{"id":1172,"date":"2021-02-02T09:54:35","date_gmt":"2021-02-02T08:54:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/?p=1172"},"modified":"2021-02-03T21:27:04","modified_gmt":"2021-02-03T20:27:04","slug":"giornalisti-partigiani-malatesta-e-merli-fucilati-dai-nazifascisti-a-forte-bravetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/2021\/02\/02\/giornalisti-partigiani-malatesta-e-merli-fucilati-dai-nazifascisti-a-forte-bravetta\/","title":{"rendered":"Per non dimenticare: a 77 anni dalla loro fucilazione a Roma a Forte Bravetta da parte dei nazifascisti il Sindacato Cronisti Romani ricorda i tre giornalisti partigiani Riziero Fantini, Enzio Malatesta e Carlo Merli, difensori della libert\u00e0 e della democrazia e testimoni del loro tempo"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>15 Minute, 39 Second                <\/div>\n\n            <\/div>\n<p>In occasione del 77\u00b0 anniversario della morte dei due giovani giornalisti partigiani <strong>Enzio Malatesta <\/strong>(Medaglia d\u2019oro al valor militare alla memoria) e <strong>Carlo Merli<\/strong>, fucilati il 2 febbraio 1944 a Roma a Forte Bravetta dopo essere stati condannati alla pena capitale da un tribunale germanico, si \u00e8 appreso che anche un altro giornalista aveva subito la stessa tragica sorte poco pi\u00f9 di un mese prima ed esattamente il 30 dicembre 1943: \u00e8 <strong>l\u2019abruzzese Riziero Fantini <\/strong>che\u00a0aveva scritto per \u201cUmanit\u00e0 nova\u201d, \u201cLa Frusta\u201d, \u201cCronache sovversive\u201d e molte altre testate, in America e in Italia, mentre Merli e Malatesta avevano scritto\u00a0entrambi per il foglio clandestino \u201cBandiera Rossa\u201d. <strong>Tutti e tre sono stati difensori della libert\u00e0 e della democrazia e\u00a0testimoni del loro tempo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A rivelare questa &#8220;scoperta&#8221; \u00e8 stato il giornalista di Repubblica e consigliere dell&#8217;Ordine dei Giornalisti del Lazio <strong>Carlo Picozza, pronipote di Fantini<\/strong>, che sta scrivendo un libro sulla Resistenza dimenticata. Si \u00e9 cos\u00ec ripetuto quanto gi\u00e0 avvenuto anche a conclusione della Prima Guerra Mondiale 1915-1918 quando si indic\u00f2 in 83 il numero dei giornalisti morti combattendo per la Patria che, dopo lunghe ricerche rievocate nel libro &#8220;Martiri di carta &#8211; I giornalisti caduti nella Grande Guerra&#8221; curato dal sottoscritto assieme a Enrico Serventi Longhi &#8211; Paolo Gaspari Editore per conto della Fondazione sul giornalismo &#8220;Paolo Murialdi&#8221;, si \u00e8 triplicato passando a 267 colleghi Eroi di tutte le Regioni italiane, tra i quali 51 Direttori di giornali, 3 figli di ex ministri e un deputato in carica. Due terzi di essi furono poi decorati al valor militare anche alla memoria. Insomma, fu notevole l&#8217;apporto dei giornalisti durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>A Forte Bravetta, costruito nella capitale tra il 1877 al 1883 in via di Bravetta 740 fra la via Aurelia e la via Portuense, su una superficie di circa 10 ettari, <strong>vennero eseguite 74 fucilazioni durante l\u2019occupazione tedesca<\/strong> fra il 1943 e il 1944, per ordine del Tribunale militare di Guerra germanico e per mano della Gestapo di Herbert Kappler ed altre il 3 giugno 1944 a poche ore dall&#8217;arrivo degli alleati a Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i tanti che affrontarono il plotone d\u2019esecuzione delle SS figurano anche don Giuseppe Morosini (celebre fu la commovente interpretazione di Aldo Fabrizi che interpret\u00f2 il suo ruolo nel film \u201cRoma citt\u00e0 aperta\u201d di Roberto