{"id":119,"date":"2019-04-08T19:29:46","date_gmt":"2019-04-08T17:29:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2019\/04\/08\/le-scarpe-centenarie-del-cronista\/"},"modified":"2019-04-08T19:29:46","modified_gmt":"2019-04-08T17:29:46","slug":"le-scarpe-centenarie-del-cronista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2019\/04\/08\/le-scarpe-centenarie-del-cronista\/","title":{"rendered":"Le scarpe centenarie del cronista"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>7 Minute, 35 Second                <\/div>\n\n            <\/div><p><em>Nel 2020 si celebreranno i Centodieci anni del Sindacato cronisti romani. Quello che segue \u00e8 il testo che nel 2010 Morabito, allora Presidente dell&#8217;Associazione stampa romana, scrisse in occasione del Centenario del Scr.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>di <strong>Fabio Morabito<\/strong><\/p>\n<div id=\"int-testo\">\n<p>Cent\u2019anni dopo \u00e8 tutto un altro mondo. Ma la passione del giornalista, quello che \u201cdeve consumare le suole\u201d e ancora quelle, come cent\u2019anni fa, \u00e8 rimasta la stessa, ed \u00e8 sempre questo che fa la differenza fra il cronista per davvero e l\u2019impiegato dell\u2019informazione. <\/p>\n<p>Eppure tutto oggi invita alla pigrizia. E potrebbe sorprendere come si sia dilatato il numero dei giornalisti che nelle redazioni fanno il desk, rispetto ai tempi in cui era un compito veramente difficile, bisognava combattere con il piombo, senza un computer che, servizievole, dichiara gli spazi, restringe i caratteri, risolve i problemi. C\u2019\u00e8 stato lo sviluppo delle agenzie a fare concorrenza ai cronisti sul campo (concorrenza di principio sana, perch\u00e9 pi\u00f9 antenne ci sono a raccogliere i fatti meglio \u00e8). Ma non solo. In nome della riduzione dei costi, pretesa da padroni convinti di fare con i giornali gli stessi profitti che si possono fare con la finanza, il ruolo di \u201cgiornalista di scrittura\u201d, soprattutto in cronaca, \u00e8 affidato a una rete di collaboratori esterni, con paghe povere e quasi sempre senza lo spiraglio di un\u2019assunzione. Un invito esplicito, per i talenti migliori, a lasciar perdere, a fare altro. E un delegare le risorse di crescita fuori dal giornale invece di valorizzare le competenze importanti all\u2019interno.<\/p>\n<p>Si parla tanto di articolo 21 della Costituzione sulla libert\u00e0 di informare, si parla un po\u2019 meno dell\u2019articolo 41 sull\u2019\u201cutilit\u00e0 sociale\u201d dell\u2019impresa, che per un giornale significa che non si pu\u00f2 (non si dovrebbe) farlo con le logiche della catena di montaggio dell\u2019informazione.<br \/>Del resto, pensano loro maest\u00e0 gli editori, perch\u00e9 stipendiare tanti giornalisti? Ora gli enti locali hanno uffici stampa che, a Roma, sono come grandi redazioni. Giganti nella pancia delle istituzioni. E questa, che dovrebbe essere un\u2019opportunit\u00e0 per tutti, \u00e8 un\u2019altra tentazione pericolosa. Perch\u00e9 il lavoro all\u2019interno delle redazioni si chiama con efficacia, e quanta efficacia, \u201ccucina\u201d. E come nella cucina moderna si fa presto a scegliere scorciatoie. Si prende la notizia precotta, la si passa un paio di minuti nel microonde-computer, ci si mette giusto un tocco in pi\u00f9 (magari solo per fare calzare l\u2019articolo alla misure prestabilite in pagina) e il piatto \u00e8 servito. All\u2019apparenza la pietanza sembra buona: aiuta la grafica di oggi, coloratissima, la confezione a soddisfare l\u2019occhio. Altro che le gazzette di solo piombo di cent\u2019anni fa. Ma poi invece al piatto moderno manca la genuinit\u00e0.