{"id":1382,"date":"2021-11-09T12:39:26","date_gmt":"2021-11-09T11:39:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/?p=1382"},"modified":"2021-11-09T13:59:50","modified_gmt":"2021-11-09T12:59:50","slug":"morto-lanfranco-donofrio-il-ricordo-di-massimo-lugli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2021\/11\/09\/morto-lanfranco-donofrio-il-ricordo-di-massimo-lugli\/","title":{"rendered":"Morto Lanfranco D&#8217;Onofrio, il ricordo di Massimo Lugli"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>3 Minute, 6 Second                <\/div>\n\n            <\/div>\n<p>\u00abCome andiamo, dott\u00f2?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAlla marinara, molta acqua e pochi pesci\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ce lo siamo ripetuti tutte le mattine, spesso a orari inconcepibili, per anni, per decenni. Lanfranco D\u2019Onofrio, la sua voce, le sue battute, la sua presenza costante, inamovibile sul posto di lavoro, era una certezza. <\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente la persona con cui ho scambiato pi\u00f9 telefonate, pi\u00f9 notizie, pi\u00f9 spunti di lavoro in vita mia, da quando, a 19 anni, entrai nella redazione di \u201cPaese sera\u201d fino al momento di andare in pensione da Repubblica, quarant\u2019anni pi\u00f9 tardi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/ac72c06b-a45c-496e-9f05-a890de0ada55-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1386\"\/><figcaption>Lanfranco D&#8217;Onofrio all&#8217;inaugurazione della sala stampa dei carabinieri<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Era sempre l\u00ec. Nella sala stampa al primo piano della questura Lanfranco, pi\u00f9 che un decano, era un monumento. Per la sua scrivania sono passati i fatti e i fattacci di cronaca nera pi\u00f9 clamorosi dell\u2019ultimo mezzo secolo e passa. <\/p>\n\n\n\n<p>Ed era la sua voce, quella voce perennemente velata da un filo di ironia e di bonomia tutta romana, che a volte ti svegliava nel cuore della notte, ti catapultava all\u2019improvviso da un capo all\u2019altro della citt\u00e0. \u00abDott\u00f2, hanno appena rapito Moro, si hai capito bene, Aldo Moro\u00bb \u00abDott\u00f2, hanno ammazzato una ragazza a via Poma, corri\u00bb. \u00abDott\u00f2 hanno sparato a una studentessa all\u2019Universit\u00e0\u2026\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra le migliaia e migliaia di input che ho ricevuto da Lanfranco, dai tempi dei telefoni a rotella e delle macchine da scrivere fino a quelli dei cellulari e dei computer, ne ricordo uno particolarmente curioso quando mi blocc\u00f2 sotto un diluvio scrosciante, in motorino, diretto a una conferenza stampa da due colonne in taglio basso. \u00abDott\u00f2, ascolta bene, non \u00e8 uno scherzo, sono scappati un leone e due tigri da un circo di Primavalle, stanno in mezzo alla strada, datti una mossa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Rigoroso, puntuale, preciso, schivo. Nipote del dirigente del Pci ed ex partigiano Edoardo D\u2019Onofrio, Lanfranco ha sempre mantenuto una profonda convinzione politica parallela al suo impegno professionale e sindacale. <\/p>\n\n\n\n<p>Inizi\u00f2 all\u2019Unit\u00e0, diciannovenne come me agli esordi, per poi passare a Il Paese che, successivamente, divenne \u201cPaese sera\u201d e, come tanti di noi, entr\u00f2, da collaboratore, a Repubblica quando la testata fu chiusa. Raramente lo si vedeva in redazione, la sua postazione era in Questura, con quei colleghi che scherzosamente noi neristi definivamo \u201ci trombettieri\u201d e che, in tempi in cui i rapporti tra investigatori e stampa erano incrostati di diffidenza e pregiudizi reciproci, erano l\u2019unico accesso possibile alle notizie. <\/p>\n\n\n\n<p>E di notizie Lanfranco ne scovava parecchie, mai accontentandosi delle \u201cveline\u201d da ufficio stampa ma frugando, indagando, scoprendo, svelando spesso segreti destinati a restare tali. \u00abInguattati\u00bb, come diceva lui. Molto riservato sul piano personale, parlava pochissimo della moglie Serena e dei figli Rosangela e Andrea, la sua adorata famiglia. Cuore da alfista, aveva una passione per le macchine veloci e una tendenza a pestare forte sull\u2019acceleratore. Fu uno dei fondatori del Sindacato Cronisti, uno dei dirigenti pi\u00f9 attivi, sempre pronto a battersi per la dignit\u00e0 della professione. Il tesserino rosso scuro dell\u2019Ordine per Lanfranco non era un simbolo ma un impegno, una fede.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando una persona arriva a superare i 90 anni spesso ti aspetti la notizia che mi \u00e8 arrivata poco fa e che sta rimbalzando tra telefonate e messaggi tra i colleghi con i capelli bianchi come me, che lo hanno conosciuto ma non per questo ti lascia meno attonito e addolorato. Oltre a tanti flashback, tanti ricordi e a tantissimi insegnamenti, all\u2019esempio e all\u2019affetto reciproco, di Lanfranco mi resta un regalo singolare: le due pistole che mi don\u00f2 quando decise di non andare pi\u00f9 a sparare al poligono: \u00abPrendile tu che ti ci diverti\u00bb. Le ho usate pochissimo, ormai superate da armi pi\u00f9 precise e moderne. Le conservo come un cimelio.<\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Massimo Lugli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCome andiamo, dott\u00f2?\u00bb \u00abAlla marinara, molta acqua e pochi pesci\u00bb. 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