Rossellini), Fabrizio Vassalli (cugino di Giuliano, ex presidente della Corte Costituzionale ed ex ministro della Giustizia), nonch\u00e9 Augusto Latini, Giorgio Lab\u00f2, Guido Rattoppatore, Renato Traversi, Romolo Jacopini e Giordano Bruno Ferrari (Medaglia d&#8217;oro al valor militare, figlio dello scultore ed ex deputato Ettore Ferrari). <\/p>\n\n\n\n<p>Tra i fucilati dieci provenivano dal Sud Italia: 4 siciliani (Salvatore Grasso e Corrado Vinci di Catania, Franco Sardone di Tonnarella &#8211; Messina e Giuseppe Tirella di Pozzallo &#8211; Ragusa), 4 calabresi (Ettore Arena di Catanzaro, Battista Graziani di Corigliano Calabro &#8211; Cosenza, Giovanni Lupis di Reggio Calabria e Fortunato Caccamo di Gallina &#8211; Reggio Calabria) e 2 lucani (Antonio Pozzi di Chiaromonte &#8211; Potenza e Eugenio Messina di Potenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"682\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Ingresso-di-Forte-Bravetta-a-Roma-e1612255730373-682x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1177\" srcset=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Ingresso-di-Forte-Bravetta-a-Roma-e1612255730373-682x1024.jpg 682w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Ingresso-di-Forte-Bravetta-a-Roma-e1612255730373-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Ingresso-di-Forte-Bravetta-a-Roma-e1612255730373-768x1153.jpg 768w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Ingresso-di-Forte-Bravetta-a-Roma-e1612255730373-1023x1536.jpg 1023w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Ingresso-di-Forte-Bravetta-a-Roma-e1612255730373.jpg 1102w\" sizes=\"(max-width: 682px) 100vw, 682px\" \/><figcaption>Forte Bravetta<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Sulla lapide che ricorda il sacrificio dei partigiani, <strong>tra i quali Carlo Merli ed Enzio Malatesta<\/strong>, si legge: \u201cA imperituro ricordo degli eroici patrioti che durante l\u2019occupazione nazista in questo Forte furono fucilati accendendo con il sublime sacrificio della loro vita la fiaccola della Resistenza nazionale &#8211; Roma nel XXIII Anniversario della Liberazione &#8211; Memore e riconoscente\u201d.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le azioni compiute da \u00abBandiera Rossa\u00bb c\u2019\u00e8 l\u2019assalto alla scorta tedesca del camion che nella notte del 30 novembre 1943 trasportava undici partigiani destinati ad essere fucilati nel Forte Bravetta. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"670\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/La-sedia-cui-erano-legati-i-martiri-per-essere-fucilati-e1612255812719-670x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1178\" srcset=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/La-sedia-cui-erano-legati-i-martiri-per-essere-fucilati-e1612255812719-670x1024.jpg 670w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/La-sedia-cui-erano-legati-i-martiri-per-essere-fucilati-e1612255812719-196x300.jpg 196w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/La-sedia-cui-erano-legati-i-martiri-per-essere-fucilati-e1612255812719-768x1174.jpg 768w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/La-sedia-cui-erano-legati-i-martiri-per-essere-fucilati-e1612255812719-1004x1536.jpg 1004w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/La-sedia-cui-erano-legati-i-martiri-per-essere-fucilati-e1612255812719.jpg 1043w\" sizes=\"(max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><figcaption>La sedia cui erano legati i martiri per essere fucilati<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Furono liberati dopo un combattimento. Comandava la squadra partigiana l\u2019ex