Testata Scr
 

Il Blog del Sindacato




SALVACONDOTTO PER I POTENTI

di Romano Bartoloni
Continua da oltre due anni l'andirivieni fra i rami del Parlamento del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, rinominato liberticida perchè mette i bastoni fra le ruote delle inchieste giudiziarie e taglia le gambe alla cronaca e ai cronisti. Con il voto di fiducia chiesto e ottenuto dal Governo, il 10 giugno è tornato alla Camera, stabilendo una serie di record di pensamenti e ripensamenti, di masticature e rimasticature di commi e di sottocommi, di lacerazioni e di ricuciture. Nonostante il comune chiodo fisso di mettere ordine al sistema degli ascolti clandestini e di frenare le invasioni di campo della stampa, il ddl ha navigato a vista per undici mesi a Montecitorio e poi si è smarrito nei meandri di palazzo Madama per un anno e 15 giorni. E adesso rischia di perdersi nel nuovo braccio di ferro fra i tentennamenti e le divisioni dei deputati di una parte e dell'altra. Persino il Capo dello Stato ha dovuto dire la sua richiamando i principi della Costituzione.
Lo scontro politico si è andato arroventando sotto la pressione dell'opinione pubblica messa in allarme da campagne di stampa senza precedenti. Alle battaglie dei giornalisti, con i cronisti in prima fila, si sono uniti finalmente anche gli editori che hanno intuito i pericoli di un dissesto del regime editoriale, non soltanto a causa della minaccia di pesanti sanzioni.
Il cammino del ddl era e resta irto di ostacoli. Per salvarne comunque l'impianto, i legislatori, sia pro o contro il rebus delle intercettazioni, giocheranno le loro carte per non scontentare troppo i magistrati e per non inimicarsi troppo gli editori. Contro i cosiddetti eccessi dei giornalisti, che tali non sarebbero in altri Paesi occidentali dove si rispetta la libertà di stampa costi quello che costi, paiono invece tutti d'accordo.
Ne sono persuasi le organizzazioni dei giornalisti che, nonostante l'aria di tregua estiva, non intendono abbassare la guardia. Manifestazioni di piazza, giornate di "silenzio rumoroso", resistenza civile, progetti di appello alla Corte europea dei diritti dell'uomo, idee di referendum e di ricorso alla Corte costituzionale, notiziari di cronaca listati a lutto o con richiami da ultima spiaggia, e persino scioperi ricolmano la faretra delle frecce da scoccare per la difesa ad oltranza del diritto-dovere di cronaca e del diritto dei cittadino ad essere compiutamente e correttamente informati.
Ma è ormai tempo di svergognare davanti all'opinione pubblica le vere intenzioni della casta del potere, perché incombe l'ipoteca di scrivere una brutta pagina nella storia della democrazia e senza precedenti dai tempi del fascismo.
Dietro il pretesto della tutela della privacy, non dei cittadini bensì la loro, si nascondono i disegni di prevaricazione dei potenti: difendere i propri privilegi con una sorta di salvacondotto, imporre il silenzio totale sui fatti e sui misfatti della cronaca di tutti i giorni, mettere la sordina sull'intreccio fra politica e malaffare, tarpare le ali alla critica e alla mediazione giornalistica. Per chi ha gli occhi bene aperti, appare scontato che il provvedimento si riserva di assicurare una specie di immunità/impunità, benché, in democrazia, la rilevanza dei comportamenti non sia soltanto giuridica, ma anche politica, sociale ed etica.
Per uscire dagli equivoci e per restituire credibilità al disegno di legge, andrebbe rifatto da cima a fondo partendo dal presupposto che la tutela della privacy riguarda esclusivamente i cittadini, i cosiddetti cittadini comuni che vivono la vita di tutti i giorni lontano dal Palazzo. E il ddl sarebbe più convincente se escludesse dalla salvaguardia di legge gli atti riguardanti le cariche elettive di ogni livello e gli amministratori di società pubbliche o a partecipazione statale.
Le cronache sul potere costituiscono un osservatorio democratico sul funzionamento dello Stato e svelano i meccanismi del rispetto delle leggi e delle regole. Impedirle diventa censura e un atto incostituzionale contro l'art. 21 sulla libertà di stampa, secondo le valutazioni del Consiglio superiore della magistratura. In un documento del 12 febbraio 2004, il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ribadisce il diritto dei media di fornire anche informazioni sulla sfera privata dei politici "in quanto gettano luce sulle modalità con cui tali figure pubbliche svolgono le funzioni alle quali sono chiamate". L'ex garante della privacy, l'autorevole Stefano Rodotà, ritiene che l'asticella della riservatezza deve essere più bassa per i politici, nel senso che essi "hanno una più ridotta aspettativa di privacy". Il prof. Carlo Felice Grosso, penalista e ordinario di diritto penale, sostiene che "i fatti privati di quanti ricevono il consenso della gente devono essere conosciuti. Sapere chi frequenta e come vive chi ho votato è un mio diritto". Nell'editoriale del 12 giugno sul "Corriere della Sera", Ernesto Galli della Loggia si scaglia contro l'"opacità del potere", arrivando a proclamare che l'intercettazione telefonica rompono finalmente "l'opacità del grande privilegio sociale, quello dei politici e dei ricchi innanzitutto, e l'aura di riservatezza di cui esso si nutre" e finalmente " i discorsi dei potenti sono squadernati nella loro volgare quotidianità, nei loro desiderata per lo più inconfessabili, nei loro intrighi, ed esposti una buona volta al giudizio dei più". A rincarare la dose ci si mette anche la Radio Vaticana nel ricordare che "chi accetta un ruolo importante deve rassegnarsi, per il bene della democrazia e della funzione di controllo, a vedere la propria privacy ridotta".
Romano Bartoloni

02/07/2010 11.50.05


SALVACONDOTTO PER I POTENTI

di Romano Bartoloni
Continua da oltre due anni l'andirivieni fra i rami del Parlamento del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, rinominato liberticida perchè mette i bastoni fra le ruote delle inchieste giudiziarie e taglia le gambe alla cronaca e ai cronisti. Con il voto di fiducia chiesto e ottenuto dal Governo, il 10 giugno è tornato alla Camera, stabilendo una serie di record di pensamenti e ripensamenti, di masticature e rimasticature di commi e di sottocommi, di lacerazioni e di ricuciture. Nonostante il comune chiodo fisso di mettere ordine al sistema degli ascolti clandestini e di frenare le invasioni di campo della stampa, il ddl ha navigato a vista per undici mesi a Montecitorio e poi si è smarrito nei meandri di palazzo Madama per un anno e 15 giorni. E adesso rischia di perdersi nel nuovo braccio di ferro fra i tentennamenti e le divisioni dei deputati di una parte e dell'altra. Persino il Capo dello Stato ha dovuto dire la sua richiamando i principi della Costituzione.
Lo scontro politico si è andato arroventando sotto la pressione dell'opinione pubblica messa in allarme da campagne di stampa senza precedenti. Alle battaglie dei giornalisti, con i cronisti in prima fila, si sono uniti finalmente anche gli editori che hanno intuito i pericoli di un dissesto del regime editoriale, non soltanto a causa della minaccia di pesanti sanzioni.
Il cammino del ddl era e resta irto di ostacoli. Per salvarne comunque l'impianto, i legislatori, sia pro o contro il rebus delle intercettazioni, giocheranno le loro carte per non scontentare troppo i magistrati e per non inimicarsi troppo gli editori. Contro i cosiddetti eccessi dei giornalisti, che tali non sarebbero in altri Paesi occidentali dove si rispetta la libertà di stampa costi quello che costi, paiono invece tutti d'accordo.
Ne sono persuasi le organizzazioni dei giornalisti che, nonostante l'aria di tregua estiva, non intendono abbassare la guardia. Manifestazioni di piazza, giornate di "silenzio rumoroso", resistenza civile, progetti di appello alla Corte europea dei diritti dell'uomo, idee di referendum e di ricorso alla Corte costituzionale, notiziari di cronaca listati a lutto o con richiami da ultima spiaggia, e persino scioperi ricolmano la faretra delle frecce da scoccare per la difesa ad oltranza del diritto-dovere di cronaca e del diritto dei cittadino ad essere compiutamente e correttamente informati.
Ma è ormai tempo di svergognare davanti all'opinione pubblica le vere intenzioni della casta del potere, perché incombe l'ipoteca di scrivere una brutta pagina nella storia della democrazia e senza precedenti dai tempi del fascismo.
Dietro il pretesto della tutela della privacy, non dei cittadini bensì la loro, si nascondono i disegni di prevaricazione dei potenti: difendere i propri privilegi con una sorta di salvacondotto, imporre il silenzio totale sui fatti e sui misfatti della cronaca di tutti i giorni, mettere la sordina sull'intreccio fra politica e malaffare, tarpare le ali alla critica e alla mediazione giornalistica. Per chi ha gli occhi bene aperti, appare scontato che il provvedimento si riserva di assicurare una specie di immunità/impunità, benché, in democrazia, la rilevanza dei comportamenti non sia soltanto giuridica, ma anche politica, sociale ed etica.
Per uscire dagli equivoci e per restituire credibilità al disegno di legge, andrebbe rifatto da cima a fondo partendo dal presupposto che la tutela della privacy riguarda esclusivamente i cittadini, i cosiddetti cittadini comuni che vivono la vita di tutti i giorni lontano dal Palazzo. E il ddl sarebbe più convincente se escludesse dalla salvaguardia di legge gli atti riguardanti le cariche elettive di ogni livello e gli amministratori di società pubbliche o a partecipazione statale.
Le cronache sul potere costituiscono un osservatorio democratico sul funzionamento dello Stato e svelano i meccanismi del rispetto delle leggi e delle regole. Impedirle diventa censura e un atto incostituzionale contro l'art. 21 sulla libertà di stampa, secondo le valutazioni del Consiglio superiore della magistratura. In un documento del 12 febbraio 2004, il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ribadisce il diritto dei media di fornire anche informazioni sulla sfera privata dei politici "in quanto gettano luce sulle modalità con cui tali figure pubbliche svolgono le funzioni alle quali sono chiamate". L'ex garante della privacy, l'autorevole Stefano Rodotà, ritiene che l'asticella della riservatezza deve essere più bassa per i politici, nel senso che essi "hanno una più ridotta aspettativa di privacy". Il prof. Carlo Felice Grosso, penalista e ordinario di diritto penale, sostiene che "i fatti privati di quanti ricevono il consenso della gente devono essere conosciuti. Sapere chi frequenta e come vive chi ho votato è un mio diritto". Nell'editoriale del 12 giugno sul "Corriere della Sera", Ernesto Galli della Loggia si scaglia contro l'"opacità del potere", arrivando a proclamare che l'intercettazione telefonica rompono finalmente "l'opacità del grande privilegio sociale, quello dei politici e dei ricchi innanzitutto, e l'aura di riservatezza di cui esso si nutre" e finalmente " i discorsi dei potenti sono squadernati nella loro volgare quotidianità, nei loro desiderata per lo più inconfessabili, nei loro intrighi, ed esposti una buona volta al giudizio dei più". A rincarare la dose ci si mette anche la Radio Vaticana nel ricordare che "chi accetta un ruolo importante deve rassegnarsi, per il bene della democrazia e della funzione di controllo, a vedere la propria privacy ridotta".
Romano Bartoloni

02/07/2010 11.47.58


CONTRO BLACK-OUT ALLE CENSURE


L'Unione nazionale cronisti italiani e il Sindacato cronisti romani, da sempre in prima linea nella lotta per la libertà di stampa e per il diritto/dovere di cronaca, rinnova gli appelli alla mobilitazione della categoria e si unisce alla campagna di dura reazione della FNSI contro la stretta liberticida in commissione giustizia al Senato sul ddl Alfano sulle intercettazioni. Se come sembra, l'aula di palazzo Madama varerà entro giugno il ddl, si scriverà una brutta pagina nella storia della democrazia e senza precedenti dai tempi del fascismo, provocando, con l'arma dell'intimidazione, il silenzio totale su fatti e misfatti della cronaca e della politica. Perché cancellare la cronaca significa impedire che malaffare e corruzione, ancora oggi purtroppo alla ribalta dei mass-media, non siano mai più smascherati agli occhi dell'opinione pubblica.
Nel rilanciare gli impegni di azione sindacale fino all'indizione di un sciopero generale, l'UNCI invita colleghi e sindacato a rendere la pariglia ai censori, e a tutti gli omertosi alleati di oggi e di ieri, con il contro black-out, documentando sì i fatti della politica, ma togliendo la vetrina dei mass-media ai potenti, alle loro facce e ai loro nomi.

21/05/2010 17.30.32


SCHIERATI CONTRO L'INTOLLERANZA
Il Sindacato cronisti romani è schierato accanto ai cronisti de "Il Messaggero" che hanno subito intollerabili atti di intimidazione da parte dei presidenti di alcuni Municipi romani. I "minisindaci" hanno protestato sotto le finestre del giornale, contestando per partito preso e per lesa maestà le inchieste giornalistiche sugli sprechi e sulle spese facili; inchieste condotte, peraltro, con documenti alla mano e spulciando fra le pieghe dei bilanci secondo i più rigorosi principi del mestiere.

L'episodio di intolleranza è tanto più grave perché si colloca in tempi di voglia di bavagli e di censure da parte del sistema dei poteri, a cominciare dal ddl Alfano che si propone di abolire la cronaca giudiziaria. In troppi si dimenticano o fingono di dimenticarsi che i cronisti non sono dei passacarte di comunicati e veline e che il diritto/dovere di cronaca coincide con il diritto dei cittadini di essere compiutamente informati sulla condotta dei loro amministratori.

Roma 7 maggio 2010

10/05/2010 14.06.02


VOGLIONO ABOLIRE LA CRONACA

di Romano Bartoloni

Ancora una volta giornalisti in piazza a Roma per protestare, frenare e contrastare la corsa al voto parlamentare sul ddl Alfano che tradisce la voglia di censura e di bavagli da parte del Governo e del sistema dei poteri dietro il pretesto di combattere gli abusi dei tam-tam sulle intercettazioni telefoniche.
In piazza Navona il 28 aprile 2010, ma "anche nelle piazze delle redazioni", come ha assicurato il segretario della FNSI, Franco Siddi, la reazione è stata dura e, stavolta, persino spalleggiata dagli editori. Se il disegno di legge di centro-destra, passato alla Camera nel giugno dello scorso anno, come quello (Mastella) di centrosinistra della scorsa legislatura, vietavano ai cronisti di pubblicare quasi tutto delle inchieste giudiziarie, al giro di boa in commissione giustizia al Senato si vieta tutto, si impone il silenzio totale di ogni notizia fino al processo pubblico; e con l'andazzo dei tribunali di oggi fino a due o tre anni dopo il fatto. E la cronaca in differita non è più cronaca.
Peraltro, il ddl, inasprito dal carico dei nuovi emendamenti persecutori, va giù pesante contro il mestiere del cronista, e non risparmia gli editori che rischiano sanzioni per centinaia di migliaia di euro; sanzione che possono ammazzare le piccole testate.
Quel giorno di fine aprile, l'incontro FNSI, UNCI, FIEG con il presidente del Senato, Renato Schifani ha prodotto soltanto la speranza dei tempi lunghi caratteristici dei nostri rissosi parlamentari. Non a caso il presidente dell'Unione cronisti italiani, Guido Columba, confida che il seme della ragionevolezza possa emergere dal gioco contrapposto maggioranza/opposizione. Comunque, il clima politico generale non promette nulla di buono, E i giornalisti sono pronti a tutto, garantisce il presidente della FNSI, Roberto Natale: scioperi, disobbedienza civile e professionale, ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo.
Da qualche anno ormai, con il vento in poppa della rivoluzione elettronica, il sistema dei poteri aspira a sbarazzarsi della mediazione giornalistica e a tarpare le ali ad ogni palpito di critica, sale e pepe di ogni modello di informazione in un Paese democratico. In sintonia con questo obiettivo, un disegno di legge, che avrebbe dovuto ridimensionare gli eccessi di intercettazioni telefoniche (nel 2007 125mila costate 224 milioni di ero), scoraggiare il gossip sulla pelle degli altri, si è trasformato in un giro di vite sulle indagini e sulle notizie. Commenta il sen. Felice Casson, uno dei pochissimi parlamentari (per la verità assieme a Di Pietro), coerente oggi come ieri sulla necessità della resistenza, e assolutamente contrario a una svolta così radicale: "l'intento è di mettere le manette a polizia e magistrati che indagano, e di imbavagliare la stampa":
Quando scattò la censura fascista, la prima vittima fu la cronaca. Mussolini in persona ridusse le pagine dei giornali e ordinò la smobilitazione della nera, niente più notizie su fatti e misfatti della politica e della società. Oggi lo scopo non è diverso anche se si ricorre a un metodo più raffinato, l'intimidazione. Non centra nulla il pettegolezzo sulle intercettazioni, quando si pretende di rinviare sine die la pubblicazione degli atti giudiziari (divieto assoluto persino per riassunto) già conosciuti dalle parti in causa, e quindi non più segreti, e si minacciano da 4 a 6 anni di carcere e onerose sanzioni pecuniarie ai cronisti che esercitano il loro diritto/dovere di informare. Un diritto che coincide con quelle dei cittadini di conoscere le malefatte e di essere compiutamente informati.
Se queste norme fossero state già vigenti, il black-out sarebbe calato su fatti delittuosi che hanno impressionato enormemente l'opinione pubblica: le vicende sulla clinica di S. Rita a Milano, le risate di due imprenditori alla notizia del terremoto all'Aquila. Il bacio in fronte del banchiere Fiorani a Fazio, la concussione di un giudice tributari e di un suo consulente per aggiustare una sentenza su controversie fiscali, le tangenti sulla sanità in Puglia, le torbide vicende del campionato di calcio.
Ma cosa prevede il ddl? Si potrà intercettare in presenza di "gravi indizi di reato", cioè come la legge attuale, ma le intercettazioni dovranno essere "assolutamente indispensabili" per la prosecuzione delle indagini. Per i reati di mafia e terrorismo basteranno, invece, "sufficienti indizi di reato". Al magistrato è fatto divieto di rilasciare "pubblicamente dichiarazioni", ed è impedita la pubblicazione sui giornali di nomi e foto dei magistrati inquirenti. Chi pubblica gli atti proibiti del procedimento, rischia l'arresto fino a 2 mesi e l'ammenda dai 2 ai 10mila euro. In caso di intercettazioni, la condanna è più severa: carcere fino a 2 mesi e ammenda da 4 a 20mila euro; per gli atti secretati la condanna arriva fino ai 6 anni. Oltre all'arresto fino a 2 mesi, i cronisti rischiano il carcere fino a 4 anni se registrano conversazioni senza avvertire l'interessato e fino a 6 anni se si rendono "complici". Qualora il disegno di legge fosse approvato così come è dal Parlamento, varranno i divieti di pubblicazione, sia pure per stralci e riassunti, anche per i procedimenti in corso.
Pietra tombale sulla cronaca giudiziaria, se l'opinione pubblica finisce per accettare l'ineluttabile per quieto vivere.
Romano Bartoloni