<\/p>\n<p>Se tutti fanno comunicazione (che \u00e8 cosa diversa che fare informazione), la sfida del cronista al servizio del lettore \u00e8 solo pi\u00f9 bella. Ora, pi\u00f9 di prima, la differenza la fa il cuoco. Ora, pi\u00f9 di prima, non si riempie, ma si sceglie. E la fine della carta stampata, soprattutto nella cronaca della citt\u00e0, e soprattutto in una citt\u00e0 infinita come Roma, \u00e8 ancora lontana. Se si sa raccontare. Il cronista come lo vuole il lettore \u00e8 il Virgilio che ci accompagna nei gironi di Roma. Che poi sono i quartieri, i rioni e le borgate, ma anche tutte le frazioni di realt\u00e0, dalle istituzioni alle parrocchie, dai ritrovi alle piazze. Qui, nel racconto della nostra citt\u00e0, nelle seduzioni e nella storia di Roma, il multimediale \u00e8 un trionfo. Quante opportunit\u00e0. Ma non ce n\u2019\u00e8 una che sostituisce l\u2019altra, come qualcuno teme, come qualcuno crede. Ognuna ha il suo ruolo. \u201dApprofondimento\u201d, \u00e8 la parola magica con la quale molti indicano la strada della sopravvivenza del giornale \u201cvecchia maniera\u201d, di carta o virtuale, ma sempre letto foglio dopo foglio. <\/p>\n<p>Niente paura, il giornalismo dalla scarpe bucate potrebbe non morire mai. Forse che il web, e le sue notizie a rullo continuo, pu\u00f2 sostituire l\u2019atmosfera di una cronaca raccontata? E in fondo il cronista di Roma, nella storia ora centenaria del Sindacato, pu\u00f2 vantarsi di essere un\u2019avanguardia del multimediale. Che cos\u2019\u00e8, se non un \u201dsupporto\u201d diverso, il rullino preteso nelle redazioni, cos\u00ec come si raccontano gli \u201deroici\u201d anni \u201960, per un fatto di cronaca dove \u00abla foto, mi raccomando la foto\u00bb, era un pezzo del servizio? <\/p>\n<p>Si consumano le scarpe. Senza disprezzare il lavoro di scrivania e telefono, il \u201clavoro di complemento\u201d. La descrizione di una delibera fatta da un portavoce, ora basta un \u201dclick\u201d per confrontarla con il testo originale. Con il minimo sforzo, quante scoperte. Ma le fonti, le pi\u00f9 preziose, le incontri andandoci incontro. Ogni manuale del giornalista enumera puntiglioso le fonti. Ne aggiungo una: il caso. Per caso s\u2019incrocia una chiacchiera in ascensore, si sbircia una stretta di mano in un bar tra personaggi della politica che si sapeva nemici, si legge in uno sguardo un\u2019intesa, un\u2019angoscia, una verit\u00e0. Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 solo la cronaca nera, ma anche la cronaca bianca, le istituzioni spiegate al cittadino, e non filtrate, mascherate, omesse, sono altrettanto il sangue del nostro mestiere. Quante volte ci siamo sentiti dire, apprendisti in redazione, che il mestiere del giornalista s\u2019impara facendo la cronaca. E\u2019 una verit\u00e0, ma che non dice tutto. Perch\u00e9 sembrerebbe suggerire che fare cronaca (e cio\u00e8: raccontare i fatti) rappresenti solo una partenza. E invece \u00e8 anche un bel percorso, traguardo compreso, della professione.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 cambiato, ma la sostanza resta. Dal dagherrotipo al digitale, dall\u2019effetto forte del bianco e nero all\u2019opportunit\u00e0 del full color. Con le istituzioni, a Roma, centrosinistra o centrodestra non cambia, che preferiscono sempre i colori pastello. Dai tanti giornali di Roma che raccontano Roma ne sono rimasti solo due, di testate \u201dstoriche\u201d, il Messaggero e Il Tempo. I quotidiani della sera sono stati spazzati via, quelli s\u00ec, dalla televisione. E alla cronaca di Roma si sono dedicati, con redazioni attrezzate e competitive, anche le grandi testate nazionali. Come il Corriere della Sera e il Giornale. Caso diverso \u00e8 la storia di Repubblica che \u00e8 di Roma ma, quando \u00e8 nata, alla Capitale e a Milano dedicava solo una pagina, divisa salomonicamente