maresciallo dell\u2019aeronautica Vincenzo Guarnera che aveva assunto come nome di battaglia Tommaso Moro. Malatesta venne arrestato in casa dalle SS assieme al gruppo dirigente di Bandiera Rossa e processato il 28 gennaio 1944 dal Tribunale militare germanico. <\/p>\n\n\n\n<p>Malatesta fu torturato e poi fucilato il 2 febbraio 1944 a Forte Bravetta con Merli, Gino Rossi (architetto e tenente colonnello degli alpini che si faceva chiamare Bixio) e altri otto partigiani: Romolo Jacopini, Ettore Arena, Benvenuto Baviali, Branko Bichler, Augusto Parodi, Ottavio Cerulli, Guerrino Sbardella e Filiberto Zolito. Il plotone della PAI sbagli\u00f2 intenzionalmente i bersagli. Un ufficiale tedesco uccise poi con un colpo alla nuca gli scampati alla raffica. <\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso giorno davanti alla base di via Giulia, per strada, venne arrestato Antonello Trombadori, comandante dei GAP Centrali, ma riusc\u00ec a salvarsi grazie al silenzio dei suoi compagni arrestati che, nonostante le sevizie, non ne rivelarono l\u2019identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A Forte Bravetta vennero anche fucilati dei criminali di guerra condannati dall\u2019Alta Corte di Giustizia. Fra questi l&#8217;ex Questore di Roma Pietro Caruso (22 settembre 1944), complice dell&#8217;eccidio delle Fosse Ardeatine e Pietro Koch (5 giugno 1945), capo dell&#8217;omonima &#8220;banda&#8221; che collabor\u00f2 con le SS del tenente colonnello Herbert Kappler. <\/p>\n\n\n\n<p>La &#8220;banda&#8221; Koch fu tra l&#8217;altro responsabile dell&#8217;agguato in via Livorno 20 a Roma del 28 maggio 1944 in cui rest\u00f2 gravemente ferito il giornalista milanese di origine ebrea Eugenio Colorni, che mor\u00ec due giorni dopo all&#8217;ospedale San Giovanni. <\/p>\n\n\n\n<p>Colorni, classe 1909, patriota, partigiano combattente, eroe della Resistenza e uno dei massimi promotori del federalismo europeo assieme all&#8217;ex comunista Altiero Spinelli e ad Ernesto Rossi di Giustizia e Libert\u00e0, era professore di lettere, filosofo, scrittore e politico. S&#8217;impegn\u00f2 politicamente contro il regime fascista, prima avvicinandosi al gruppo di Giustizia e Libert\u00e0, poi al Partito Socialista. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"763\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Le-schede-di-Malatesta-e-Merli-763x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1180\" srcset=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Le-schede-di-Malatesta-e-Merli-763x1024.jpg 763w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Le-schede-di-Malatesta-e-Merli-223x300.jpg 223w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Le-schede-di-Malatesta-e-Merli-768x1031.jpg 768w, https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Le-schede-di-Malatesta-e-Merli.jpg 840w\" sizes=\"(max-width: 763px) 100vw, 763px\" \/><figcaption>Le schede di Malatesta e Merli<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Fu condannato al confino a Ventotene con Rossi e Spinelli per oltre due anni dal gennaio 1939 e fu tra gli autori di quello che verr\u00e0 conosciuto come il &#8220;Manifesto di Ventotene&#8221;. Fu poi decorato con la Medaglia d&#8217;oro al valor militare alla memoria concessagli il 25 aprile 1946 con la seguente motivazione: &#8220;Indomito assertore della libert\u00e0, confinato durante la dominazione fascista, evadeva audacemente dedicandosi quindi a rischiose attivit\u00e0 cospirative. <\/p>\n\n\n\n<p>Durante la lotta antinazista, organizzato il centro militare del Partito Socialista Italiano, dirigeva animosamente partecipandovi, primo fra i primi, una intensa, continua e micidiale