06/05/2010 17.25.23


INTERNET SPECCHIO DEI TEMPI

di Romano Bartoloni

Una volta durante una conferenza sulle tecniche di giornalismo alla scuola sottufficiali dei carabinieri a Velletri, un allievo sollevò un'obiezione calzante ed emblematica ai nostri giorni. Perché i cronisti si ostinano a dare la caccia alle notizie, quando alle conferenze stampa, tramite comunicati e via email si offre un panorama completo delle operazioni di polizia giudiziaria? In effetti, rispetto ad un passato di silenzi e di diffidenze, le cose sono cambiate profondamente e grazie a una più matura sensibilità verso il valore dell'informazione e alla padronanza delle tecnologie, sono stati compiuti passi da gigante nelle comprensione delle esigenze della cronaca da parte degli uffici stampa, relazioni esterne, settore comunicazione, marketing ecc. I cui addetti hanno raggiunto il numero record di 14.218 (rapporto dicembre 2009 della pubblicazione degli editori, "Prima comunicazione"), pareggiando praticamente i conti con i giornalisti a tempo pieno dei mass-media.
Tuttavia, giornali e radiotv operano in un mercato che incoraggia la libera concorrenza, e le ragioni della tempestività e della completezza delle notizie non collimano tuttora con i lenti e laboriosi meccanismi delle indagini, e con un'informazione pubblica fatta prevalentemente di annunci. I cronisti vogliono saperne di più, controllare con i propri occhi il dritto e il rovescio della medaglia, al fine di dare un senso compiuto di perché e di percome ai fatti accaduti e agli impegni presi. Dal canto loro gli investigatori si preoccupano che la fuga delle indiscrezioni possa bruciare l'inchiesta e favorire la scomparsa degli indizi e delle prove, mentre gli amministratori pubblici temono gli effetti dirompenti della critica. Per entrambe le parti, la rivoluzione tecnologica ha prodotto un terremoto negli approcci alla gestione dei fatti e alla produzioni delle notizie.
Oggi sembrano lontani anni luce i tempi in cui i giornalisti si scontravano con gli amministratori locali che pretendevano dalle cronache cittadine la risonanza, a loro misura,
dell'informazione di servizio locale, non riuscendo ancora a capire che i cambiamenti prodotti nel modo di fare comunicazione responsabilizzano gli enti locali, almeno quelli più grandi, e che spetta a loro un ruolo diretto e interattivo con i cittadini. I Municipi di Roma, Milano, e delle più importanti città italiane, hanno realizzato nel mondo di Internet portali istituzionali, proponendo sportelli virtuali e servizi online. Non solo, ma organizzando l'homepage, la pagina di apertura del portale, come un vero e proprio giornale, promuovono una comunicazione quotidiana sulla propria attività e sullo stato dei servizi erogati alla cittadinanza.
A volte, come nel caso del Comune di Roma, l'assetto su scala editoriale è esemplare. Del tradizionale ufficio stampa rimane soltanto l'etichetta. L'homepage è regolarmente registrato come testata giornalistica quotidiana presso la seziona stampa del tribunale di Roma. Nel rispetto della legge sull'Ordine professionale e della legge 150 del 2000 riguardo alla gestione dell'informazione nella pubblica amministrazione, la redazione, peraltro numerosa come quella di un quotidiano di media dimensione, è composta di giornalisti persino sindacalizzati e con tanto di comitato di redazione. E' guidata da un direttore responsabile, Simone Turbolente, che è anche capo dell'ufficio stampa e portavoce del Sindaco. Secondo uno schema classico di collegamento con i mass-media, produce un notiziario, con la differenza rispetto a ieri, che viene trasmesso in via telematica e a getto continuo. La redazione cura, inoltre, l'architettura dell'homepage e svolge un'attività multimediale per il giornale online, per Televideo ecc. Infine, il portale è diretto da una figura responsabile del dominio Internet nei confronti dell'Authority per la comunicazione.
Nel campo della comunicazione interattiva, il 2009 è passato alla storia come l'anno dei social network. Come alla Casa Bianca dell'era di Barack Obama, e come in altri palazzi di governo nel mondo, da noi, prima il Vaticano e poi il Quirinale hanno cominciato a parlare alla gente attraverso YouTube. Il canale della Santa Sede è stato inaugurato il 23 gennaio dello scorso anno e nella prima settimana ha fatto registrare 750mila accessi. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha debuttato nella rete sociale con il messaggio di fine d'anno.
Nel bene come nel male, la rete prsenta uno spaccato dei tempi, ed è diventata lo specchio, deformato o deformante quanto si vuole, degli umori e dei malumori della gente. Che non si placano rompendo lo specchio. Colpire Internet, dicono gli avvocati di Google denunciata per video scabrosi, è "come processare i postini per il contenuto delle lettere che portano". Nei regimi dittatoriali, in Cina come in Iran, si tenta invano di mettere la sordina alla voce digitale sui fermenti della popolazione. Filmati e blog su scontri e tensioni fanno il giro del mondo diffusi e ingigantiti dalla stampa e dalle tv. Inutili le censure: le rivoluzioni ora corrono su Facebook e su Twitter e lanciano la sfida in diretta mondiale.
Inevitabile il rovescio della medaglia. La cittadella televisiva del "Grande Fratello" è spiata da più di 80 postazioni perennemente accese, a disposizione dei registi di turno. La numero 71 è fissa sul bagno, per la precisione su tazza e bidet. Non arriva mai alla messa in onda, ma per problemi di sicurezza (un malore) è attiva. Per gli appassionati del reality di canale cinque Mediaset, sono garantite la diretta tv o le registrazioni più invasive delle umane debolezze. Per tutti gli altri, un organizzato ufficio stampa distribuisce spezzoni di filmati, notizie, commenti, morbosità, illazioni. Anche questo fenomeno, che sembra il lato oscuro della rete, appartiene alla comunicazione della nostra epoca.
Romano Bartoloni

23/02/2010 16.16.55


IL PROGRAMMA DEL CENTENARIO



Il Sindacato cronisti romani è nato il 5 agosto del 1910 in via Due Macelli 12 tel 12-34, esattamente un anno dopo l'avvento della FNSI, la Federazione nazionale della stampa italiana che riunisce in un patto federale tutte le associazioni regionali e lo stesso gruppo specialistico dei cronisti. Abolito dal fascismo, il SCR si è ricostituito nel 1945 con l'entusiasmo della voglia di rinascita che caratterizzava il periodo dell'immediato dopoguerra. E' costituito da 400 giornalisti/cronisti in rappresentanza di tutti i mass.media della città, carta stampata, radiotv, online. Ne hanno fatto parte e ne fanno parte generazioni di giornalisti che si sono fatti le ossa a tu per tu con fatti e misfatti di una città tutta particolare come Roma. Noi vorremmo cogliere l'occasione per offrire ai romani, e non solo, una lettura della cronaca diventata storia attraverso 100 anni di cronache e la voce, la penna e le immagini di cronisti e di fotoreporter.
L'eccezionalità dell'evento avrà il patrocinio delle massime autorità dello Stato della regione e della città, dei mass-media e degli esponenti delle istituzioni e delle organizzazioni dei giornalisti, nonché sponsorizzazioni di alto livello.
a) Il ciclo delle manifestazioni sarà inaugurato il 22 aprile nella sala della Protomoteca in Campidoglio dal Sindaco Alemanno nel quadro delle celebrazioni del Natale di Roma. Si terrà un confronto pubblico tra amministrazione cittadina, Alemanno e l'ex sindaco Clelio Darida, un grande e amato personaggio come simbolo della romanità (ci tiene per ora a mantenere la riservatezza!!), fonti di informazione, cronisti doc sul tema del "come eravamo ieri e come siamo oggi" attraverso la presentazione di due libri editi dal SCR e di un film/documentario curato dalla Teche Rai. La centenaria vicenda del Sindacato cronisti offre lo spunto alla prima delle due pubblicazioni all'insegna di "Cento anni di Roma, cento anni di cronaca, cento anni di Sindacato cronisti romani", una cavalcata secolare dentro la cronaca e le cronache giornalistiche e le attività del SCR dedicate alla città e a più costruttivi rapporti di dialogo fra la stampa, le amministrazioni cittadine, le forze dell'ordine nell'interesse di una puntuale e corretta informazione al servizio dei romani. Il volume sarà dotato di un appendice di documentazione inedita. La seconda pubblicazione è un libro/documento sull'informazione oggi e sul come è cambiata "Guida all'universo comunicazione" : nuovi modelli di giornalisti, il boom dell'elettronica, il fai da te della comunicazione, l'influenza del virtuale, il gossip e le inchieste spettacolo ecc con la prima, completa appendice (unica del genere) di leggi, codici, norme, regole e quanto altro disciplina l'informazione ai nostri giorni.
b) in progettazione figurano tre Premi/concorso: "Il Premio Roma del cronista", " Il Premio giovane fotoreporter romano" e il "Premio il cittadino cronista" con il coinvolgimento degli esponenti della città e del mondo della comunicazione
1) "Il Premio Roma del cronista", sulla falsariga di quello nazionale promosso dall'UNCI, si ripromette lo scopo di sottolineare il ruolo e la funzione che il cronista svolge nel lavoro quotidiano a contatto con i cittadini, e di premiare coloro che si sono particolarmente distinti per impegno professionale, sociale e umano. Possono concorrere tutti i cronisti con i loro lavori di articoli, servizi, inchieste svolte nell'anno 2009.
2) Con "Il Premio giovane fotoreporter romano" si intende offrire un significativo riconoscimento ai giovani coraggiosi che intraprendono il mestiere di fotoreporter qualificando e rilanciando una gloriosa professione a rischio di estinzione nell'epoca delle immagini interattive e senza frontiere, e alla portata di un dilettantismo arrembante. Il Premio sarà inserito significativamente nell'ambito della manifestazioni multimediale al Museo di Roma in Trastevere
3) Il "Premio il cittadino cronista" dedicato alle nuove forme di comunicazione elettronica che incoraggiano e valorizzano la partecipazione attiva dei lettori/cittadini a una più completa e tempestiva testimonianza dei fatti di cronaca. Una svolta epocale grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione e di interscambio fra moltitudini di navigatori offerte da internet.
c)rassegna cinematografica retrospettiva di film su Roma e la cronaca possibilmente nell'ambito delle manifestazioni del Festival del cinema di Roma da tenersi straordinariamente nella casa del Cinema con il sostegno del Comune
d) In autunno/ottobre la manifestazione multimediale al Museo di Roma in Trastevere piazza S. Egidio messo a disposizione tramite Zetema. La rassegna in questione è costituita da una mostra/esposizione di foto, filmati/audiovisivi, documenti curiosità su 100 anni di vita/cronaca cittadina intrecciati alla storia e alle attività del Scr (grandi e piccoli eventi di vita vissuta, grandi opere, la riscoperta di delitti e scandali che hanno fatto epoca, la ribalta di personaggi famosi di ieri e di oggi ecc.). Una carrellata, una testimonianza multimediale in caccia di ricordi e di immagini d'epoca, di rievocazioni e di rivisitazione di fatti e misfatti che hanno caratterizzato la mutazione genetica della capitale. E assieme spezzoni di film d'autore su Roma. In particolare, saranno esposte 5 postazioni audiovisive e 150 fotografie (comprese una raccolta inedita del famoso fotoreporter degli anni '30 Adolfo Porry Pastorel) con l'assistenza dell'associazione Promemoriafotoreporter di Angelo Palma e del Gruppo foto archivi multimedia che già curarono nel 2001 proprio a S. Egidio una rassegna di fotogiornalismo romano. L'allestimento della mostra è curato dal collaudato studio Lemme dell'architetto Raffale Lemme. L'organizzazione generale è affidata ad "Athena eventi" di Stefania Bisaccioni De Angelis di sperimentata esperienza nel campo della promozione di eventi culturali.
d) le manifestazioni si concluderanno con l'udienza dal Papa e gli incontri con le alte cariche dello Stato.
Roma gennaio 2010



07/01/2010 18.44.45


ESCORT E TRANS I NUOVI MOSTRI
di Romano Bartoloni

Escort e Trans? Chi sono questi/queste Carneadi? Se non sono due noti modelli d'auto come si sostiene nel tam-tam di Internet, chi sono allora? I nuovi mostri? Più semplicemente un'accompagnatrice tutto fare oppure un amore classico prezzolato? Un Giano bifronte dedito al culto di Dioniso o uno sventurato mezzo uomo e mezzo donna?
Negli anni '53/'54 dello scorso secolo, all'epoca del supergiallo Montesi, un delitto che mise in ginocchio la DC, e del caso Sotgiu, annesso e connesso al primo (il presidente comunista della Provincia di Roma, moralista dalla doppia vita, costretto a sparire dalla circolazione), il mondo del sesso a pagamento di alto bordo, di qualsiasi natura fosse, produceva scalpore e sensazionalismo con linguaggio sobrio e contenuto per il clima dei tempi caratterizzato dal reato, oggi anacronistico, di offesa al pubblico pudore. Anche allora non era facile mettere la sordina sugli scandali, ma quasi sempre i panni sporchi si lavavano in famiglia difficilmente in pubblico. Tuttavia, l'amara lezione di quei giorni insegnò all'intera casta di stringere un tacito patto di pace per mettere i casi propri al riparo dagli scontri politici. La tregua si è rotta ormai da tempo e non soltanto per l'asprezza delle lotte intestine ai poteri, ma anche per la profonda mutazione dei costumi e per la svolta tecnologica nel campo della comunicazione.
Nel "Corriere della Sera" del 31 ottobre, in piena odissea Marrazzo, il vicedirettore Pierluigi Battista raccoglie il grido di dolore di politici e dintorni sulla fine della loro riservatezza, scrivendo di "requiem" e di "funerali" per la vita privata "espugnata non dalla vecchia inquisizione, ma da un'inedita spietata dittatura tecno-pettegola". Due giorni dopo, lo stesso direttore del giornale, Ferruccio De Bortoli, rincara la dose alludendo, fra l'altro, "a un'informazione che si disputa brandelli delle vite private dei rivali politici e non".
A parte ogni altra legittima considerazione sulla trasparenza della vita pubblica, gli autorevoli editorialisti sembrano non ricordare che i personaggi pubblici, nell'epoca delle apparenze e del virtuale, hanno imparato a gestire il gossip e il sensazionalismo per conquistarsi popolarità, simpatie e solidarietà a buon mercato. Da Narcisi del XXI secolo, si adoperano per mettere in piazza il meglio della propria sfera privata attraverso i mass-media fino a Youtube, raccontando di sé stessi senza pudori sentimenti, storielle, delusioni, desideri, fobie, smancerie e persino pettegolezzi. E allora non possono invocare le ragioni della riservatezza quando torna comodo o sono presi in castagna, e magari salire in cattedra quando i panni sporchi finiscono in pasto al pubblico.
Il presidente francese Sarkozy digrigna i denti contro la stampa francese, perché ha osato occuparsi del figlio che aveva candidato, con una spintarella nepotista, a candidato di un'importante società pubblica (grazie alla campagna dei massa-media, ha dovuto fare marcia indietro!). Il presidente USA Obama scomunica come nemici politici le TV di Murdoch che parlano sempre male di lui. Il governatore della California, Schwarzenegger, inasprisce le pene contro i fotografi dopo che è stato ritratto a torso nudo rivelando al mondo che la sua supermuscolatora si è trasformata in una poltiglia gommosa.
Da noi, Lui, il premier Berlusconi, potrà essere anche il nemico pubblico numero 1 della libertà di stampa, ma sicuramente rappresenta la punta dell'iceberg di un fenomeno sintomatico dei tempi che ambisce a liberarsi della mediazione giornalistica con il fai da te della comunicazione e con il controllo delle fonti. Da sempre si combatte contro la suggestione alla reticenza, all'uso distorto dei segreti, all'arbitraria regolazione del rubinetto dell'informazione.
Insomma, cresce un'intolleranza senza precedenti nei confronti del mestiere di ficcanaso autorizzato e svolto da sempre nel nome del cittadino che ha diritto di essere compiutamente e correttamente informato su tutto quello che bolle in pentola.
Oggi in più la potenza delle tecnologie elettroniche costringe a fare i conti con un'informazione precotta e narcotizzata anche da parte delle fonti ufficiali a scapito dell'informazione giornalistica di prima mano e della cronaca in presa diretta e colta dal vivo: dal dilagare dei comunicati/veline riprodotti con il "copia e incolla", alla diffusione nelle tv di audiovisivi preconfezionati, dalla censura all'autocensura sotto la spada di Damocle delle querele facili alle prevaricazioni dei magistrati che incriminano i cronisti in cerca di notizie per proprio conto e alternative alle conferenze stampa.
I monopoli e gli oligopoli dei poteri non solo soffiano sul fuoco delle leggi liberticide, ma controllano sempre più e sempre meglio la dinamica delle notizie, provocando frustrazione tra i colleghi, germinando una pletora di precari passacarte, e offrendo pretesti al disegno editoriale di ridimensionare drasticamente le redazioni, e di sbarazzarsi di generazioni di giornalisti, il meglio della professione, con pesanti ripercussioni sul sistema previdenziale.
La natura, le responsabilità e il controllo delle fonti stanno diventando il problema dei problemi per il futuro del giornalismo, causa e origine di tutti i nostri mali, di tutti i bavagli, guinzagli, lacci e laccioli che mettono a repentaglio la coscienza critica collettiva e modelli culturali di pluralismo e di tenuta democratica.