a met\u00e0. <\/p>\n<p>E\u2019 cambiato il linguaggio, che non risente solo dell\u2019evoluzione dei tempi, ma anche di come si scrive (dalla penna, alla morbida tastiera del computer) e del \u201csupporto\u201d per il quale si scrive (un testo per la tv, o una frase che viaggia in sms). Anche la bussola della deontologia si \u00e8 fatta pi\u00f9 precisa. Ed \u00e8 relativamente recente la consapevolezza che la priorit\u00e0 non \u00e8 il diritto del giornalista di informare, ma quella del cittadino di essere informato. <\/p>\n<p>Cento anni, quanto lungo \u00e8 stato il cammino, quanto appassionante e battagliero deve essere ancora. Il Sindacato cronisti, quattrocento colleghi con la cronaca nel Dna, \u00e8 la costola verace dell\u2019Associazione stampa romana. Molti di questi quattrocento sono ancora \u201dgiornalisti di carta\u201d, ma Roma la raccontano la radio, le televisioni, i nuovi media. Paese Sera \u00e8 rinato in questi mesi, per ora come testata online. E\u2019 stata una piccola romanissima tv locale, Gbr, la prima a fare il servizio sul ritrovamento del corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Roma la raccontano le agenzie, e quanto il lavoro pi\u00f9 oscuro, tradotto in carta, ha fatto brillare pagine in crisi. Quante fotografie raccontano meglio di cento righe.<\/p>\n<p>E\u2019 il lavoro di tutti che pu\u00f2 garantire il diritto dei cittadini ad essere informati. Qui, soprattutto qui, gioca la sua partita il sindacato. Gioco di squadra, sempre. Nelle redazioni, fuori dalle redazioni. Perch\u00e9, com&#8217;\u00e8 avvenuto cent\u2019anni fa con il Sindacato cronisti, non si tratta per i giornalisti di farsi casta. Ma di fare squadra. <\/p>\n<p>E forse \u00e8 ora che siamo noi giornalisti a imparare dai bambini. Quando, come Associazione stampa romana, ogni anno consegniamo al Campidoglio il premio Ilaria Alpi per i bambini \u201dpiccoli giornalisti\u201d, ci vediamo sommersi da piccole storie di una citt\u00e0, nei casi pi\u00f9 autentici vista con stupore. Stupore: parola magica, risorsa segreta. E non mancano, in questi \u201dprimi articoli\u201d spaccati di Roma che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, rubati al ricordo del pap\u00e0, o addirittura del nonno: prati che inseguono l\u2019orizzonte, la campagna romana che respira accanto alle case e abbraccia la citt\u00e0.<br \/>Una passione per Roma, ed \u00e8 anche questo il senso del lavoro del cronista che racconta questa citt\u00e0 unica. Un lavoro che potrebbe non morire mai, ma che rischia di morire se l\u2019amore per la citt\u00e0 a misura di uomo (e di umanit\u00e0) lo lasciamo \u201cin esclusiva\u201d ai bambini che, come nel concorso Ilaria Alpi, fanno i cronisti per un giorno. E questa crisi della professione non \u00e8 nata dalla concorrenza di internet, dalle nuove tecnologie, dall\u2019informazione che cambia. E\u2019 una crisi che nasce dalle scelte degli editori, che qui a Roma non sono filantropi o botanici. Non ci rimane che convincere anche loro: nell\u2019era della comunicazione noi giornalisti facciamo informazione. Nient\u2019altro. Spesso con fatica. Ma anche con\u00a0 emozione. E\u2019 sempre stato questo il nostro compito in questi cent\u2019anni. E vogliamo che lo sia per cent\u2019anni e cent\u2019anni ancora.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/p><\/div>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2020 si celebreranno i Centodieci anni del Sindacato cronisti romani. Quello che segue \u00e8 il testo che nel 2010 Morabito, allora Presidente dell&#8217;Associazione stampa romana, scrisse in occasione del Centenario del Scr.\u00a0 di Fabio Morabito Cent\u2019anni dopo \u00e8 tutto un altro mondo. 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