azione di guerriglia e di sabotaggio. Scoperto e circondato da nazisti li affront\u00f2 da solo, combattendo con estremo ardimento, finch\u00e9 travolto dal numero, cadde nell&#8217;impari gloriosa lotta. Roma, 28 maggio 1944&#8243;. (cliccare su&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.quirinale.it\/elementi\/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=14140\">http:\/\/www.quirinale.it\/elementi\/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=14140<\/a>&nbsp;). <\/p>\n\n\n\n<p>In via Livorno 20 a Roma nel luogo dove venne ferito a morte fu posta il 24 settembre 2014 dall\u2019allora Assessore alla Cultura del Comune di Roma Giovanna Marinelli, dall&#8217;allora Presidente della \u201cFondazione Buozzi\u201d Giorgio Benvenuto, dal Presidente della \u201cFondazione Nenni\u201d Giuseppe Tamburrano e dal Presidente dell\u2019Anpi di Roma Ernesto Nassi una nuova lapide per ricordare la memoria di Eugenio Colorni (cliccare su&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.pietredellamemoria.it\/pietre\/lastra-al-giornalista-eugenio-colorni-roma\/\">https:\/\/www.pietredellamemoria.it\/pietre\/lastra-al-giornalista-eugenio-colorni-roma\/<\/a>&nbsp; e<\/p>\n\n\n\n<p><a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.anpi.it\/articoli\/1305\/nuova-lapide-a-roma-in-memoria-di-eugenio-colorni\">https:\/\/www.anpi.it\/articoli\/1305\/nuova-lapide-a-roma-in-memoria-di-eugenio-colorni<\/a>&nbsp;). Fino ad allora per molti anni vi erano, invece, in mostra addirittura tre lapidi: una spaccata in due dai vandali, un&#8217;altra quasi illeggibile perch\u00e9 scurita dal tempo e l&#8217;ultima, posta nel 2004 dalla III Circoscrizione del Comune di Roma, persino erronea (cliccare su:&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.chieracostui.com\/costui\/docs\/search\/schedaoltre.asp?ID=5221\">http:\/\/www.chieracostui.com\/costui\/docs\/search\/schedaoltre.asp?ID=5221<\/a>&nbsp;)<\/p>\n\n\n\n<p>Il 9 settembre 2009 Forte Bravetta, che era appartenuto per pi\u00f9 di 60 anni all\u2019amministrazione militare e poi al Demanio, \u00e9 passato tra le propriet\u00e0 del Comune di Roma ed \u00e9 stato aperto al pubblico. E&#8217; cos\u00ec diventato il \u201cParco dei martiri\u201d. In occasione della sua inaugurazione l&#8217;allora Sindaco Gianni Alemanno vi piant\u00f2 un ulivo, proveniente direttamente da Gerusalemme, dono del KKL &#8211; Fondo Nazionale Ebraico.<\/p>\n\n\n\n<p>Forte Bravetta, considerato uno dei simboli pi\u00f9 significativi della Resistenza romana contro l&#8217;occupazione nazi-fascista, \u00e9, come le Fosse Ardeatine, un luogo di libert\u00e0, di martirio e di memoria. La storia dei Martiri di Forte Bravetta non va assolutamente dimenticata, ma va tramandata ai posteri di generazione in generazione<\/p>\n\n\n\n<p>Per foto e altri documenti su Forte Bravetta si segnalano il reportage di 6 pagine pubblicato dall&#8217;ANPI il 25 ottobre 2009, cliccare su&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.anpi.it\/media\/uploads\/patria\/2009\/9\/07-12_LIPAROTO.pdf\">https:\/\/www.anpi.it\/media\/uploads\/patria\/2009\/9\/07-12_LIPAROTO.pdf<\/a>&nbsp;, il volume &#8220;I Martiri di Forte Bravetta&#8221;, a cura di Eugenia Latini, pubblicato nel 2006 dall&#8217;ANFIM &#8211; Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri Caduti per la Libert\u00e0 della Patria, e il volume &#8220;Forte Bravetta 1932-1945 &#8211; Storie Memorie Territorio&#8221; di Augusto Pompeo, pubblicato dall&#8217;Archivio Storico Culturale del Municipio Roma XVI in collaborazione con l&#8217;ANPI di Roma, cliccare su&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.comune.roma.it\/PCR\/resources\/cms\/documents\/Forte_Bravetta_1_32.pdf\">http:\/\/www.comune.roma.it\/PCR\/resources\/cms\/documents\/Forte_Bravetta_1_32.pdf<\/a>&nbsp;<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Foto-di-Enzio-Malatesta.