07/11/2009 18.35.34


IL NEMICO PUBBLICO N. 1
di Romano Bartoloni
Da piazza del Popolo è stata lanciata la prima e vera vertenza politica sull'informazione che inseguivamo da anni senza costrutto. Adesso non possiamo più deludere le attese dell'opinione pubblica, né riposare sugli allori della grande manifestazione di solidarietà ricevuta, né correre altri rischi di strumentalizzazione che ci sono stati prima, durante e dopo il 3 ottobre. Non basta la protesta giusta e legittima che sia, quando la svolta epocale del mondo della comunicazione mette in discussione l'identità stessa del giornalista, la sua indipendenza nella ricerca delle notizie, la sua autonomia di giudizio e di critica, incoraggiando le manipolazioni dei potenti dentro i mass-media. Lui, il premier Berlusconi, potrà essere anche il nemico pubblico numero 1 della libertà di stampa, ma sicuramente rappresenta la punta dell'iceberg di un fenomeno sintomatico dei tempi che ambisce a liberarsi della mediazione giornalistica con il fai da te della comunicazione e con il controllo delle fonti. Da sempre si combatte contro la suggestione alla reticenza, all'uso distorto dei segreti, all'arbitraria regolazione del rubinetto dell'informazione.
Oggi in più la potenza delle tecnologie elettroniche costringe a fare i conti con un'informazione precotta e narcotizzata anche da parte delle fonti ufficiali a scapito dell'informazione giornalistica di prima mano e della cronaca in presa diretta e colta dal vivo: dal dilagare dei comunicati/veline riprodotti con il "copia e incolla", alla diffusione nelle tv di audiovisivi preconfezionati, dalla censura all'autocensura sotto la spada di Damocle delle querele facili alle prevaricazioni dei magistrati che incriminano i cronisti in cerca di notizie per proprio conto e alternative alle conferenze stampa. Insomma, cresce un'intolleranza senza precedenti nei confronti del mestiere di ficcanaso autorizzato e svolto da sempre nel nome del cittadino che ha diritto di essere compiutamente e correttamente informato su tutto quello che bolle in pentola.
I monopoli e gli oligopoli dei poteri non solo soffiano sul fuoco delle leggi liberticide, ma controllano sempre più e sempre meglio la dinamica delle notizie, provocando frustrazione tra i colleghi, germinando una pletora di precari passacarte, e offrendo pretesti al disegno editoriale di ridimensionare drasticamente le redazioni, e di sbarazzarsi di generazioni di giornalisti, il meglio della professione, con pesanti ripercussioni sul sistema previdenziale. Di contro nascono nuove figure di comunicatori/informatori che rivendicano la liberalizzazione della professione, e si moltiplicano, nell'era di Youtube, i cosiddetti citizen journalist, l'uomo della strada armato di videofonini e videocamere, testimone occasionale ma già protagonista di scoop (il terremoto dell'Aquila, il disastro di Viareggio, l'alluvione del messinese ecc.), spesso dotato di senso critico e di capacità di analisi.
La natura, le responsabilità e il controllo delle fonti stanno diventando il problema dei problemi per il futuro del giornalismo, causa e origine di tutti i nostri mali, di tutti i bavagli, guinzagli, lacci e laccioli che mettono a repentaglio la coscienza critica collettiva e modelli culturali di pluralismo e di tenuta democratica.
Come consigliere nazionale della FNSI, chiedo di aprire una riflessione seria e severa nel sindacato dei giornalisti, cominciando a coinvolgere il Consiglio nazionale fin dalla prossima riunione. Peraltro, mi sembra la questione stia a cuore anche al segretario generale Franco Siddi, che, in una recente intervista al Corriere della Sera sulla manifestazione di piazza del Popolo, ha rivendicato, proprio nel segno della libertà di stampa, la trasparenza e il libero e diretto accesso alle fonti, raccogliendo le sollecitazioni del collega di via Solferino, Luigi Ferrarella, e dicendo "basta al giornalista buca delle lettere". Un collega Ferrarella che ha avuto il coraggio di portare alla ribalta della prima pagina del Corriere, evento senza precedenti, le verità nascoste dietro le opacità delle fonti e le sudditanze dei giornalisti.
Non si discute il rigore professionale dei colleghi degli uffici stampa, oggi organizzati e attrezzati ad alto livello tecnico e culturale con rapporti normalizzati dalla legge 150, così come lo è sempre stato quello dei giornalisti impegnati nelle testate dei partiti e nei gruppi editoriali ben caratterizzati. Ma mentre i secondi rispondono di fronte alla legge per quello che scrivono e illustrano nelle radiotv, i primi non hanno le stesse responsabilità civili e penali riguardo ai reati a mezzo stampa, perché la loro attività giornalistica non è diretta al pubblico, né è riconosciuta dalla legge sulla stampa né dai codici.
Assieme all'Unione nazionale cronisti, invoco da tempo la costituzione di un Osservatorio/Authority di garanzia sulle fonti di informazione ufficiali e sulla comunicazione istituzionale per sostenere il rispetto delle condizioni essenziali di neutralità, imparzialità, affidabilità e correttezza, al fine di frenare le suggestioni alla discrezionalità e all'arbitrio, e le forme di eccesso nel ricorso a veline, comunicati, email, conferenze-stampa-spot a rimorchio delle ragioni di omologazione dei poteri e non a tutela della verità e dell'obiettività dei fatti. L'idea ha incontrato la sensibile attenzione del Presidente della Repubblica e della Corte costituzionale. E ha ottenuto l'interessamento dell'Autorità per le garanzie della comunicazione.
Piazza del Popolo ha maturato i tempi per tornare alla carica con il prestigio e l'autorevolezza del sindacato unitario dei giornalisti e per cominciare a mettere i puntini sulle i in vista di una possibile conferenza nazionale sulla stampa a tu per tu con i potenti e con gli editori.




13/10/2009 16.08.09


PRONTI PER I NOSTRI 100 ANNI


Il Sindacato cronisti romani è nato il 5 agosto del 1910 in via Due Macelli 12 tel 12-34, esattamente un anno dopo l'avvento della FNSI, la Federazione nazionale della stampa italiana che riunisce in un patto federale tutte le associazioni regionali e lo stesso gruppo specialistico dei cronisti. Abolito dal fascismo, il SCR si è ricostituito nel 1945 con l'entusiasmo della voglia di rinascita che caratterizzava il periodo dell'immediato dopoguerra. E' costituito da 400 giornalisti/cronisti in rappresentanza di tutti i mass.media della città, carta stampata, radiotv, online. Ne hanno fatto parte e ne fanno parte generazioni di giornalisti che si sono fatti le ossa a tu per tu con fatti e misfatti di una città tutta particolare come Roma. Noi vorremmo cogliere l'occasione per offrire ai romani, e non solo, una lettura della cronaca diventata storia attraverso 100 anni di cronache e la voce, la penna e le immagini di cronisti e di fotoreporter.
Lanciato fin dagli albori con l'etichetta di sodalizio impegnato anche in attività solidaristiche secondo le ricette caritatevoli dell'epoca, ha consolidato oggi come scopi principali la tutela del diritto del cittadino ad essere compiutamente informato, e rapporti di franca correttezza con le fonti di informazioni nazionali e cittadine, innanzittutto la fonte primaria, la gente/l'uomo della strada; senza trascurare le sue radici di spirito di servizio e di dedizione per la città e la sua popolazione (confronti/scontri con le autorità, convegnistica, attività editoriale ecc.).
Premesso che per l'eccezionalità dell'evento sarà richiesto il patrocinio delle massime autorità dello Stato della regione e della città si delinea per sommi capi il progetto e il ciclo delle manifestazioni che si terranno nell'arco del prossimo anno, il 2010. Consapevoli della difficile congiuntura economica e sociale che attraversa la città e il Paese, le iniziative saranno promosse nel segno dello spirito di servizio, dell'essenzialità e della sobrietà.
a) Il ciclo delle manifestazioni sarà inaugurato nella sala della Protomoteca in Campidoglio dal Sindaco Alemanno nel quadro delle celebrazioni del Natale di Roma entro la fine di aprile 2010. Si terrà un confronto pubblico tra amministrazioni cittadine, Sindaco di oggi e di ieri (o Santini, o Darida o Signorello), fonti di informazione, romani doc (Gigi Proietti o Enrico Montesano), stampa sul tema del "come eravamo e come siamo diventati" attraverso la presentazione di due libri editi dal SCR. La centenaria vicenda del Sindacato cronisti offre lo spunto alla prima delle due pubblicazioni all'insegna di "Quando la cronaca diventa storia di Roma", una cavalcata secolare dentro la cronaca e le cronache giornalistiche e le attività del SCR dedicate alla città e a più costruttivi rapporti di dialogo fra la stampa, le amministrazioni cittadine, le forze dell'ordine nell'interesse di una puntuale e corretta informazione al servizio dei romani. Il volume sarà dotato di un appendice di documentazione inedita. La seconda pubblicazione è un libro/documento sull'informazione oggi e sul come è cambiata: nuovi modelli di giornalisti, il boom dell'elettronica, il fai da te della comunicazione, l'influenza del virtuale, il gossip e le inchieste spettacolo ecc con un ampia appendice di leggi, codici, norme, regole e quanto altro disciplina l'informazione ai nostri giorni.
b) in progettazione figurano tre Premi/concorso: "Il Premio Roma del cronista", " Il Premio giovane fotoreporter romano" e il "Premio il cittadino cronista" con il coinvolgimento degli esponenti della città e del mondo della comunicazione
1) "Il Premio Roma del cronista", sulla falsariga di quello nazionale promosso dall'UNCI, si ripromette lo scopo di sottolineare il ruolo e la funzione che il cronista svolge nel lavoro quotidiano a contatto con i cittadini, e di premiare coloro che si sono particolarmente distinti per impegno professionale, sociale e umano. Possono concorrere tutti i cronisti con i loro lavori di articoli, servizi, inchieste svolte nell'anno 2009. La giuria sarà composta dai capicronisti e da esponenti delle amministrazioni e degli uffici stampa della città
2) Con "Il Premio giovane fotoreporter romano" si intende offrire un significativo riconoscimento ai giovani coraggiosi che intraprendono il mestiere di fotoreporter qualificando e rilanciando una gloriosa professione a rischio di estinzione nell'epoca delle immagini interattive e senza frontiere, e alla portata di un dilettantismo arrembante. La giuria come sopra con in più i rappresentanti delle associazioni dei fotoreporter. Il Premio sarà inserito significativamente nell'ambito della manifestazioni multimediale al Museo di Roma in Trastevere
3) Il "Premio il cittadino cronista" dedicato alle nuove forme di comunicazione elettronica che incoraggiano e valorizzano la partecipazione attiva dei lettori/cittadini a una più completa e tempestiva testimonianza dei fatti di cronaca. Una svolta epocale grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione e di interscambio fra moltitudini di navigatori offerte da internet. La giuria come sopra
c) In autunno/ottobre la manifestazione multimediale al Museo di Roma in Trastevere piazza S. Egidio messo a disposizione tramite Zetema. La rassegna in questione è costituita da una mostra/esposizione di foto, filmati/audiovisivi, documenti curiosità su 100 anni di vita/cronaca cittadina intrecciati alla storia e alle attività del Scr (grandi e piccoli eventi di vita vissuta, grandi opere, la riscoperta di delitti e scandali che hanno fatto epoca, la ribalta di personaggi famosi di ieri e di oggi ecc.). Una carrellata, una testimonianza multimediale in caccia di ricordi e di immagini d'epoca, di rievocazioni e di rivisitazione di fatti e misfatti che hanno caratterizzato la mutazione genetica della capitale. E assieme spezzoni di film d'autore (dal Girolimoni di Nino Manfredi a Roma città aperta, dal pasticciaccio di via Merulana con veri cronisti/attori al gobbo del Quarticciolo ecc.) In particolare, saranno esposti 5 postazioni audiovisive e 150 fotografie (comprese una raccolta inedita del famoso fotoreporter degli anni '30 Adolfo Porry Pastorel) con l'assistenza dell'associazione Promemoriafotoreporter di Angelo Palma e del Gruppo foto archivi multimedia che già curarono nel 2001 a S. Egidio una rassegna di fotogiornalismo romano. I dvd sono in via di progettazione e realizzazione in collaborazione con le Teche Rai.. L'allestimento della mostra è curato dal collaudato studio Lemme dell'architetto Raffaele Lemme. L'organizzazione generale è affidata ad "Athena eventi" di Stefania Bisaccioni De Angelis di sperimentata esperienza nel campo della promozione di eventi culturali.
Roma settembre 2009


18/09/2009 13.14.51


SALDI DI FINE STAGIONE GIORNALISTICA
di Romano Bartoloni
Gli stati di crisi a raffica, minacciati a torto o a ragione, rappresentano per davvero "i saldi di una fine stagione giornalistica", come ha denunciato il segretario della FNSI, Franco Siddi, nell'ultimo Consiglio nazionale? Di certo non sono tempi per riposare sugli allori di un contratto giornalistico comunque rinnovato. Il sindacato si sta battendo per salvare il salvabile dei posti di lavoro contro il progetto editoriale di sbarazzarsi di generazioni di colleghi dai 58 anni in su; ma non può continuare a contrastare solo con i piagnistei gli eventi che scuotono dalle fondamenta il mondo dell'informazione. Ha il sacrosanto dovere di fare i conti con la crisi esistenziale dell'editoria che si era illusa di campare in eterno sull'abbondanza della pubblicità e sul richiamo dei gadget e dei "panini" a scapito della qualità della notizia e del dovere di un'informazione completa e corretta. Di fare i conti con la piaggeria di un'editoria affamata di sussidi pubblici. Di fare i conti con le radicali innovazioni della multimedialità e degli scambi interattivi con lettori/radiotelespettatori non più ricettori passivi ma con ambizioni di protagonismo: la prima notizia sul treno esploso a Viareggio è stata data da un internauta su Facebook. Di fare i conti con la mutazione genetica della professione giornalistica stretta fra l'incudine e il martello di un Ordine anacronistico, di scuole d'accesso inutili e costose, di precariato sfruttato e di nuove figure di informatori/comunicatori che rivendicano la liberalizzazione della professione. Di fare i conti con la crescente voglia di leggi liberticide da parte del sistema dei poteri che vorrebbe liberarsi della mediazione giornalistica obiettivo perseguibile grazie alla potenza delle tecnologie. Di fare i conti con l'invadenza e l'autarchia del fai da te di una comunicazione preconfezionata e manipolata anche da parte delle fonti di informazione ufficiali a scapito dell'informazione giornalistica di prima mano e della cronaca in presa diretta. Di fare i conti con gli umori di una categoria che ha disertato al 90% le urne del referendum sul contratto.
"Il contratto è essenziale, necessario ma non sufficiente", ha rilevato di recente il coordinamento delle Associazioni territoriali di stampa per un sindacato di servizio. Da anni, lanciamo appelli alla FNSI affinché il contratto e i valori della professione siano sostenuti da una vertenza politica sull'informazione. Qualche passo in avanti è stato fatto con le battaglie comuni con i cronisti e l'UNCI contro le censure di Stato e, di recente, contro il ddl Alfano sulle intercettazioni (emblematico è il prossimo sciopero del 13 luglio). Ma è ancora troppo poco di fronte a una svolta epocale che mette in discussione l'identità stessa del giornalismo. Purtroppo, il sindacato dei giornalisti non è dotato di strumenti di studio e di servizio al passo con le esigenze dei tempi, come dispone la controparte degli editori (rapporti periodici dell'Ufficio studi sullo stato di salute dei mass-media), e come sono stati richiesti con unanimi mozioni negli ultimi congressi federali. Nè sono riusciti a lavorare a regime i Dipartimenti della FNSI costituiti proprio con l'intento di affrontare i grandi cambiamenti del mestiere.
Non basta affidarsi allo spirito di dedizione di qualche esponente sindacale di buona volontà, quando sono in gioco nel Paese la credibilità, l'affidabilità e il futuro del giornalismo, quando si mettono a repentaglio la coscienza critica collettiva e modelli culturali di pluralismo e di tenuta democratica.
Alla XII conferenza internazionale di Bari sull'industria editoriale (10/11 giugno 2009) si è riconosciuto chiaro e tondo che l'intero mondo dei media va ripensato di fronte all'evoluzione dei servizi digitali e alla migrazione della pubblicità dai vecchi ai nuovi mezzi di comunicazione più diretti e personalizzati.
FIEG e FNSI hanno accolto favorevolmente l'idea del governo di promuovere, come accadeva nei primi anni '90, gli stati generali dell'editoria sulla falsariga di quelli svoltisi di recente in Francia. L'occasione è buona per dire la nostra e far sentire la voce dei giornalisti italiani, ma, allo stato dei fatti, cosa andremmo a raccontare e a proporre? Non si può andare al confronto con una controparte preparata ed agguerrita, esprimendo sensazioni ed opinioni a fior di pelle e con una babele di linguaggi fra sindacato, ordine, direttori, opinionisti, giornalismo poliedrico ecc.
Sarebbe opportuno promuovere un percorso di preparazione e di riflessione e condizioni di lealtà di dialogo prima di tornare a sedersi al tavolo con editori che, di fatto, continuano a calpestare i patti sindacali e i principi della professione giornalistica: a) un piano di ascolto della voce della base (e non dei soliti noti soloni!) attraverso la mobilitazione degli stati generali della categoria e di tutte le rappresentanze istituzionali, sindacali, organizzative, specialistiche b) rilancio dei Dipartimenti federali con il contributo di ogni energia e risorsa disponibile, c) progetto di ricerca e di analisi sulla crisi strutturale affidato a un istituto specializzato di fiducia d) patti chiari con gli editori chiedendo un periodo di tregua agli stati di crisi veri o presunti e di moratoria dei licenziamenti e dei prepensionamenti.

