &nbsp;dei &nbsp;ministri, &nbsp;al Presidente del Senato della Repubblica ed al Presidente della Camera dei deputati;&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>Manda alla cancelleria per gli adempimenti.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>Salerno, 9 aprile 2019&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Il Giudice: Rossi&nbsp;<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Entro la prossima primavera decider\u00e0 la Corte Costituzionale su richiesta dei tribunali di Salerno e di Bari &#8211; sede di Modugno In attesa del verdetto della Corte Costituzionale, atteso tra alcuni mesi, la 5^ sezione penale della Cassazione ha ribadito il suo fermo no al carcere &#8211; seppure con pena sospesa &#8211; per i giornalisti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":325,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-152","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-leggi-e-sentenze"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/152","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=152"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/152\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":401,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/152\/revisions\/401"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/325"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=152"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=152"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=152"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}