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1175\" width=\"191\" height=\"243\"\/><figcaption>Enzio Malatesta<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Chi erano i tre protagonisti Fantini, Malatesta<\/strong> <strong>e Merli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riziero Fantini<\/strong>, abruzzese, era nato a Coppito (L&#8217;Aquila) il 6 aprile 1892. Era figlio di Adolfo e di Maria Apollonia Ciotti. Anarchico sentimentale, amico di Sacco e Vanzetti, Galleani ed Enrico Malatesta (oltre che di Enzio, qui ricordato). Fantini fu accusato di incetta e detenzione di armi e dopo un processo sommario venne condannato a morte e fucilato a Forte Bravetta il 30 dicembre 1943, insieme con Antonio Feurra e Italo Grimaldi. Ne dette notizia &#8220;L&#8217;Unit\u00e0&#8221; del 20 gennaio 1944. Lo stesso giornale il 18 giugno 1944 rifer\u00ec poi che i corpi dei tre compagni erano stati riconosciuti ed esumati in un campo femminile del Cimitero del Verano, riquadro 142, qualche metro sotto la linea di sepoltura.<\/p>\n\n\n\n<p>Fantini scrisse per \u201cUmanit\u00e0 nova\u201d, La Frusta\u201d, \u201cCronache sovversive\u201d e molte altre testate, sia in America dov\u2019era emigrato, sia in Italia. \u00c8 sua la previsione, fatta tra la fine degli anni Venti e l&#8217;inizio dei Trenta, del ruolo cruciale che avrebbe assunto la Cina nel contesto planetario. Dopo l&#8217;8 settembre, superando attriti e divisioni ideologiche, si batt\u00e9 con i resistenti di Bandiera Rossa e del Pci contro i nazisti e i fascisti. Una spiata di un delatore decapit\u00f2 prima il gruppo di Bandiera Rossa poi quello del Pci di Montesacro che faceva capo a Riziero Fantini. A Roma una lapide a Val Melaina, un\u2019altra a Forte Bravetta e una a Montesacro in via Maiella, piazza Sempione, ne ricordano impegno e sacrificio.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Su quest\u2019ultima, cliccare su&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.chieracostui.com\/costui\/docs\/search\/schedaoltre.asp?ID=7999&amp;myword=fantini\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">http:\/\/www.chieracostui.com\/costui\/docs\/search\/schedaoltre.asp?ID=7999&amp;myword=fantini<\/a>&nbsp;si legge: \u201c &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>LA FREDDA FEROCIA TEDESCA E FASCISTA PER SOFFOCARE<br>OGNI ANELITO DI LIBERT\u00c1 E DI RISCOSSA NELL&#8217;URBE<br>RESA SCHIAVA DAL TRADIMENTO DEI CODARDI<br>VOLLE SPENTI COL PIOMBO I CITTADINI PI\u00d9 ANIMOSI<br>IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE<br>RICORDA FRA ESSI I XIV MARTIRI DI MONTE SACRO<br>E NE AFFIDA I NOMI ALLA VENERAZIONE DEL POPOLO<br>PERCH\u00c9 SAPPIA RACCOGLIERE E DIFENDERE IL FRUTTO<br>DEL LORO SACRIFICIO<br>_____ &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td>AGNINI FERDINANDO<br>ANDREOZZI GIOVANNI<br>BALDONI AMILCARE<br>FANTINI RIZIERO<br>MARZO 1945 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; T.GEN. &nbsp;<\/td><td>FEURRA ANTONIO<br>GRIMALDI ITALO<br>LAUFFER PAOLO<br>ORLANDI ORLANDO<br>ARTALE VITO &nbsp;<\/td><td>PIASCO RENZO<br>PISTONESI ANTONIO<br>RIVA RAFFAELE<br>ROCCHI FILIPPO<br>ALDO BANZI\u201d &nbsp;<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/2464\/riziero-fantini\">https:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/2464\/riziero-fantini<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Enzio Malatesta<\/strong>, toscano di nascita, milanese d\u2019adozione, era