03/07/2009 18.02.31


MORATORIA DEI LICENZIAMENTI
L'assemblea generale dei soci del Scr, riunita il 27 maggio raccoglie l'appello lanciato dall'Unione nazionale cronisti italiani contro il referendum farsa dei prossimi giorni sul nuovo contratto di lavoro dei giornalisti, perché il patto è già efficace e operante a tutti gli effetti economici e normativi, perché il Governo e Fnsi/Fieg hanno programmato e sottoscritto assieme al contratto un piano di paracaduti sociali ai limiti della legge, utile ai fini previdenziali ma determinante a facilitare il cammino degli stati di crisi veri o presunti delle aziende editoriali (carta stampata in testa) e a realizzare una girandola di centinaia e centinaia di prepensionamenti per i colleghi dai 58 anni in su.

Mentre si insediano i seggi per una votazione burletta, quasi tutte le testate giornalistiche stanno conducendo un attacco indiscriminato ai posti di lavoro, invocando il ricorso agli ammortizzatori sociali nuovi di zecca. Ne sono coinvolti anche i principali giornali nazionali con vistosi tagli all'occupazione, a cominciare dal "Messaggero" dove si chiedono il licenziamento di 48 giornalisti e la chiusura della storica redazione di Civitavecchia.

Il referendum, così come il contratto, non frena la corsa alla decimazione di una intera generazione di giornalisti, né ci salva dalla rottamazione dell'esperienza, senza l'alternativa del ricambio per i giovani, né blocca la cinica operazione politica avvallata dal ministro del Welfare, Sacconi, il quale, per altro, si erge a paladino della moratoria per i licenziamenti in vista di una possibile ripresa economica.

Sarebbe un'operazione di lealtà con la categoria e di civiltà sindacale riaprire il tavolo con gli editori proponendo proprio una realistica moratoria dei licenziamenti invece di arrampicarsi sugli specchi di un sì o un no all'amaro boccone di un contratto che non solo non soddisfa per i passi indietro compiuti soprattutto in danno della professione e dell'autonomia dei giornalisti, ma non risolve gli annosi problemi del lavoro autonomo e del precariato, né apre le porte alle nuove generazioni.

Roma, 27 maggio 2009






29/05/2009 19.13.31


IL RE NUDO/NIENTE PRIVACY PER IL POLITICO
di Romano Bartoloni
Sale l'onda di indignazione contro il ddl Alfano liberticida, anticostituzionale e censorio, perché, nei fatti, contiene la diffusa suggestione nel sistema dei poteri di disciplinare la scala dei valori delle notizie di interesse pubblico e di classificare gli eventi da destinare o non destinare all'opinione pubblica, ridimensionando una caratteristica prerogativa del giornalismo. Allo stesso tempo, si moltiplicano le opinioni anche autorevoli sul diritto della società moderna a vedere il re nudo, perché la rilevanza dei fatti non è solo giuridica, ma anche politica, sociale ed etica. Tra gli altri, l'ex garante Stefano Rodotà ritiene che l'asticella della riservatezza deve essere più bassa per i politici, nel senso che essi "hanno una più ridotta aspettativa di privacy". Il prof. Carlo Federico Grosso, penalista e ordinario di diritto penale, sostiene che "i fatti privati di quanti ricevono il consenso della gente devono essere conosciuti. Sapere chi frequenta e come vive chi ho votato è un mio diritto". Le cronache sul potere costituiscono un osservatorio sul funzionamento dello Stato e svelano i meccanismi del rispetto delle leggi e delle regole. Impedirle diventa censura e un atto incostituzionale contro l'art. 21 sulla libertà di stampa, secondo la valutazione del Consiglio superiore della magistratura. In proposito, è stata perentoria la presa di posizione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ( 12 febbraio 2004) nel riaffermare "il diritto dei media di pubblicare informazioni negative o critiche sui politici e sui rappresentanti delle istituzioni", e di fornire anche informazioni sulla sfera privata "in quanto gettano luce sulle modalità con cui tali figure pubbliche svolgono le funzioni alle quali sono chiamate". In sintonia e a ruota della direttiva di Strasburgo, si è pronunciato l'ufficio del garante per la privacy diffondendo una news-letter. Di recente, la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha sentenziato che "la libertà di stampa prevale sulla riservatezza".
L'Italia rimane, tuttavia, uno dei pochi Paesi dell'Occidente che difende con ostinazione la privacy degli uomini pubblici, negli Stati Uniti, e non solo, satira e stampa formano un vero e proprio quarto potere che mettono alla berlina i politici, con tutte le armi gossip compreso. In Giappone è stato costretto a dimettersi il ministro delle finanze Nakagava per aver alzato il gomito al G7 di Roma. Mentre a Roma la Camera salva con l'ombrello dell'immunità l'on. Katia Belillo dalla querela di Sabrina Ferilli.
Appare evidente che il provvedimento, così come impostato, intende salvaguardare i privilegi della casta con una sorta di salvacondotto. Quando sarebbe più comprensibile escludere dalla disciplina del ddl gli atti riguardanti le cariche elettive di ogni livello e gli amministratori di società pubbliche o a partecipazione statale. Nell'epoca del villaggio globale e della comunicazione elettronica in tempi reali, l'esposizione e più spesso la sovraesposizione sui mass-media e in Internet sono diventate la chiave di volta per conquistare popolarità e posizioni di prestigio, con il rischio che le apparenze e il virtuale finiscano per contare più delle cose e dei fatti e che prevalga la suggestione di giocare impunemente a rimpiattino con i valori della trasparenza e della lealtà di governare nel nome del popolo.
I politici, gli amministratori e i personaggi pubblici, i potenti comunque, non possono invocare le ragioni della privacy come gli altri cittadini, perché devono garantire di essere irreprensibili in ogni situazione, 24 ore su 24; perché chi chiede la fiducia degli altri, chi decide sui nostri risparmi, sulla nostra salute, di fatto sulla nostra vita, si assume il dovere di essere d'esempio, di mettersi sotto la lente dell'opinione pubblica non soltanto quando gli torna comodo per la sua parte politica e per la sua carriera.
Forse a corto di idee migliori, il potere ha imparato a gestire il gossip e il sensazionalismo per raccogliere simpatie e solidarietà a buon mercato, raccontando di sé stesso sentimenti, storielle, delusioni, desideri, fobie, smancerie pettegolezzi. Il 4 febbraio scorso su "Repubblica", Filippo Ceccarelli ne ha offerto una divertente testimonianza. A volte, si servono di esperti della comunicazione e di agenzie di pubbliche relazioni per annunciare, come nel caso del ministro degli esteri Franco Frattini e di "lady" Chantal Sciuto, che tra i due " è scoccata una scintilla di amore" e che "è nata una tenera love story". Nove mesi più tardi, la rottura del rapporto con un gelido scambio di sms a ridestare pruderie sul mondo dei vip. "Sui fatti loro", le cronache chiacchierate, non più di esclusivo monopolio dei giornali/periodici popolari e trash, continuano ogni giorno a sfornare notizie e commenti offerti di prima mano dagli stessi protagonisti: Berlusconi è dimagrito di quattro chili, la Mussolini confessa le molestie subite sul tram a 17 anni (i "particolari all'interno"), Sgarbi è in bolletta e fatica a mantenere i diversi figli, la senatrice Finocchiaro usa ancora gli slip mentre le sue college indossano ormai il perizoma, da adolescenti Barbara D'Urso e l'ex presidente della vigilanza Rai, Villari, si amarono, il figlio di Bossi ha fatto pace con il papà che gli aveva negato un soggiorno all'isola dei famosi, il ministro Brunetta sta mettendo su casa con Titti, l'on. Paola Concia riceve in aula occhiata assassine da una bella collega del centrodestra, dopo il corso di addestramento il ministro Bondi non ha più paura di volare, il cane del ministro La Russa abbaia quando sente alla radio l'imitazione del padrone fatta da Fiorello, il ministro Matteoli si è intossicato con un riccio di mare, il somaro della Brambilla raglia quando la padrona parte per Roma e via via spettegolando.
Viceversa, "lor signori" si indignano, si stracciano le vesti, gridano all'untore, quando i soliti ficcanaso, i cronisti, scoprono altarini e marachelle che incrinano dirittura morale e senso dello Stato, o più semplicemente li innalzano alla ribalta per vizi o false virtù. Se un sostenitore di spicco della politica per la famiglia, mette le corna alla moglie, il tradimento non diventa giocoforza un affare pubblico? Se una parlamentare abortista abortisse, non si griderebbe allo scandalo? Se un politico xenofobo permettesse nella sua azienda collaboratori clandestini, non finirebbe nell'occhio del ciclone? La violazione della legge e delle regole di buona condotta amministrativa è questione di competenza della giustizia, ma il comportamento morale pesa nel giudizio dell'opinione pubblica che dovrebbe essere l'ago della bilancia di ogni democrazia. Se la comunicazione si è trasformata in uno dei motori dei tempi moderni, la persona pubblica dovrebbe avere il coraggio civile di saper vivere come se fosse, minuto dopo minuto, sotto gli occhi della telecamera nella casa del Grande Fratello.

04/03/2009 14.59.08


CRONACA E SMS AL SERVIZIO DEI ROMANI


Gli sms metteranno in guardia i romani nelle situazioni di emergenza per l'ordine e la sicurezza pubblici e nei casi di blocchi stradali per manifestazioni o altre eventualità simili. Sulle nuove forme di comunicazione al servizio della città, sulla centralità della funzione della cronaca, e sui rapporti mass media/fonti di informazione, si è tenuto un incontro tra il nuovo prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, il presidente del Sindacato cronisti romani, Romano Bartoloni, e il presidente dell'Unione nazionale cronisti italiani, Guido Columba. Sull'idea del scr di stabilire contatti in presa diretta con i cittadini tramite messaggini telefonici e sul ruolo dei cronisti nei nuovi campi della comunicazione, il prefetto ha manifestato interessamento e disponibilità anche nell'ambito delle iniziative promosse e da promuovere mediante il Comitato provinciale per l'ordine pubblico.
L'incontro con il dott. Pecoraro segue di pochi giorni quello con il questore di Roma, Giuseppe Caruso. Con il quale è stato avviato un dialogo costruttivo per migliorare le condizioni di lavoro dei cronisti nel settore della nera. Intanto, è stato garantito da subito un canale informativo aperto 24 ore su 24 (di giorno con l'ufficio stampa, di notte attraverso la sala operativa) colmando una lacuna che aveva provocato gravi disagi ai colleghi. Inoltre, dopo un sopralluogo a livello tecnico, sono stati gettati le basi per il potenziamento e l'ammodernamento elettronico della sala cronisti di San Vitale.
27 GENNAIO 2009

05/02/2009 17.49.04


LA MUTAZIONE GENETICA

di Romano Bartoloni

Mai come ai nostri giorni la comunicazione è il pane della vita sociale, l'essenza stessa delle relazioni interpersonali. I nonni di oggi, la generazione che ha fatto il '68, volevano cambiare il mondo, i loro nipoti preferiscono cambiare il telefonino. Intere generazioni della seconda metà del Novecento hanno vissuto e convissuto di carta stampata, tv generalizie, telefoni fissi, gettoni e cabine telefoniche. Ai nostri giorni, siamo invasi fino alla tossicodipendenza dalla cultura del cellulare, dall'iPod, dalla you tube, dalla blogosfera al facebook, dai dvd, dal linguaggio cifrato dei cmq e ke (ogni giorno circolano 20 milioni di sms solo in Italia, Obama ha ringraziato i suoi elettori inviando un milione di messaggini). E, nella buona sostanza, da internet diventata una fonte attendibile quando l'enorme numero di accessi al web ne determina il valore: di fatto la quantità batte la qualità!
Senza le tecnologie elettroniche ci sentiremmo persi, smarriti, disorientati, ciechi e sordi in mezzo a un deserto. Ci guida e ci accompagna nel nostro viaggio come ferri del mestiere e valigie del tempo libero una gamma di apparecchi sofisticati con l'elenco dei telefoni, taccuini e agendine pieni dei nostri dati e dei nostri appunti, la memoria dei prezzi dei negozi e dei mercati, l'orario dei treni, gli indici della borsa, la Gazzetta ufficiale delle leggi ecc. ecc.
L'informazione è il companatico, l'anima e lo specchio di una civiltà, il giornale di bordo di un consesso democratico, il regolatore degli equilibri fra i poteri, la cronaca quotidiana dei fatti e degli avvenimenti della porta accanto e del villaggio globale. Nei secoli, specie dall'avvento della stampa tipografica (Gutenberg nel quindicesimo secolo), i gazzettieri prima e i giornalisti poi hanno raccolto, organizzato e promosso il sistema delle notizie, dei commenti e delle opinioni.
Oggi la rivoluzione elettronica permette di produrre informazione a getto continuo e in tempi reali e porta in prima fila attori un tempo dietro le quinte: le fonti di informazioni sempre a filo diretto con i giornalisti ma con compiti e responsabilità crescenti. Senza contare il protagonismo del cittadino che testimonia i fatti dal vivo con il suo video/fototelefonino. Ne deriva un sistema mediatico sempre più gonfio e tronfio. Si sente onnipotente, ma soffre del suo tallone d'Achille: la gente scorda in fretta.
Fino a non tanto tempo fa il cronista, il giornalista ogni giorno a tu per tu con i fatti della vita, correva a briglia sciolta ovunque spuntasse il filo d'erba della notizia. La ricerca era fondata sui cinque principi colti dalla tradizione anglosassone delle doppie v, le w delle where (dove), why (perché), del when (quando), who (chi), what (che cosa).
Non c'erano ostacoli, tabù, freni, pregiudiziali che intralciassero le sue scorribande nei territori di caccia degli avvenimenti di bianca e di nera. La principale regola che ti insegnavano i capi e gli anziani era perentoria: non esiste regola che possa giustificare il tuo ritorno in redazione a mani vuote, senza notizie e senza la foto del morto. La coscienza professionale, il rispetto dei diritti della persona, i codici e le leggi imponevano, comunque, degli obblighi e il derogarne, magari per inseguire uno scoop, poteva rovinarti la carriera. Quando le sofisticate indagini della polizia scientifica erano di là da venire, sulla scena del delitto chi prima arrivava, investigatore o giornalista, raccoglieva qualsiasi cosa gli sembrasse utile per la ricostruzione dei fatti sia a scopo di ricerca dei responsabili sia a scopo di scrivere un articolo di giornale.
I rapporti fra la stampa e le fonti di informazione erano ispirati alla reciproca fiducia. Gli investigatori si fidavano e si confidavano. Ai cronisti si raccontava quasi tutto con l'impegno sottinteso ma sempre mantenuto di aspettare il momento giusto per la pubblicazione delle confidenze. Le conferenze stampa erano una rarità e riservate agli eventi davvero clamorosi. Oggi non è cambiata soltanto la regia dell'inchiesta giudiziaria sulla scena del delitto dove agiscono gli specializzati vestiti come astronauti con il divieto assoluto di ingresso per tutti gli altri. Non soltanto è il magistrato e non più poliziotto a coordinare le indagini e dare il là all'informazione, non è più il confidente ma il pentito vero o presunto che sia ad influenzare l'inchiesta. Proliferano le conferenze stampa orchestrate con sceneggiate ad effetto e con abbondanza di dettagli e di sovraespozione di prove/indizi a rischio di querele per la stampa.
Valgono sempre i criteri delle cinque w ma, di fronte alla crescita esponenziale delle notizie potenzialmente pubblicabili (raggiunge l'opinione pubblica solo un decimo delle migliaia di notizie raccolte dall'agenzia di stampa Ansa), la selezione è diventata più serrata e rigorosa ed è sempre alla ricerca di nuove sponde di sensazionalismo e di interessi capillari a seconda dei punti di vista, e ovviamente di mercato, dei diversi mass-media.
In un mondo dove contano le apparenze e dove la celebrità si conquista a colpi di passaggi/presenze in televisione, la notizia di medio peso o di scarsa attrazione riesce a farsi largo nell'oceano sterminato dell'informazione soltanto se sostenuta dall'apparizione sulla scena del fatto di un vip di qualche calibro. Esempio banale: ormai e purtroppo, l'incidente stradale senza morti non sfonda la vetrina dei mass-media salvo che non coinvolga oppure che si trovi a passare nei dintorni un personaggio di richiamo come Fiorello, sebbene possa bastare in casi di magra di notizie anche una velina qualsiasi o un politico di ultima fila e persino un indagato con qualche riga alle spalle su un quotidiano di provincia.
Se le leggi di un mercato senza confini spingono alla concentrazione delle testate giornalistiche e alla formazione di sistemi multimediali, dalla carta stampata all'elettronica, dall'altra il progresso tecnologico favorisce la diffusione delle voci a costi contenuti, come la free-press e le tv commerciali, e affida alla pubblicità un ruolo fondamentale. Cosicché il moltiplicarsi delle testate della carta stampa, delle radiotv e delle online costringe le fonti di informazione, gli uffici stampa e i loro derivati delle pubbliche relazioni, ad organizzarsi con formule promozionali sempre più all'avanguardia e stabilire con la controparte giornalistica forme di carattere fiduciario a geometria discrezionale e ad identità variabile.
Per i giornalisti e i cronisti, le evoluzioni dei tempi e dei costumi hanno portato alla progressiva introduzione di regole ferree di disciplina e di autodisciplina (codici e carte deontologiche su minori, privacy ecc. ecc.) anche per frenare la crescente suggestione del Palazzo dei poteri a stringere un giro di vite censorio e inquisitorio sul diritto-dovere di cronaca, sulla privacy, sul segreto professionale, sulla diffamazione, sulle intercettazioni, sui reati a mezzo stampa ecc. ecc. La voglia di bavagli cresce di pari passo con la velocità delle straordinarie innovazioni tecnologiche ed elettroniche, mai così radicali dall'epoca dell'invenzione della stampa, che favoriscono le voglie dei potenti di raccomandarsi in presa diretta con i cittadini emarginando la funzione giornalistica, nonché le voglie degli editori di mercificare l'informazione a scapito della qualità del prodotto e della professionalità degli addetti ai lavori.
In tempi di dilagante fai da te della comunicazione, i potenti sono passati al contrattacco e hanno scatenato la guerra contro la mediazione giornalistica con il chiaro intento di addomesticare il cane che morde. I cronisti vanno zittiti con le buone o con le cattive. Se fanno i cani da riporto delle veline, possono bivaccare tranquillamente davanti alle stanze dei bottoni. Se fanno i cani da salotto di lorsignori e restano buoni buoni a cuccia, possono dormire sonni tranquilli. Se osano ficcanasare e fiutare da segugi le piste sospette, allora sono botte con le leggi e la repressione giudiziaria. Mentre il Palazzo della politica mostra i muscoli, i magistrati, i pubblici ministeri, si adeguano e agiscono in sintonia per scongiurare il rischio che i cittadini sappiano di fatti e misfatti, di scandali e di maneggi alle spalle e a danno dello Stato.