nato a Apuania (Massa Carrara) il 22 ottobre 1914. Era figlio di Alberto Malatesta, ex deputato socialista di Novara. Nel 1938 si era laureato a Milano ed aveva intrapreso l\u2019insegnamento al Liceo \u201cParini\u201d. Fu anche direttore della rivista Cinema e Teatro. Nel 1940 si trasfer\u00ec a Roma, dove fu assunto come capo redattore del quotidiano Giornale d\u2019Italia. Con l\u2019occupazione della Capitale decise di entrare nelle file del movimento \u201cBandiera Rossa\u201d e fu tra gli organizzatori, nel Lazio, delle cosiddette \u201cBande esterne\u201d. Catturato dalle SS tedesche l\u201911 dicembre 1943 ed accusato di aver organizzato formazioni armate, si assunse coraggiosamente ogni responsabilit\u00e0, scagionando i compagni. Processato, fu condannato a morte e portato di fronte al plotone di esecuzione a Forte Bravetta.<br>Ad Enzio Malatesta fu concessa la Medaglia d\u2019oro al valor militare alla memoria (cliccare su:\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.quirinale.it\/elementi\/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=13283\">http:\/\/www.quirinale.it\/elementi\/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=13283<\/a>\u00a0) perch\u00e9: \u201cGiornalista di pura fede vot\u00f2 la sua giovane esistenza alla causa della libert\u00e0. La sua casa fu covo di cospiratori decisi ad ogni lotta contro l\u2019oppressore. Anima di audaci manipoli, costitu\u00ec importanti formazioni partigiane, e ide\u00f2, organizz\u00f2 e diresse arditi colpi di mano ai danni del nemico, sia in Roma che nel Lazio. Arrestato dalle SS tedesche quale capo di formazioni armate, assunse per s\u00e9 tutta la responsabilit\u00e0, scagionandone i compagni e, respingendo ogni tentativo per ottenere clemenza, ascolt\u00f2 con ciglio fermo la condanna a morte dell\u2019iniquo tribunale di guerra. Con sprezzante sorriso, che fu estrema sfida al nemico usurpatore di ogni diritto sulla vita dei cittadini italiani, affront\u00f2 il plotone di esecuzione e cadde gridando:\u00ab Viva l\u2019Italia \u00bb. Roma, Forte Bravetta, 2 febbraio 1944.\u201d<a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/ezio-malatesta\/\">http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/ezio-malatesta\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo Merli&nbsp;<\/strong>era nato a Milano il 2 gennaio 1913. Aderente al \u201cMovimento Comunista d\u2019Italia &#8211; Bandiera Rossa\u201d, fu arrestato dai tedeschi a Roma l\u201911 dicembre 1943. Rinchiuso nella casa di via Tasso, diventata tristemente nota per le efferatezze che vi si compivano, il giornalista fu poi condotto davanti a un tribunale nazista che lo condann\u00f2 a morte per \u201cpartecipazione a banda armata\u201d. Merli fu fucilato a Forte Bravetta &#8211; che gi\u00e0 il regime fascista aveva prescelto per le esecuzioni capitali &#8211; insieme al suo amico Enzio Malatesta.<a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/carlo-merli\/\">http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/carlo-merli\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><strong>Resistenza, memoria e territorio(Articolo scritto nel 2005 dallo scomparso grande giornalista Massimo Rendina all\u2019epoca presidente dell\u2019ANPI di Roma<\/strong>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Il forte Bravetta \u00e8 una delle quindici imponenti costruzioni militari realizzate a Roma nell\u2019arco di quattordici anni, tra il 1877 (qualche giorno dopo che Vittorio Emanuele Il aveva preso dimora al Quirinale) e il 1891, per dotare la citt\u00e0 di un sistema protettivo che, considerate le capacit\u00e0 delle artiglierie, non consentisse al nemico