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I PALAZZI DELLA CASTA

di Romano Bartoloni
Cambiano volti, fisionomie e destinazioni che hanno caratterizzato la vita e la storia del centro dall'avvento della capitale d'Italia ai nostri giorni. Da piazza Navona al Pantheon, da piazza della Minerva a piazza Colonna, dal Collegio Romano a Fontana di Trevi, da via della Mercede a piazza S. Silvestro, dal Corso al Tritone e su su verso via Barberini, il Palazzo della politica per eccellenza si allarga a macchia d'olio, snaturando la romanità dei rioni e costruendo giorno dopo giorno un universo a propria immagine e somiglianza. Ad una ad una cadono nelle braccia del potere le teste blasonate, il fior fiore dell'architettura e dell'urbanistica cittadina. Nel giro degli anni, hanno ceduto le armi, palazzi prestigiosi, conventi, perle di chiostri, alberghi, vecchie glorie di negozi.
A furia di colpi grossi, comunque di colpi di mano, e del parallelo moltiplicarsi delle esigenze di sicurezza, il centro si trasforma nella città proibita dei mandarini, in una cittadella fortificata e presidiata, muta sotto le mire espansionistiche degli uffici del Governo, del Parlamento (in barba alle promesse di riduzione del numero dei parlamentari), dei ministeri (radicatisi contro natura e decentramento urbanistico). Le ramificazioni del Palazzo diventano testa di ponte per le ambizioni presenzialiste di partiti, banche, finanziarie, assicurazioni, lobby, e via via fino alle multinazionali del market e della ristorazione. Sotto la pioggia del denaro pubblico, con la partecipazione e l'omertà del Comune, per acquisti e restauri di così grande valore, non più bilanciato da un rapporto di giusti equilibri fra domanda ed offerta, il mercato del mattone è scoppiato come un bubbone. Il caro-affitti delle case e dei negozi, con la conseguente spirale sugli altri prezzi, riduce al lastrico o sfratta i pochi residenti sopravvissuti, ma, soprattutto, espelle artigiani e commercianti, cioè le botteghe storiche di interi rioni. Se la desertificazione del centro rafforza il dominio della classe padrona, si amplificano i disagi e il senso di emarginazione dei romani e dei loro ospiti, si mortifica l'economia turistica che pure gode di buona salute. Perché se il traffico delle auto è praticamente di esclusiva dei privilegiati delle auto blu e delle loro scorte, la circolazione dei pedoni è messa spesso a dura prova per ragioni di sicurezza del Palazzo. Quando si concentrano manifestazioni e cortei (Sindaci e Prefetti hanno fatto promesse di mercante di trasferirle al circo Massimo o altrove), diventano totalmente interdette le piazze del Parlamento, di palazzo Chigi e persino via del Plebiscito per l'ingombrante presenza del palazzo Grazioli di Berlusconi.
Una volta ai giorni dell'occupazione nazista di Roma, fili spinati e cavalli di frisia sbarravano il passo nei posti chiavi in mano agli oppressori. Oggi, con il pretesto del rischio terrorismo, si blinda "Il Palazzo – come ha scritto tempo fa il Corriere della Sera – con pali, paletti, colonnotti a scomparsa, con percorsi a slalom anche lungo le corsie pedonali". Da palazzo Chigi al Campidoglio, dalla Camera al Senato, dal ministero della Difesa al Viminale, proliferano i "dissuasori mobili (questo è il termine tecnico)", le barriere retrattili, i pilastri mobili. Dopo tanti decenni di pacifica convivenza democratica, le autorità cominciano a reclamare uno spazio fisico sempre più rilevante, creando di fatto una città nella città, diffondendo il cattivo odore del privilegio con lo sbarrare gli accessi ai comuni mortali.
Ed ecco la mappa dei principali palazzi che si dividono Senato, Camera e Presidenza del Consiglio che contano 315 senatori, 630 deputati, il capo del Governo, 2 vicepresidenti del Consiglio, 8 ministri senza portafoglio, 11 sottosegretari.
Senato: Madama, Giustiniani, Cenci, Sapienza, ex Beni Spagnoli, Minerva, Coppelle, Filippini, Chiavari, ex albergo Bologna.
Camera: Montecitorio, dei Gruppi, della Missione, S. Macuto, ex conventi Valdina, Cecchini Lavaggi, ex Banco di Napoli, Thedoli Bianchelli, 5 palazzi del complesso Marini. Secondo i numeri forniti dalla stessa Camera, sono frequentati da 5mila persone al giorno fra deputati, giornalisti, dipendenti, visitatori e studenti.
Presidenza del Consiglio: Chigi, ex Posta centrale1, ex Posta centrale2, galleria Colonna (ministeri senza portafoglio Rapporti col Parlamento, Pari opportunità, Politiche giovanili, Attuazione del programma) Vidoni e Capranica (dicastero della Funzione pubblica), della Stamperia (Affari regionali), Macchi di Cellere (Politiche per la famiglia s.p.), palazzo Nicosia (Politiche europee s.p.) più altri edifici fuori dallo stretto giro del centro come il Servizio civile in via S. Martino della Battaglia. I ministeri senza portafoglio, in realtà si tratta di Dipartimenti della Presidenza del Consiglio, sono di stretta pertinenza finanziaria dei bilanci del capo del Governo.
La cittadella del Senato ricopre una vasta area del cuore della Roma turistica. E' attraversata dall'asse viario più trafficato dall'andirivieni di file e file di comitive di genti di ogni età, razza e Nazione che si incolonnano da Fontana di Trevi, per piazza di Pietra, il Pantheon fino in piazza Navona. Occupa le piazze attigue, S. Luigi de' francesi, S. Eustachio, dei Caprettari, con diramazione a S. Chiara e in piazza della Minerva. Via della Dogana Vecchia, che le collega, è presidiata dai gabbiotti dei carabinieri ed è praticamente tabù con le barriere mobili. A nulla sono valse le proteste dei residenti e la mutazione genetica del rione si è completata con la scomparsa di quasi tutte le botteghe artigiane e con i bivacchi degli ausiliari dei senatori: autisti, "bravi", scorte, body gard, guarda spalle ecc. attorno ai caffè, un tempo meta preferita del tempo libero dei romani.
Il variopinto mondo gravita intorno a palazzo Madama, sede dalla Camera alta fin dalla proclamazione di Roma capitale, e che prende il nome dal 1537 da Margherita d'Austria figlia di Carlo V, e detta appunto "La Madama". Accoglie da sempre l'Aula, nonché la presidenza e alcuni gruppi senatoriali. E' unita da un portico a due piani a palazzo Carpegna (XVII secolo) che ospitava gli istituti universitari prima della demolizione e ricostruzione nel 1935 per lasciar spazio al nuovo corso Rinascimento. Vi si riuniscono le commissione senatoriali. Di fronte alla "Madama", in via della Dogana Vecchia, si affaccia palazzo Giustiniani (fine del '500), diventato "insula giustinianea" per l'accorpamento di più edifici a ridosso del Pantheon. Vi si trovano l'appartamento di rappresentanza del presidente Marini, gli studi dei senatori a vita e l'archivio storico. In piazza S. Eustachio, con il portone accanto al più famoso dei bar, svetta il palazzo Cenci (o Stati-Cenci-Maccarani-di Brazzà), opera dell'architetto Giulio Romano e con affreschi di scuola raffaellesca. E' a disposizione dei senatori e delle loro segreterie, della commissione politiche europee e degli uffici postali interni. Fra S. Eustachio e corso Rinascimento domina il palazzo della Sapienza, l'antico "Studium Urbis" fondato da Bonifacio VIII nel 1303, con chiesa di S. Ivo capolavoro barocco del Borromini, e oggi spartito fra l'archivio di Stato, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Davanti alla chiesa di S. Luigi de' francesi, con due fra gli immortali capolavori del Caravaggio, sulle rovine di antiche terme neroniane-alessandrine incede il palazzo cosiddetto ex Beni spagnoli con studi senatoriali che aspirano ad allargarsi al vicino palazzo Patrizi, ormai un solitario in territorio "extraterritoriale". Oltre palazzo Madama risalendo corso Rinascimento verso il Tevere, uffici dei senatori e la tipografia del Senato occupano il palazzo di piazza delle Cinque Lune con affaccio su piazza Navona, per mezzo secolo sede del giornale "Il Popolo".
Al di là del Pantheon, le bandierine dei senatori sventolano sul palazzo della Minerva nell'omonima piazza con l'elefantino di marmo disegnato dal Bernini, il pulcin della Minerva. Il palazzo miscela assieme opere d'arte del passato e una sala conferenze con modernissima copertura in plexiglass e acciaio. Fra l'altro, accoglie la biblioteca intestata al nome di Spadolini.
Nei dintorni, figurano ancora nel patrimonio Senato il palazzo di piazza delle Coppelle con centro informativo su via della Maddalena. Altre occupazioni senatoriali nel palazzo dei Filippini (un circolo, l'ispettorato di polizia e servizi dei carabinieri) all'angolo fra via del Governo Vecchio e via della Chiesa Nuova, in quello di largo dei Chiavari (foresterie) e in quello dell'ex albergo Bologna in via di S. Chiara (sale conferenze).
Come palazzo Madama, anche palazzo Montecitorio ospita un ramo del Parlamento, la Camera, dai giorni del trasferimento della capitale a Roma. E' opera del tardo Seicento, sorgerebbe sui luoghi dei comizi elettorali dei romani, e ci spesero il loro ingegno Bernini e Carlo Fontana. Un corridoio pensile su via della Missione, permette ai deputati di accedere rapidamente al palazzo dei Gruppi di via degli Uffici del Vicario. Gli altri tetti dei deputati, di maggior valore, sono costituiti dal palazzo di S. Macuto o del Seminario e dalla cosiddetta "città politica", come si enfatizza nel web camera.it, di vicolo Valdina.
Inserito nel complesso monumentale della Minerva e ricostruito nella seconda metà del '500 su una zona conventuale, palazzo S. Macuto accentra le commissioni bicamerali e la biblioteca che, finalmente dopo anni di assurda divisione pur essendo muro a muro, è collegata a quella del Senato di piazza della Minerva, formando dal febbraio di quest'anno il polo bibliotecario bicamerale. Frequentatissimo è il ristorante panoramico al coperto in funzione nelle terrazze.
Il complesso monumentale/conventuale di vicolo Valdina presso piazza Firenze affonda le radici millenarie nell'epoca paleocristiana. E' costituito da un ex convento di benedettine e dalla chiesa di S. Gregorio Nazianzeno. Conserva affreschi di scuola bizantina e offre alla vista degli eletti frequentatori un delizioso chiostro del '500. Come "città politica" è aperta a convegni e seminari, nonchè ad iniziative culturali.
Altri uffici della Camera sono sistemati in via Uffici del Vicario, come quelli dei Gruppi, sia all'angolo di via della Maddalena nel palazzo Cecchini Lavaggi Guglielmi, dagli splendidi soffitti ottocenteschi a grottesche, e sia nel palazzo della Missione all'angolo della via omonima.
E' piazza del Parlamento che ha subito la più radicale trasformazione degli ultimi tempi con la scomparsa di banche e di giornali. Il palazzo detto del "Banco di Napoli", compreso fra via del Giardino Theodoli, via del Parlamento e via del Corso, è sede degli uffici amministrativi della Camera e presenta ancora nell'ampio salone centrale gli originali sportelli bancari. Gadget con le insegne CD della Camera dei deputati (da arredi da scrittoio a t-shirt) si vendono a prezzi astronomici nel Centro di informazione parlamentare al piano terra del palazzo Theodoli-Bianchelli situato fra via dell'Impresa, via del Parlamento e via del Corso, anni addietro tenuto dalla redazione romana del Corriere della Sera.
Fra piazza S. Silvestro, via del Tritone e via Poli, si sviluppa il tanto chiacchierato complesso dei palazzi Marini, che accolgono uffici dei deputati e dei loro staff, una sala conferenze e strutture per la ristorazione. Della sua locazione se ne parla come di "un capolavoro finanziario" nel capitolo "Un palazzo di 46 palazzi – spese impazzite nell'infinita moltiplicazione delle sedi" del libro più venduto d'Italia, "La casta" di Sergio Rizzo e di Gian Antonio Stella. Libro che ha indignato gli italiani e scoperto gli altarini di un re nudo, dissipatore e arrogante, il quale, preso con le mani nel sacco, piange lacrime di coccodrillo e promette di tirare la cinghia in un lontano futuro. Scrivono gli autori senza peli sulla lingua: "Al costruttore romano Sergio Scarpellini, che ricambia con affettuosi finanziamenti ai partiti senza fare lo schizzinoso sul loro colore, i parlamentari hanno fatto fare un affare fantastico. Scelti quattro palazzi nel cuore della capitale ( in realtà 5 ndr), il cosiddetto complesso Marini, invece di comprarli direttamente hanno deciso di entrarci come inquilini. Garantendo un affitto così alto, per 9 anni più altri 9, da permettere al nostro di pagare comodamente, senza affanni, le rate dei mutui accesi per acquistare gli edifici in questione. Uno sposalizio alla fine del quale la Camera si ritroverà ad aver pagato complessivamente in 18 anni, al valore della moneta attuale, per la sola locazione, la bellezza di 444 milioni e mezzo di euro senza essere diventata proprietaria di un solo mattone. E il fortunato locatore, estinto il mutuo, si ritroverà padrone dell'intero complesso".
E per di più i lavori di ristrutturazione di 2 dei 5 palazzi sono stati pagati con un sostanzioso contributo di quasi due milioni di euro da parte del Comune di Roma verso il quale, peraltro, denunciano i due giornalisti del Corriere della Sera, il costruttore era debitore di 328.803 euro di Ici. Dei 5 edifici 4 sono accorpati insieme e guardano sul quadrilatero piazza S. Claudio, via del Tritone (sopra la farmacia), via Poli, via del Pozzetto con ingressi controllati da varchi elettronici uno per lato. Il quinto presenta la sua facciata principale su piazza San Silvestro e si estende fra via della Mercede e via del Pozzetto, dove si apre l'unico accesso per ragioni di sicurezza. Fra i più giovani del rione Colonna, il palazzo è stato costruito nel 1956 su progetto dell'architetto Clemente Busiri Vici per conto della società Acqua Pia Marcia, che un tempo aveva l'esclusiva della distribuzione dell'acqua a Roma; sul frontespizio un'iscrizione in latino inneggia alla salubrità delle acque sorgive romane.
Se le Camere si sono spartite le fette migliori della torta del centro storico romano, i Governi, sempre più elefantiaci (oltre 100 tra ministri, viceministri e sottosegretari di Prodi con le loro corti di segreterie, consulenti, scorte, autisti ecc.), hanno fatto la parte del leone in questi ultimi anni, ingoiando milioni di metri cubi che formano un vero e proprio arcipelago di palazzi. All'alba della Repubblica, nel 1947, la Presidenza del Consiglio non aveva nemmeno un proprio tetto, divideva il Viminale con gli Interni, mentre gli Esteri risiedevano a palazzo Chigi. Il palazzo, attribuito con qualche dubbio al Maderno e a Giacomo Della Porta, ha raggiunto le attuali immense dimensioni nel corso di 5 secoli incorporando decine di caseggiati. Poiché sotto le insegne della Presidenza figurano, come accennato, gli 8 ministeri senza portafoglio, "La Casta" ha contato 15 palazzi nel centro più un deposito a Ciampino, più l'autoparco al Portuense dove parcheggiano 115 autoblu.
Il dicastero della Funzione pubblica del ministro Luigi Nicolais, nonostante sia stato ribattezzato della Riforma della pubblica amministrazione, è il primo dei ministeri di seconda categoria a dare il cattivo esempio: si è preso non solo il palazzo Vidoni su corso Vittorio Emanuele vicino a piazza Argentina, ma anche il prestigioso palazzo Capranica nella vicina piazza di S. Andrea della Valle.
Piazza Colonna e la galleria "Colonna/Alberto Sordi" hanno rappresentato per decenni il "salotto buono" dei romani, dove si radunavano per ascoltare e commentare le ultime notizie annunciate dagli strilloni dei giornali della sera o dagli altoparlanti di palazzo Wedekind, sede de "Il Tempo" e che oggi fa gola al Governo con la sua insaziabile fame di alloggi. Se non ci fosse l'attrattiva della colonna di Marc'Aurelio a rendere meno rigida la disciplina ai varchi, la piazza, già oggi limitata negli accessi da colonnotti e catene, sarebbe da un pezzo definitivamente tabù al passaggio e alla sosta. Il palazzo della galleria Colonna, costruito per la Banca italiana di sconto nel 1914, è costato all'erario quasi una 50ina di milioni fra acquisto e restauri. Chi frequenta il centro commerciale della galleria, non si rende conto che sopra la propria testa si agita un grande alveare di uffici. Oltre i quattro dicasteri senza portafoglio, o dipartimenti nel linguaggio governativo dei ministri Barbara Pollastrini, Vannino Chiti, Giovanna Melandri e Giulio Santagata, vi è il servizio per l'adozione internazionale. Secondo l'inchiesta di Rizzo e Stella che hanno frugato fra le pieghe dei bilanci, fra acquisto e restauri la nuova destinazione della Galleria è costata oltre 40 milioni di euro.
La spesa complessiva sale a 156 milioni di euro con i due più grossi colpi di mano della storia moderna del centro storico: i maxi-palazzi ex della Posta centrale che si affacciano su via della Mercede fra piazza S. Silvestro, dove si è salvato l'edificio principale, via del Moretto e via Mario dei Fiori, e dietro su via della Vite. A leggere le targhe ai portoni, dove il passaggio è vietato ai non addetti ai lavori, entrambi sono occupati dal Segretariato generale della Presidenza del Consiglio i cui compiti devono essere davvero immani e strategici considerando la mole degli spazi conquistati. Per averne un'idea delle dimensioni, il primo palazzo, quello davanti alla sala Umberto, è sorto, come quasi tutti gli altri, sulla trasformazione di un convento, qui quello di S. Silvestro, e aveva ospitato nel tempo l'intero ministero dei Lavori pubblici. L'altro, accanto, è stato costruito nel 1888 sulle macerie del monastero dei Riformisti della Mercede e della chiesa di S. Giovanni in capite. Grande quanto la sede principale di piazza Colonna, era stato destinato dapprima a colmare un'annosa lacuna romana, il palazzo della Stampa, lustri addietro interpretato dal vicino palazzo Marignoli di piazza San Silvestro. Diversamente dalle altre metropoli europee e dalle principali città italiane, Roma, culla d'arte e di cultura, non offre a giornalisti, comunicatori e studiosi né un centro multimediale, né un'emeroteca centrale digitalizzata, né una sala stampa degna della capitale d'Italia, né un circolo della stampa ecc. Il Governo lo aveva promesso in condominio con la Stampa estera, quando era stata sfrattata da via della Mercede, e alle organizzazioni istituzionali e sindacali dei giornalisti italiani. Sembrava fatta, quando è arrivato il ripensamento senza una parola di giustificazione.
Gli altri palazzi della Presidenza sono: Macchi di Cellere del XVIII secolo in piazza Montecitorio 115 accanto alla banca (in coabitazione fra le Politiche della famiglia del ministro Rosi Bindi e il Garante per privacy, ingresso da piazza Montecitorio accanto al Capranichetta). Il Palazzo della Stamperia del XVI secolo, abitato dal dipartimento degli Affari regionali del ministro Linda Lanzillotta, con finestre sia su via del Tritone sia, verso Fontana di Trevi, accanto al palazzo della Calcografia dove si conservano le lastre di stampe di ogni epoca. Infine, le Politiche europee della ministro Emma Bonino sono situate nel palazzo Nicosia sulla piazza omonima, ricostruito in stile littorio nel 1936 dall'architetto Marcello Piacentini e tristemente noto per l'attacco br del 1979 alla DC e che costò la vita a due agenti di Ps, Antonio Mea e Pietro Olanu.
Altri colpi grossi in pieno centro si preparerebbero nel silenzio dei "segreti di Stato". Sono in pericolo di cambio destinazione la Rinascente in piazza del Tritone/via del Corso e il palazzo Wedekind, la storica redazione del giornale Il Tempo. Mentre si registra un'unica marcia indietro, perché l'assurdità dell'impresa è stata smascherata dai giornali. Si era progettato di costruire un tunnel fra il palazzo Theodoli, il centro informazioni/gadget della Camera, e Montecitorio distante cinque passi. I conti in tasca li fa ancora una volta "La Casta": stanziamento previsto di 5milioni e 220mila euro, un milione di euro a passo, quasi il triplo di quanto costò a metro quadro l'euro-tunnel sotto la Manica.
Il Palazzo della casta è cresciuto e continua a crescere a dispetto e contro i piani regolatori di Roma. Più volte, i governi si erano impegnati a parole a rispettare le regole urbanistiche e a realizzare altri centri direzionali, come l'Eur, per la dislocazione dei dicasteri-chiave.
L'Esposizione universale romana (Eur) era stata realizzata dagli urbanisti d'epoca fascista oltre i confini della Garbatella, la periferia d'allora. Una soluzione che suggerì al sindaco Rebecchini, nel 1954, l'idea di fondare una "città degli uffici" all'esterno della cerchia urbana. Il piano regolatore di Luigi Piccinato (1962) scelse il quadrante est, la zona compresa fra Tiburtina, Pietralata, Casilino e Centocelle per realizzare il centro direzionale orientale (Sdo). Lo scopo principale era quello di liberare il centro di Roma dal peso di tanti ministeri, ma anche di spingere fuori porta il maggiore numero di uffici pubblici con le loro centinaia di migliaia di impiegati, fra l'altro una delle cause finora inamovibili della morsa del traffico nel cuore della capitale. Ha scritto autorevolmente l'editorialista Giuseppe Pullara sulla cronaca del Corriere della Sera: "Di solito la pianificazione urbanistica, frutto di oscuri uffici municipali ma anche di menti illuminate, è stata combattuta dagli abusivi: in questo caso, sono le massime istituzioni ad andare controcorrente. Applicando una logica del tutto contraria allo svuotamento del centro storico dai "pesi" istituzionali, Camera, Senato e palazzo Chigi diffondono i loro uffici a macchia d'olio nella parte più pregiata della capitale". E concludeva desolato: "Anno dopo anno, il centro è stata svuotato non da speculatori immobiliari ma da rappresentanti dello Stato".
Purtroppo, sorprende che valorosi urbanisti e cultori di cose romane che conoscono vita, morte e miracoli di ogni pietra della città, non battano ciglio di fronte alla sistematica, progressiva occupazione del centro storico da parte del Palazzo. Ci si augura che il "basta!" lanciato da "La Casta" e l'eco destata nell'opinione con il successo di oltre un milione di copie vendute del libro non solo inchiodino il mondo della politica alle loro responsabilità, ma rompano il muro dei silenzi e delle omertà degli intellettuali, e suscitino finalmente l'indignazione e la levata di scudi delle forze più sensibili del Paese.