di colpire le mura che la circondavano, trattenendolo con massicci baluardi, allora in aperta campagna, distanti tre o quattro chilometri l\u2019uno dall\u2019altro, con il tiro incrociato delle batterie sui temuti assalitori, immaginati soprattutto provenienti dal mare. Per costruire il forte Bravetta ci vollero sei anni, dal 1877 al 1883, occupando un\u2019area, tra le vie Aurelia e Portuense, di quasi centodieci mila metri quadrati (10,6 ettari). Ma, appena terminati i lavori di questo e degli altri forti, si scopr\u00ec che non servivano allo scopo per il quale erano stati progettati. La tecnologia aveva nel frattempo modificato la gittata dei cannoni, nuove concezioni dell\u2019arte militare privilegiavano la mobilit\u00e0 degli attaccanti per aggirare gli ostacoli abbandonando la strategia millenaria degli assedi.<br>Ai forti rimase solo la denominazione che ancora conservano, non la funzione. Diventarono caserme e depositi. Anche il Forte Bravetta, ma con una prerogativa in pi\u00f9: quella di luogo prescelto dal regime fascista \u2013 cinquantacinque anni dopo essere stato ultimato, a cominciare dal 17 giugno 1932 \u2013 per le esecuzioni capitali. Vi furono tradotti, per essere fucilati, molti patrioti e qualche grassatore, anche due uomini, definiti anarchici, Bovone e Sbardellotto mandati a morte perch\u00e9 confessi di aver voluto uccidere Mussolini, senza, peraltro, neppure tentarlo; altri per \u201cintelligenza con lo straniero\u201d, cio\u00e8 spie. Tra questi una donna e un diplomatico tedesco. Il numero pi\u00f9 consistente dei giustiziati (ma meglio sarebbe dire assassinati) si ebbe durante i 9 mesi di occupazione nazifascista della capitale, perlopi\u00f9 partigiani, alcuni trascinati, sollevati a braccia, davanti ai plotoni di esecuzione (composti da italiani, militi della PAI, della Guardia di Finanza, poliziotti e persino vigili metropolitani) perch\u00e9 impossibilitati a camminare \u2013 come accadde allo studente universitario Giorgio Lab\u00f2 per le torture subite in via Tasso, dove presiedeva Kappler, o nelle \u201cpensioni\u201d Jaccarino e Oltremare, sedi della polizia speciale comandata da un italiano, Pietro Koch, anche lui fucilato a Forte Bravetta all\u2019indomani della liberazione di Roma, condannato dal Tribunale istituito contro i criminali fascisti, autori di delitti e sevizie, che condann\u00f2 alla pena capitale altri quattro collaborazionisti: Pietro Caruso, Federico Scarpato, Francesco Sabelli e Armando Testorio, quest\u2019ultimo fucilato il 24 maggio del 1945 mentre il Paese era ancora percorso dall\u2019ondata emotiva che coniugava insieme pace e libert\u00e0.I partigiani fucilati a Forte Bravetta furono 66. Ma non tutti i combattenti per la libert\u00e0 passati per le armi dai nazifascisti furono uccisi nel forte. Altri lasciarono la vita nei luoghi di tortura, altri ancora, catturati quasi sempre in seguito a delazioni per denaro, vennero finiti per strada o nei cortili delle caserme a colpi di mitra.Le modalit\u00e0 delle fucilazioni nel Forte Bravetta durante l\u2019occupazione nazifascista seguivano un rigido rituale. Il condannato era fatto sedere su una sedia con lo schienale davanti, le spalle rivolte ai carnefici, le mani legate per i polsi con un lacciolo. Dopo la scarica di fucileria l\u2019ufficiale medico, obbligatoriamente tedesco, constatava se era avvenuta o no la morte. In ogni caso dava il colpo di grazia alla nuca con la pistola. Infine subentrava un sacerdote a benedire la salma. Tutto si svolgeva in pochi minuti, quasi sempre alle prime luci del giorno. I cadaveri erano subito dopo trasportati al Verano privi di segni di identificazione per ordine perentorio del comando germanico.