07/01/2008 12.08.44


BARTOLONI RIELETTO PRESIDENTE

Romano Bartoloni è stato rieletto presidente del Sindacato cronisti romani per la sesta volta consecutiva. Nelle votazioni, svoltesi domenica 30 e lunedì 1 ottobre 2007, è stato rinnovato anche il Consiglio direttivo che risulta così composto: Angelo Frignani, Piero Borghini, Guido Columba, Gaetano Basilici, Lanfranco D'Onofrio, Flavio Haver, Maurizio Piccirilli, Giancarlo Cirimbilla, Barbara Bonura, Roberto Mostarda, Enrico Gregori, Franco Bucarelli. Revisori dei conti: Marcello Ugolini, Daniele Carioti, Vittoriano Vancini. Delegati al XVIII Congresso dell'UNCI, in programma a San Felice Circeo dal 5 all'7 ottobre prossimi, sono stati designati: Romano Bartoloni, Guido Columba, Piero Borghini, Gaetano Basilici, Marcello Ugolini, Angelo Frignani, Lanfranco D'Onofrio, Flavio Haver, Franco Bucarelli.


09/10/2007 18.53.44


CRONISTI ALLE URNE

Domenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre si vota per il rinnovo delle cariche del Sindacato cronisti romani e per l'elezioni dei delegati al XVIII Congresso nazionale dell'UNCI in programma a S. Felice Circeo il 5, 6 e 7 ottobre pv.
LE URNE RIMARRANNO APERTE DALLE ORE 10,30 ALLE ORE 15,30 DI DOMENICA E DALLE ORE 10,30 ALLE ORE 22 DI LUNEDI. SI VOTA IN SEDE SCR C.SO VITTORIO EMANUELE 349 PRIMO PIANO per: Presidente; Consiglio direttivo (12 membri); Revisori dei conti (3 effettivi, 2 supplenti); 9 delegati al Congresso nazionale dell'UNCI.


LISTA UNITARIA DEI CANDIDATI
Presidente: Romano Bartoloni (uscente)

Consiglio direttivo:
1) Gaetano Basilici (uscente, Nazione/Resto del Carlino); 2) Barbara Bonura (Tv libertà-Sky); 3) Piero Borghini (uscente, senatore UNCI); 4) Franco Bucarelli (uscente, freelance/docente comunicazione); 5) Daniele Carioti (revisore uscente, Romaunotv); 6) Giovanni (detto Giancarlo) Cirimbilla (uscente, freelance); 7) Guido Columba (segretario uscente, presidente UNCI/agenzia Ansa); 8) Francesco De Filippo (agenzia Ansa); 9) Lanfranco D'Onofrio (uscente, sala stampa Questura); 10) Angelo Frignani (uscente, freelance); 11) Lorenzo Grassi (agenzia Dire); 12) Enrico Gregori (Il Messaggero); 13) Flavio Haver (Corriere della Sera); 14) Roberto Mostarda (RaiGr); 15) Maurizio Piccirilli (uscente/Il Tempo)

Revisori dei conti:
1) Daniele Carioti (uscente); 2) Giovanni (detto Giancarlo) Cirimbilla (uscente); 3) Roberto Mostarda (uscente); 4) Marcello Ugolini (uscente); Vittoriano Vancini (uscente)

Delegati Congresso UNCI:
1) Guido Columba (presidente uscente); 2) Romano Bartoloni; 3) Gaetano Basilici; 4) Piero Borghini; 5) Franco Bucarelli; 6) Giacomo Carioti (agenzia Distampa); 7) Francesco De Filippo 8) Lanfranco D'Onofrio; 9) Angelo Frignani; 10) Lorenzo Grassi; 11) Enrico Gregori; 12) Flavio Haver; 13) Marcello Ugolini; 14) Vittoriano Vancini







IL SCR VERSO IL CENTENARIO
I FATTI, il nostro biglietto da visita

Il nostro biglietto da visita di associazione unitaria, sostenuta da quasi 400 cronisti delle più diverse testate della carta stampata, delle radiotv e delle online, è confortato non soltanto da un collaudato impegno sindacale in sintonia con l'UNCI, con l'Associazione stampa romana e con la FNSI, dalle battaglie di prima fila, sempre con l'Unione cronisti, per l'affermazione del diritto-dovere di cronaca e da un assiduo controllo sulla correttezza delle fonti di informazione; ma anche dal riconosciuto valore delle attività sociali, culturali e promozionali al servizio dei romani.
Il Sindacato cronisti romani si avvicina a grandi passi al centenario di fondazione del 2009 e ai 65 anni dalla ricostituzione nel dopoguerra dopo la parentesi fascista. In questi anni, si è cominciato a preparare la rievocazione dello straordinario evento con una serie di significative iniziative, in particolare di carattere editoriale, all'insegna del "Come eravamo e del come siamo cambiati!" nel rapporto con la professione, con le mutazioni dei mass-media e con la città.
Assieme alla ricostruzione della nostra storia tramite archivi e testimonianze dirette e indirette, pubblicata in diversi testi a cominciare dalla prestigiosa "Strenna dei romanisti", abbiamo dato alle stampe il volume "60 anni di cronaca di Roma – 1945/2004", e il libro "i cronisti raccontano la cronaca..i segreti del mestiere". Il volume, una cavalcata storico-cronistica raccontata da 60 cronisti e illustrata dai fotoreporter romani, è stato inviato a ogni socio. Presentato attraverso incontri e convegni, è stato diffuso in omaggio agli "amici della cronaca", nelle scuole, nelle carceri e nelle biblioteche. "I cronisti raccontano la cronaca", esperienze di cronaca vissuta e vista da dietro le quinte di 34 colleghi con anni di mestiere alle spalle, sarà lanciato in autunno su larga scala e poi riedito da un'importante casa editrice. A Natale sarà inviato ai soci insieme con la tradizionale strenna.
Fra le iniziative editoriali di successo, in vetrina quella dell'Agenda del cronista edita puntualmente ogni anno dal 1991, e d'avanguardia la "Guida alla stampa di Roma e provincia", il primo e unico censimento-monitoraggio dei mass-media nel territorio metropolitano.
Il triennio 2005/2007 passerà alla storia del Sindacato cronisti romani come il tempo della grande campagna condotta con l'UNCI per l'affermazione del diritto-dovere di cronaca e dell'informazione di qualità contro le leggi liberticide, contro la deregulation professionale contrattuale (senza contratto da 900 giorni!), contro la disoccupazione, contro la strumentale interpretazione delle norme sulla privacy. Una campagna condotta tutto campo dentro (in particolare nel Consiglio nazionale della FNSI e con assemblee nei luoghi di lavoro) e fuori la categoria, dialogando con il Presidente della Repubblica, con i presidenti delle Camere, con il presidente della Corte costituzionale, con il CSM, con il Garante dei dati personali, con la commissione giustizia della Camera (in particolare, sulla – insabbiata! – riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa) e di recente con quella del Senato (il ddl Mastella sulle intercettazioni); contro il ddl Mastella è stato organizzato un corteo in giugno fin sotto palazzo Madama cui hanno partecipato i vertici istituzionali del giornalismo e sono state raccolte centinaia di firme di colleghi.
Il Consiglio direttivo uscente



27/09/2007 12.18.49


DOMENICA E LUNEDI'
I CRONISTI ALLE URNE



Domenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre si vota per il rinnovo delle cariche del Sindacato cronisti romani e per l'elezioni dei delegati al XVIII Congresso nazionale dell'UNCI in programma a S. Felice Circeo il 5, 6 e 7 ottobre pv.

LE URNE RIMARRANNO APERTE DALLE ORE 10,30 ALLE ORE 15,30 DI DOMENICA E DALLE ORE 10,30 ALLE ORE 22 DI LUNEDI. SI VOTA IN SEDE SCR C.SO VITTORIO EMANUELE 349 PRIMO PIANO
per: Presidente; Consiglio direttivo (12 membri); Revisori dei conti (3 effettivi, 2 supplenti); 9 delegati al Congresso nazionale dell'UNCI.


LISTA UNITARIA DEI CANDIDATI
Presidente: Romano Bartoloni (uscente)

Consiglio direttivo:
1) Gaetano Basilici (uscente, Nazione/Resto del Carlino); 2) Barbara Bonura (Tv libertà-Sky); 3) Piero Borghini (uscente, senatore UNCI); 4) Franco Bucarelli (uscente, freelance/docente comunicazione); 5) Daniele Carioti (revisore uscente, Romaunotv); 6) Giovanni (detto Giancarlo) Cirimbilla (uscente, freelance); 7) Guido Columba (segretario uscente, presidente UNCI/agenzia Ansa); 8) Francesco De Filippo (agenzia Ansa); 9) Lanfranco D'Onofrio (uscente, sala stampa Questura); 10) Angelo Frignani (uscente, freelance); 11) Lorenzo Grassi (agenzia Dire); 12) Enrico Gregori (Il Messaggero); 13) Flavio Haver (Corriere della Sera); 14) Roberto Mostarda (RaiGr); 15) Maurizio Piccirilli (uscente/Il Tempo)

Revisori dei conti:
1) Daniele Carioti (uscente); 2) Giovanni (detto Giancarlo) Cirimbilla (uscente); 3) Roberto Mostarda (uscente); 4) Marcello Ugolini (uscente); Vittoriano Vancini (uscente)

Delegati Congresso UNCI:
1) Guido Columba (presidente uscente); 2) Romano Bartoloni; 3) Gaetano Basilici; 4) Piero Borghini; 5) Franco Bucarelli; 6) Giacomo Carioti (agenzia Distampa); 7) Francesco De Filippo 8) Lanfranco D'Onofrio; 9) Angelo Frignani; 10) Lorenzo Grassi; 11) Enrico Gregori; 12) Flavio Haver; 13) Marcello Ugolini; 14) Vittoriano Vancini

27/09/2007 11.34.48


ENTRO IL 10 SETTEMBRE LE CANDIDATURE PER IL SCR E L'UNCI




Si ricorda ai che il 10 settembre scadono i termini (vedi lettera circolare del 22 giugno us sulle elezioni del SCR) per la presentazione delle candidature alle cariche sociali del Sindacato cronisti romani e di quelle per la scelta dei delegati al Congresso dell'Unione nazionale cronisti italiani in programma a S. Felice Circeo dal 5 al 7 ottobre prossimi.
CIASCUN SOCIO IN REGOLA CON LE QUOTE SOCIALI PUO' PRESENTARE LA PROPRIA CANDIDATURA COMUNICANDOLA, PER ISCRITTO, ENTRO LE ORE 18 DI LUNEDI 10 SETTEMBRE 2007 ALLA SEGRETERIA DEL SINDACATO, C.so Vittorio Emanuele 349 / 00186 Roma, o per fax 06 68308295 oppure per email scr@sindacatocronisti.it. Per informazioni e chiarimenti la segreteria e a disposizione al numero 06 68308140.


08/08/2007 11.09.50


L'ORDINE HA FATTO IL SUO TEMPO
Il futuro del mestiere si gioca sul contratto e non sull'ordine dei giornalisti che ha fatto il suo tempo e sopravvive a sè stesso in attesa di un pietoso gesto di eutanasia. Poichè se salta il contratto così come ce lo siamo conquistato con sacrifici di decenni, non sarà l'inutile carrozzone dell'ordine a salvarci dalla decimazione e dalla fine del giornalismo d'autore.
Nell'epoca della dittatura delle immagini e della comunicazione sopra e sotto le righe, dove tutto viene sbattuto sulla pubblica piazza, non sarà certo l'Ordine, anche se dovessero venire i marziani a riformarlo, a tutelare identità e autonomia del giornalista, a garantire il diritto/dovere di cronaca, a salvaguardare la qualità dell'informazione.
Solo il contratto, se riusciremo a frenare o perlomeno a rallentare nei tempi brevi la corsa al massacro della professione da parte degli editori, può costituire un argine all'attacco a fondo lanciato dai padroni con l'omertà della politica cointeressata a un mondo senza i rompiscatole dei giornalisti.
Il Congresso della FNSI è dietro l'angolo e comunque gli attuali vertici debbono andare a casa per scadenza di mandato. Le ultime vicende (assemblea dei cdr ecc.) hanno lasciato intravedere che cresce la voglia di un'inversione di rotta di fronte alla miopia dei dirigenti sindacali.
Abbiamo il dovere di prepararci con il massimo della concentrazione e della mobilitazione senza andare a caccia di farfalle dietro ai fantasmi dell'ordine. Romano Bartoloni

23/03/2007 19.24.27


VOGLIA DI CENSURA
Sintesi del saluto di Romano Bartoloni, segretario nazionale dell'UNCI, alla Corte costituzionale (9/2/07): la voglia mai sopita di censura e di bavagli

La sensibilità e l'attenzione della Corte costituzionale per il lavoro dei cronisti non sono frutto del caso perché la Consulta ha sempre deliberato sui temi della stampa con equilibrio e lungimiranza senza lasciarsi influenzare dal calore degli eventi e dal furore delle polemiche. Purtroppo altrove, anche nella sfera istituzionale, non c'è altrettanto equilibrio e saggezza.
Ogni volta che succede qualcosa di esplosivo e i fatti rimbalzano clamorosamente sui mass-media, si punta l'indice contro la stampa, si dà la croce addosso ai giornalisti, si grida dalli all'untore, e con il pretesto di abbassarne toni e voci si invocano nuove norme e nuovi codici regolamentari come se già non ce ne fossero abbastanza. Così è accaduto per la strage di Erba a causa delle false notizie date dagli investigatori e per la violenza negli stadi che ha altre cause e radici. In realtà, si tradisce la voglia, mai sopita, di censura e di bavagli.
Certo il giornalista ha le proprie responsabilità e ne paga le conseguenze ogni volta che sbaglia incorre nei rigori della legge e nelle sanzioni previste dall'Ordine e dai tanti codici deontologici. Quando le fonti di informazione sbagliano nessuno ne chiede la testa.
Si dimentica che la stampa è lo specchio del Paese e che la sua funzione principale è la critica dei poteri e la denuncia dei mali della società. Gli eventi e lo strascico delle polemiche passano ma il bene prezioso della libera informazione resta e deve essere custodito e difeso dagli umori e dai malumori del contingente.

12/02/2007 19.14.39


CRONACA DEI SILENZI


di Romano Bartoloni

Nel Palazzo cresce la voglia di riesumare i tempi dei giornali scritti sotto dettatura e della cronaca passata al setaccio. La rimonta delle leggi liberticide (Panebianco, Corriere della Sera 15 ottobre), le intimidazioni nei confronti dei cronisti, la contraffazione delle notizie, la stretta di vite sui rubinetti dell'informazione si coniugano con le suggestioni antitrasparenza ad abusare nel ricorso al segreto di Stato, al segreto delle indagini, al segreto d'ufficio (quasi sempre anacronistici segreti di Pulcinella). Un panorama che contrasta con la crescita della comunicazione senza frontiere, con la caduta di tanti feticci (caso Ustica), con sentenze della Cassazione e con le stesse regole della privacy che riconoscono il valore preminente del diritto di cronaca.
La realtà è che troppa gente si impiastra le mani con la marmellata della comunicazione mediante un uso cinico e strumentale della moderna potenza delle tecnologie. Da una parte, il processo di normalizzazione punta a una distribuzione capillare nei pc dei giornalisti di una pappa precotta (comunicati, videogiornali preconfezionati ecc.) ad alto tasso di tendenziosità. Nel rovescio delle medaglia, le fonti di informazione specie delle forze dell'ordine, quando non si chiudono a riccio o non mettono la sordina sui protagonisti degli eventi, manipolano, enfatizzano i fatti per rassicurare l'opinione pubblica e per conquistarsi un ritorno di immagine.
Il rispetto della privacy a scapito della notizia è diventato un pretesto nelle mani dei "furbetti della comunicazione", perché non sempre le responsabilità delle censure sono da attribuire alla miopia di zelanti burocrati più realisti del re. La disciplina della privacy, il codice deontologico dei giornalisti, pronunce del Tar, del Consiglio di Stato e del Garante stabiliscono saldi principi a sostegno del diritto di cronaca, del libero accesso alle fonti di informazioni. Fatte salve le garanzie dell'imputato o dell'indagato (pubblicarne identità contribuisce alla rilevanza pubblica della notizia), vanno assicurati trasparenza e controllo della collettività sull'amministrazione della giustizia fatta nel nome del popolo. Porte aperte, anzi da spalancare, da parte delle pubbliche amministrazioni specie per quanto riguarda: i redditi dei contribuenti; la situazione patrimoniale delle società e dei responsabili di cariche pubbliche; gli emolumenti di pubblici concessionari; i dati anagrafici; i contenuti delle delibere degli enti locali.

Se è d'obbligo la segnalazione degli incarichi, scegli a tua discrezione fra consigliere naz. della Fnsi, segretario dell'Unci (Unione naz. cronisti italiani), presidente del Sindacato cronisti romani

19/10/2006 11.18.24


L'ORDINE UN DOPPIONE INGOMBRANTE

di Romano Bartoloni

Salvo i ricordi della parentesi degli esami, l'Ordine appare agli occhi della maggioranza dei colleghi come un oggetto misterioso, tanto che gli stessi giornali ne confondono incarichi e funzioni con la FNSI. Chi è, chi lo rappresenta, cosa è oggi? E' la navicella che naviga a vista con le armi spuntate e obsolete delle regole deontologiche nelle tempeste di calciopoli, spiopoli ecc. e che affonda contro gli scogli disseminati dal Palazzo su segreto professionale, diffamazione, intercettazioni, querele facili ecc. per stringere la vite della libera informazione? Oppure l'ultimo baluardo di un'istituzione anacronistica e aliena in Europa e che sopravvive in attesa di una riforma che probabilmente nell'Italia delle corporazioni intoccabili non arriverà mai? O è il pletorico consiglio nazionale dell'ODG, oltre 120 membri che contano meno del due di coppe e che vengono eletti dai soliti quattro gatti (votano meno del 6% dei 90mila iscritti!)? Oppure il sistema di esami di abilitazione alla professione che impone ai candidati la macchina per scrivere introvabile persino nei musei?
Secondo il recente dossier/e-book sul come cambia il mestiere curato dal collega Ugo dell'Innocenti, nel solo quinquennio 2001/2005 in 5.350 hanno superato gli esami ingrossando le fila dei professionisti. Nello stesso periodo, meno della metà sono stati i nuovi contratti a tempo pieno e indeterminato rilevati dall'INPGI. Nonostante il mercato del lavoro sia saturo e stravolto dalla "tsunami" del precariato, proliferano le scuole di giornalismo riconosciute dall'Ordine, salite a ben 19 (ogni ODG regionale rivendica un posto al sole) e che sono in grado di sfornare ogni biennio 600 praticanti dal destino incerto. E intanto crescono a misura esponenziale i giornalisti disoccupati degli elenchi FNSI/FIEG, 2.653.
Ordine sì, Ordine no, riformarlo o cancellarlo è nei fatti un falso problema. In ballo c'è ben altro! In realtà, il rischio è l'abrogazione dell'informazione, la morte del giornalismo d'autore, la fine della notizia di cronaca colta dal vivo, l'abdicazione dall'autonomia di giudizio, il silenzio e il black-out della critica al potere nell'epoca della comunicazione elettronica senza argini e senza frontiere, e mentre impazza la moda dell'opinionismo saccente e cattedratico dei professori, e dilagano le interviste confezionate a misura degli intervistati. Non soltanto la legge istitutiva non sta più in piedi, come ha sostenuto il segretario della FNSI, Paolo Serventi Longhi, durante la calda estate delle polemiche dentro e fuori casa nostra sul futuro dell'Ordine, ma l'intera organizzazione sia al centro sia in periferia, paralizzata dalla funzione burocratica, si chiude a riccio nella difesa di una realtà che non esiste più, o che semmai vegeta a stento in qualche grande testata. Come si fa a rimanere ciechi e sordi di fronte allo smantellamento pietra su pietra del contratto (peraltro, senza rinnovo da 600 giorni!) che sconvolge la vita delle redazioni, mortifica il lavoro, trasforma tanti colleghi in robot al desk o in passacarte di comunicati e veline?
Da una parte gli editori trasformano i mass-media in veicoli di pubblicità e di comunicazione asservita al carro degli interessi consolidati, snaturando la fisionomia dell'informazione e stringendo di fatto un patto di non aggressione con il sistema dei poteri. Dall'altra, subiscono gli effetti devastanti della persuasione occulta condotta dal Palazzo mediante un uso cinico e strumentale della moderna potenza della tecnologie. In barba ai principi della neutralità, dell'imparzialità e della trasparenza, il processo di normalizzazione si realizza attraverso una distribuzione capillare nelle redazioni e nei pc dei giornalisti di una pappa precotta (comunicati, dvd, videogiornali preconfezionati ecc.), assorbita e rilanciata così come la pensano i padroni del vapore.
Che non siano fantasie di cassandre o di mestatori di zizzania, lo assicura un autorevole editorialista di "Repubblica" (10 settembre us in prima pagina), Ilvo Diamanti, che denuncia l'afonia dei cani da guardia a palazzo Chigi con il ridimensionamento dei servizi giornalistici da parte degli editori. Da quando Berlusconi dominava la scena imponendo la propria immagine e il messaggio politico confezionati da imprese private specializzate, giornalisti e inviati sono quasi scomparsi da piazza Colonna. Né sono stati rimpiazzati dopo il cambio della guardia fra lo stupore di Prodi e del suo staff che, in fatto di comunicazione, viaggiano anni luci dietro il cavaliere. Un fenomeno analogo di svendita dell'informazione si sta verificando nelle Regioni di maggior peso e prestigio, come il Lazio e la Lombardia, dove amministratori e uffici stampa scoraggiano con ogni mezzo le iniziative dei pochissimi cronisti ancora in caccia di notizie (il grido d'allarme viene da Lorenzo Grassi dell'agenzia Dire e da Rosi Brandi, vicepresidente dei cronisti lombardi) e fanno il bello e cattivo tempo nei notiziari prodotti senza cambiare una virgola. Con il risultato che l'informazione regionale viene affidata a un collaboratore (ANSA Roma).
L'Ordine assiste impotente alla mutazione genetica della professione e aspetta e spera, ormai da tempi immemorabili, che piova dal cielo la benedetta riforma della legge del 1963. Nell'attesa di segnali di là da venire e mentre il governo decreta di imbavagliare la stampa invece di colpire intercettatori e gole profonde, gli abolizionisti radicali alla Capezzone si inventano la liberticida tutela sul lavoro dei giornalisti da parte dell'Autorità per le garanzie nella comunicazione. Sarebbe cadere dalla padella nella brace se l'Albo dei giornalisti finisse sotto le forche caudine dei poteri dello Stato o delle loro lunghe mani. Cancellare l'anomalia dell'Ordine non sarebbe il peggiore dei mali, purchè l'Albo rimanga affidato alle organizzazioni della categoria, come avviene in quasi tutti i Paesi e come lo era da noi quando divenne una conquista sindacale con il contratto del 1925. Proprio oggi che gli editori considerano il contratto carta straccia, l'Albo nella custodia della FNSI potrebbe diventare quell'arma in più per rianimare la categoria e per fermare la corsa al massacro del giornalismo doc.




05/10/2006 17.25.28


NO ALLE PROCURE BLINDATE
No alla cronaca giudiziaria filtrata dai procuratori capo. No alle Procure blindate. No al divieto dei magistrati di parlare con i giornalisti. L'Unci – Unione nazionale cronisti italiani – denuncia un nuovo attentato alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini di essere informati in modo completo e corretto . Nel momento in cui infuria la più importante inchiesta sul calcio, sugli intrecci fra sport e corruzione, sta per entrare in vigore la legge di Riforma dell'ordinamento giudiziario che metterà a tacere qualunque informazione riguardante le indagini preliminari di questa inchiesta, come di ogni altra inchiesta presente e futura in Italia. Secondo la riforma – che scatterà dal 18 giugno – solo il Procuratore della Repubblica potrà decidere quali informazioni far uscire e quali, invece, non rivelare. Di fatto si arriva alla velina istituzionalizzata, dal momento che la norma prevede che solo il Procuratore della Repubblica manterrà <> i rapporti con gli organi di informazione. Non solo. E' fatto <>. Se il messaggio non fosse abbastanza chiaro, la legge di riforma precisa anche che il Procuratore della Repubblica <>.

In parole povere, i magistrati non potranno più parlare con i cronisti per fornire notizie che non sono coperte da segreto istruttorio e se lo fanno saranno sottoposti a provvedimenti disciplinari.

La conseguenza di questa riforma sarà che i Procuratori si sostituiranno ai giornalisti nella scelta e nella valutazione delle notizie, che i cittadini verranno a conoscenza solo delle notizie che le Procure riterranno opportuno diffondere e che gli indagati non saranno più uguali davanti alla legge: si verrà a conoscenza (parziale) delle inchieste di alcuni e non di tutti, a discrezione del Procuratore capo. Per chi fa informazione, l'unica finestra sulle inchieste (e sulla correttezza delle indagini) resteranno i processi. Sempre che non siano celebrati con i riti abbreviati: in quel caso, anche le udienze saranno a porte chiuse. E ai cronisti – come ai cittadini – resteranno solo le sentenze per capire gli avvenimenti.

Per questo l'Unci ritiene che l'entrata in vigore della riforma dell'ordinamento giudiziario debba essere bloccata e chiede un incontro al ministro della Giustizia Clemente Mastella per discutere della questione, evitando provvedimenti – anche in materia di pubblicazione di intercettazioni telefoniche – che riportino il paese e la libertà di informazione ai tempi della censura preventiva.


02/06/2006 14.45.10


CALCIOPOLI E COLPE DELLE FONTI DI INFORMAZIONE


L'Unci e il sindacato cronisti romani, riuniti in assemblea a Roma, sollecitano un deciso intervento di denuncia e di sanzioni da parte del sindacato e dell'Ordine dei giornalisti nei confronti di quei colleghi che risultassero coinvolti o compromessi con gli scandali di calciopoli.
Allo stesso tempo, si chiede di reagire con altrettanta determinazione contro ogni tentativo di fare di ogni erba un fascio e di colpevolizzare l'intera categoria dei cronisti sportivi, aprendo una vertenza politica sul fenomeno mediatico che ancora una volta è stato messo in piazza, e cioè sulle crescenti responsabilità delle fonti di informazione nel mutato scenario della comunicazione. Da tempo l'Unci e il Scr invocano la costituzione di un Osservatorio/Authority sulle fonti di informazione per frenare le suggestioni all'arbitrio, alla discrezionalità e alla manipolazione della notizia, cavalcando la potenza delle innovazioni tecnologiche. E' arrivato il momento che, ognuno per la propria parte, contribuisca a ristabilire le condizioni essenziali di neutralità, imparzialità, affidabilità e correttezza delle fonti contrastando l'abuso al ricorso a veline, comunicati e conferenze-stampa spot a rimorchio delle ragioni di omologazione dei poteri politici ed economici e non a tutela della verità e dell'obiettività dei fatti.


23/05/2006 11.27.39


ANCHE TU PER MARIO SPEZI

E' ''abnorme che un cittadino possa finire in galera per le sue idee'' e, per questo, giornalisti, amministratori pubblici e politici hanno sottoscritto e continuano a sottoscrivere un appello per Mario Spezi, il giornalista arrestato nell'ambito dell'inchiesta legata ai delitti del mostro di Firenze. Ecco il testo dell' appello al quale si puo' aderire inviando una e-mail all' indirizzo scr@sindacatocronisti.it, il Sindacato cronisti romani che, assieme all'Unione nazionale cronisti italiani, sta raccogliendo e rilanciando le adesioni in segno di sostegno e di solidarietà per il collega cronista doc.
''Dal 7 aprile il giornalista Mario Spezi e' in carcere per calunnia e depistaggio. Gli sono stati negati perfino gli arresti domiciliari. I giudici di Perugia lo accusano di aver turbato, con le sue indagini giornalistiche e con le sue ricerche su piste alternative rispetto a quelle ufficiali, le indagini sulla morte del medico perugino Francesco Narducci e sui delitti del mostro di Firenze, l'ultimo dei quali risale al 1985. Pur ribadendo fiducia nella magistratura e non volendo entrare nel merito degli indizi raccolti dagli inquirenti, di cui non abbiamo completa conoscenza, rileviamo che in Italia la carcerazione preventiva viene disposta, di regola, per delitti gravissimi e non certo per i reati contestati a Spezi, la cui colpa maggiore sembra quella di aver scritto libri e articoli che contrastano con l'inchiesta. E appare abnorme che un cittadino possa finire in galera per le sue idee''.