<br>Si deve ad un gruppo di inumatori se, sfidando la polizia collaborazionista e la Gestapo, fu possibile, avvenuta la liberazione di Roma, trarre i resti dalle fosse comuni ridando loro identit\u00e0 e pietosa sepoltura.Questa pubblicazione, fermamente voluta dalla XVI Circoscrizione del Comune di Roma, che l\u2019ha affidata all\u2019ANPI, associazione prescelta per il progetto presentato a seguito di un bando di concorso, risponde cos\u00ec all\u2019esigenza largamente sentita di dare un significato pi\u00f9 consono \u2013 un\u2019anima si direbbe \u2013 a luoghi e manufatti conosciuti solo superficialmente mentre fanno parte a pieno titolo della storia della citt\u00e0. Da ci\u00f2 la necessit\u00e0 di compiere indagini e ricerche quando manchino riferimenti sicuri e le notizie siano carenti o incomplete. Tale incombenza per quanto riguarda il Forte Bravetta \u2013 che \u00e8 il territorio circoscrizionale \u2013 se l\u2019\u00e8 assunta svolgendola con scrupolo, intelligenza e professionalit\u00e0, raggiungendo anche risultati storiografici di rilievo, Augusto Pompeo, impegnato nelle attivit\u00e0 dell\u2019Archivio di Stato di Roma, con l\u2019ausilio di due giovani appassionati scopritori di documenti, Luisa Saveri e Dario Scatolini. Ne \u00e8 sortita un\u2019opera apparentemente semplice per compendio e dimensione, frutto per\u00f2 di un lungo e anche difficile lavoro, perch\u00e9 per ciascuna delle persone considerate per il loro dramma consumato sugli spalti del forte \u2013 c\u2019\u00e8 che era senza un passato, venuto come dal nulla e s\u2019\u00e8 dovuto scoprirlo \u2013 \u00e8 stato necessario sfogliare faldoni, consultare registri, riprendere o acquisire testimonianze orali, estrarre da scaffali e da materiali, anche fortunosamente recuperati, vicende e situazioni da riassumere, confrontare, verificare prima di strutturare il racconto informativo<br>Forte Bravetta si presenta, con ci\u00f2, a parte il carattere architettonico, luogo emblematico, da conservare alla citt\u00e0, alla comunit\u00e0 e valorizzare, evitandone il decadimento, l\u2019uso improprio e forse la distruzione. Auspicio che davvero condividiamo con gli amministratori della Circoscrizione e i curatori di questa pubblicazione che vuol essere prima di tutto un contributo alla verit\u00e0 storica e il suo rivivere di generazione in generazione.<br><strong>Massimo Rendina<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del 77\u00b0 anniversario della morte dei due giovani giornalisti partigiani Enzio Malatesta (Medaglia d\u2019oro al valor militare alla memoria) e Carlo Merli, fucilati il 2 febbraio 1944 a Roma a Forte Bravetta dopo essere stati condannati alla pena capitale da un tribunale germanico, si \u00e8 appreso che anche un altro giornalista aveva subito [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":1179,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16,21,6,13],"tags":[46,45,43,44],"class_list":["post-1172","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-apertura","category-archivioarticoliprecedenti","category-notizie","category-notizie-scr","tag-carlo-merli","tag-enzio-malatesta","tag-forte-bravetta","tag-resistenza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1172","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1172"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1172\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1196,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1172\/revisions\/1196"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1179"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatocronisti.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}