I firmatari del documento: Franca Selvatici de La Repubblica, Sandro Bennucci de La Nazione, Vincenzo Tessandori de La Stampa, Antonella Mollica del Giornale della Toscana, Marco Gasperetti del Corriere della Sera, Riccardo Mazzoni direttore del Giornale della Toscana, Guido Columba Presidente dell'Unione nazionale cronisti, Riccardo Nencini, presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, Altero Matteoli Ministro dell' ambiente, Michele Ventura deputato Ds, Romano Bartoloni presidente Sindacato cronisti romani, Nicola Rotondaro, capogruppo comunisti it. Comune Firenze, Claudia Aldi della Voce di Cremona, Sergio Staino cartoonist, Francesca Chiavacci presidente prov. Arci, Paolo De Anna La Nazione, la redazione di "Nuova Radio" di Firenze, Cristina Lombardi giornalista, Mimmo Mazza della Gazzetta del Mezzogiorno, Associazione art. 21, Riccardo Mazzoni, direttore il Giornale della Toscana, Alessandro Cecioni giornalista, Umberto Chirici ex capocronista di Spezi, Daniele Pecchioli consigliere regionale Toscana, Francesco Selvi inviato di La7, Alessandro Bencistà direttore Toscana Folk, Gino Salvatori sinistra giovanile Toscana, Cecilia Moranti giornalista, Vito Fiori Unione Sarda, Matteo Renzi presidente della Provincia di Firenze, Iain L. Fraser Istituto universitario europeo, Lido Cantemori vignettista, Antonio Andreucci Ansa Pescara, Chiara Carenini Ansa Firenze, Emanuela Banfo Ansa Torino, Federico Monechi Rai Firenze, Lorenzo Castellani La Nazione, Carlo Pestelli Quotidiano nazionale



19/04/2006 19.59.13


AL LUPO AL LUPO E PARADISI FISCALI

Da una parte si grida al lupo…al lupo per le sorti della democrazia. Dall'altra si promettono impossibili paradisi fiscali. Effetto della nostra immagine all'estero: gli Usa consigliano i propri cittadini a starci alla larga durante la campagna elettorale. E i mass-media? Fanno a gara nello schierarsi mortificando professionalità e libertà di critica dei giornalisti. Ignorano o fingono di ignorare che gli elettori hanno sempre dimostrato di saper scegliere con la propria testa.

23/03/2006 13.13.38


B&P PEGGIO DELLE TRIBUNE DEGLI ANNI 50/60

Sembrava di assistere a una delle stucchevoli e noiose tribune politiche anni 50/60 dei tempi di Jader Iacobelli, bianco nero a telecamera fissa e obbligo di accenti bassi. In una delle occasioni più attese dai telespettatori, sono stati cancellati a viva forza decenni di conquiste del linguaggio televisivo e della fantasia e creatività che ci invidiano in ogni parte del mondo. I duelli ingessati per la Casa Bianca non hanno nulla da insegnarci, anzi avrebbero solo da imparare. Hanno vinto il conformismo e la malintesa par condicio che sta mortificando e ridicolizzando la professione del giornalista. Con il loro scontro a mani legate, Berlusconi e Prodi hanno conciliato il sonno di una buona metà degli italiani. Hanno resistito i simpatizzanti della prima ora che continuano ad accapigliarsi fra loro ognuno (con buona pace per l'indipendenza in tanti mass-media!) assegnando la palma di vincitore al proprio eroe. Pioggia di dati e di cifre da parte di B in tempi di magra per la stragrande maggioranza di cittadini. Promesse di felicità da parte di P in tempi di fame di fatti. La serata delle vedette della politica non pare abbia spostato una virgola nelle tendenze degli elettori, semmai rischia di aver aumentato l'esercito degli astensionisti. Se le regole del gioco producono questi risultati, "aridatece" gli spot!

15/03/2006 14.53.59


MIELI 2004: AL DI SOPRA DELLE PARTI


Mieli 2004 al di sopra delle parti. Mieli oggi centro sinistra. E Mieli domani? Dalla lettera di incarico sottoscritta da lui e da tutti gli ultimi direttori del Corriere della Sera all'atto del loro insediamento: " ..mantenere e accrescere l'autorevole prestigio e il largo consenso che il giornale riscuote presso i più larghi strati dell'opinione pubblica, salvaguardando così la conservazione dell'indipendenza di un grande quotidiano di informazione che rappresenta per tutta la collettività nazionale, al di sopra e al di là delle parti politiche, un patrimonio che non può andare disperso".

13/03/2006 19.25.18


ANOMALIA CORSERA MIELI 1 E 2
Paolo Mieli 1 e 2. La linea editoriale del direttore del Corriere della Sera ai blocchi di partenza del 20 dicembre 2004: "Libertà di stampa vuol dire dunque, alla fine, solo e sempre libertà di criticare i poteri". Cambio di marcia nell'editoriale pre-elettorale dell'8 marzo 2006 con l'auspicio di "un esito favorevole di una delle due parti in competizione: il centrosinistra". Un gesto senza precedenti nella storia del Corriere, una scelta consueta nella tradizione dell'editoria anglosassone che, però, non fa professione di neutralità. Il cdr del giornale gli contesta la misura di un passo compiuto a metà perché, una volta fatta la scelta di schieramento, sarebbe una contraddizione esonerare gli altri editorialisti e commentatori come, invece, ha inteso Mieli. Anomalia nell'anomalia italiana.

09/03/2006 18.45.22


NELLE LISTE GIORNALISTI SALTAFOSSO
Giornalisti in forze numerose dentro le liste elettorali di destra e di sinistra insieme a showmen e ballerine. Saltano il fosso perchè sentono puzza di bruciato in casa? Oggi molti valorosi colleghi sono costretti ad arrampicarsi sugli specchi del gran vociare della comunicazione, la fiera delle parole (card. Tettamanzi), e a spremere fino in fondo le risorse della propria esperienza e della propria professionalità per strappare mezze-notizie e brandelli di verità, per raccogliere e interpretare il raccoglibile dai tam-tam delle conferenze-stampa e dalla ridda di dichiarazioni e contro dichiarazioni, smentite e contro smentite. La maggioranza degli operatori dell'informazione è costretta ad appendere la penna e il pc laddove vuole il padrone e, quindi, volenti o nolenti, subiscono il ricatto della deregulation professionale e occupazionale, e debbono prestarsi al gioco anche a costo di fare la figura dell'utile idiota. Se, poi, qualche grillo parlante alza la testa, stai certo che ambisce a conquistarsi i galloni dall'altra parte della barricata, nel quaquaraqua della politica, con buona pace dei cani da guardia dei poteri.

07/03/2006 19.38.42


CANI SDENTATI
In linea teorica e di principio, non fa una grinza l'equazione/sentenza contenuta nella bandiera editoriale del direttore del Corriere della Sera, Mieli: "libertà di stampa vuol dire, dunque, alla fine, solo e sempre libertà di criticare i poteri". In tempi di intrecci di interessi fra politica, finanza e la stessa editoria, nonchè di informazione spettacolo usa e getta come qualsiasi altra merce, ci si chiede se i cosiddetti cani da guardia dei poteri hanno ancora voglia e possibilità e, soprattutto, denti per azzannare.


03/03/2006 18.29.41


LA CENSURA DELLA PAR CONDICIO
Le norme della par condicio rappresentano di fatto una censura. Salvo gli addetti ai lavori, candidati, big e sottobig dei partiti, gli unici autorizzati, nessun altro cittadino italiano può parlare in tv di politica, o sfiorare il tema, oppure lamentarsi delle tasse, della sanità ecc. Nella prima pagina di Repubblica del 15 febbraio, Michele Serra, pur sostenendo che l'origine di tutti i mali è nel famoso conflitto di interessi, arriva addirittura a dar ragione a Berlusconi quando attacca la par condicio come legge liberticida. Nell'editoriale di Panorama del 16 febbraio, Sergio Romano contesta il "manuale del buon giornalista elettorale", un corpus di veline democratiche che ogni conduttore televisivo dovrà attentamente compulsare prima di trasmettere una notizia o intervistare un uomo politico. E aggiunge scandalizzato "Siamo in democrazia, beninteso, ma abbiamo ormai un ministero democratico della Propaganda che invia istruzioni, controlla la loro esecuzione e può, nel caso dell'Autorità delle comunicazioni, imporre multe (vedi il caso di Mediaset)".

18/02/2006 13.01.34


RINCARI CASE INPGI
L'INPGI ha aumentato i nuovi affitti per attici e per appartamenti oltre i 120mq. La sofferta decisione ha visto diviso il consiglio di amministrazione (6 voti contro 6) ed è passata con il voto determinante del presidente Cescutti che vale il doppio.
I componenti di "Puntoeacapo" del cda hanno giudicato "ingiusto e inutile" il rincaro e hanno denunciato "il continuo lievitare degli affitti" diventati troppo gravosi per colleghi già penalizzati dalla perdita del potere di acquisto.
Obietta il presidente Cescutti: "Gli uffici dell'INPGI hanno dimostrato che i nuovi canoni (che riguardano solo i futuri nuovi contratti) rimarranno ben al di sotto di quelli praticati dal libero mercato": E che è inoltre "intenzione dell'INPGI di mantenere al di sotto dei valori di mercato i suoi canoni avendo attenzione anche all'obbligo di far fruttare in modo adeguato un patrimonio che è di proprietà di tutta la categoria".
Anche se scontati l'affitto di 60mq a Trastevere al canone di 1300 euro (2.600.000 lire) o quello di uguale taglia a 750 euro (1.500.000 lire) a Cinecittà sono ormai fuori dalle tasche di tanti colleghi giornalisti.

05/02/2006 14.46.47


MANI LEGATE AI GIORNALISTI
La vertenza per il contratto è diventata una battaglia politica per la difesa della libertà di stampa, dell'autonomia professionale e dell'indipendenza dei giornalisti. Dal centro alla periferia, tutte le organizzazioni di categoria sono mobilitate in incontri ravvicinati con l'opinione pubblica e con le istituzioni, per testimoniare i rischi che sta correndo la democrazia con il sistematico attacco all'informazione. La nostra voce, le nostre ragioni saranno portate persino nel cuore delle manifestazioni inaugurali di Torino per le Olimpiadi invernali, opponendoci documenti alla mano alla richiesta di una tregua sindacale per l'evento sportivo.
Dopo otto mesi di lotta, sette giornate di sciopero e altrettanto proclamate, gli editori sono stati costretti a gettare la maschera e a scoprire le loro effettive intenzioni sulla deregulation professionale nei mass-media. Cavalcano senza scrupoli la congiuntura politica, sociale e tecnologica allo scopo di smantellare decenni di conquiste contrattuali costate grandi sacrifici a generazioni di colleghi; di dilagare nelle redazioni con la flessibilità selvaggia di rapporti di lavoro precari e sottopagati; di sacrificare definitivamente la qualità del prodotto sull'altare della totale mercificazione della notizia (finanche all'Ansa si sta tentando di imporre la rivoluzione commerciale dell'informazione!). Confidano non soltanto nella crisi del Welfare e nelle mutazioni prodotte dalla nuove frontiere elettroniche, ma soprattutto nelle sempre più forti suggestioni dell'intera classe politica al "fai da te" della comunicazione, a liberarsi della mediazione giornalistica, a disarmare e imbavagliare la critica, e a legare le mani al diritto-dovere di cronaca.

31/01/2006 13.41.51


L'Informazione imbavagliata
La libertà di stampa, l'informazione senza peli sulla lingua, il diritto di critica non sono un patrimonio esclusivo degli addetti ai lavori, i giornalisti e i cronisti, ma un valore di tutta la comunità, di ogni singolo uomo della strada. Ogni attentato, ogni rinuncia, ogni compromesso costituiscono un passo indietro per la democrazia e per la libera circolazione delle idee.
Le classifiche internazionali non ci premiano perché in troppi vogliono mettere i bastoni fra le ruote della stampa o, comunque, controllarne la voce.
Da anni i cronisti si battono in difesa della libertà di stampa senza aggettivi e senza giri di parole, e ha promosso e promuove campagne di resistenza per contrastare gli attacchi a un principio fondamentale tutelato dalla Costituzione. Attacchi che, a volte, e come è successo anche di recente, indossano persino i panni dei progetti legislativi. Fra gli altri, per citarne i più clamorosi, la riforma della legge sulla diffamazione con i suoi contenuti intimidatori (o carcere o interdizione dalla professione o supersanzioni) verso la ricerca della verità; la riforma del Codice militare che prevede il carcere per i giornalisti che rivelino presunti segreti anche nelle missioni di pace; le interpretazioni restrittive e censorie della legge sulla privacy da parte delle amministrazioni pubbliche; la riforma dell'ordinamento della giustizia con norme liberticide che hanno l'effetto di omologare l'informazione dei palazzi di Giustizia; il ddl sulle intercettazioni e sulla pubblicità degli atti delle indagini giudiziarie anche laddove (udite! udite!) non sussista più il segreto. Mediante questo puzzle si costruisce il muro censorio, si regola ad arbitrio il rubinetto delle notizie, si deforma la realtà quotidiana.
E con queste vecchie e nuove reti di divieti, di reticenze, di segreti, spesso di Pulcinella, che i giornalisti, i cronisti debbono fare i conti. Si fanno forza con due armi, le armi della legge e del dovere professionale. Il dovere di guardare da vicino, a immagine ingrandita, come funzionano la nostra società, lo Stato, i controlli, le autorità e le ramificazioni dei poteri. Il dovere che nasce dalla consapevolezza che soltanto regole, legalità e trasparenza possono garantire un ordinato vivere civile.
In una Nazione dove non esistono gli editori, dove si vende lo stesso numero di quotidiani del 1938 (sei milioni), dove il peso degli eventi è regolato dagli umori delle tv e condizionato dalle forze del marketing, della pubblicità e dello spettacolo, e dove i poteri economici e politici fanno il bello e cattivo tempo nell'universo della comunicazione, quanto contano ancora la realtà dei fatti, la qualità e la credibilità della notizia e la voce dei cani da guardia della democrazia? Di sicure, le veline, i comunicati e le conferenze-stampa spot non cambieranno il mondo in meglio. Oggi come ieri e come domani, la solidità di un sistema democratico si misura con la coscienza critica di una società capace di mettersi continuamente in discussione.

27/01/2006 19.27.31


60 anni di cronaca di Roma
E' in circolazione il volume "Sessanta anni di cronaca di Roma 1945/2004" edito dal Sindacato cronisti romani in occasione del 95 anniversario di fondazione e del 60 di ricostituzione del SCR dopo la parentesi fascista.
Sessanta di cronaca di Roma, 60 penne di cronisti romani che raccontano la loro città. Circa 600 pagine di cronaca diventata storia, oltre un migliaio di foto d'attualità patrimonio dei fotoreporter di grido e che hanno fatto epoca, un indice con migliaia di nomi. Sessanta anni di eventi che hanno cambiato Roma, l'Italia e il mondo, sessanta testimonianze oculari per chi vuole ricordare, rivivere e documentarsi.
Sessanta anni di cronaca di Roma, è una carrellata lungo sei decenni di vita romana che si intrecciano con gli scenari nazionali e internazionali e che narrano l'avvicendarsi di generazioni di romani anche di fresco conio dall'immediato dopoguerra ad oggi: dai giorni della fame e della borsa nera, attraverso gli anni della ricostituzione, dal boom economico e dell'espansione urbanistica a macchia d'olio, gli anni di piombo ma anche quelli della dolce vita, gli scandali, i delitti famosi, fgli sconvolgimenti di "mani pulite", ma anche i duelli dei derby Roma-Lazio, l'avvicendarsi dei sindaci ma anche la morte di papi e i contraccolpi delle guerre, della caduta dei muri, delle esplosioni migratorie, delle avventure scientifiche e degli umori delle culture e delle mode, fino alla svolta del terzo millennio, alla nascita dell'euro, al trauma terroristico alle Torri gemelle di New York, alla crisi esistenziali del vecchio Continente.

"Sessanta anni di cronaca di Roma 1945/2004". Edizioni Sindacato cronisti romani/Sallustiana. Pagine 576 formato gigante. Sovracopertina a colori. Tiratura limitata e solo per amatori. Prezzo di copertina 60 euro. Promozionale a 40 euro per le prime 50 copie vendute a 50 euro per le successive entro febbraio 2006. In vendita presso il Sindacato cronisti romani, Corso Vittorio Emanuele 349 /00187 Roma. tel 0668308140. Orario d'ufficio.

25/01/2006 2.03.33


A Carenini e Gaeta il Premio Cronista 2005
Sono Chiara Carenini, della Agenzia Ansa, e Alessandro Gaeta, del Tg 1, i vincitori del "Premio Cronista 2005 - Piero Passetti" consegnato a Viareggio martedì 29 novembre. Lo ha deciso la Giuria riunita ieri a Roma che ha esaminato le numerose candidature dei cronisti della carta stampata e della informazione radio-teletrasmessa giunte da tutta Italia. Carenini è stata premiata per i servizi che ha dedicato al processo ai responsabili dell'eccidio di Sant'Angelo di Stazzema analizzando i tanti temi collaterali della vicenda. Gaeta ha rivelato l'esistenza nel sottosuolo di Platì di un reticolo di cunicoli attraverso cui i criminali sfuggivano alle ricerche dei Carabinieri.

La Giuria ha poi assegnato i riconoscimenti speciali messi a disposizione delle più alte Istituzioni a Jurij Bogogna e Lorenza Ghidini (Radio Popolare), Anna Maria Chiariello (TG 5), Maria Anna Fiocchi (Telecity - 7 Gold), Roberto Fiorentini (Il Giorno), Federico Monecchi (Rai Toscana), alla Cronaca di Roma della Repubblica, Giampiero Rossi (L'Unità), Antonella Stocco (Il Messaggero), Giorgio Sturlese Tosi (Panorama).

La Giunta Esecutiva dell'UNCI, esaminate le candidature di Salvatore Maffei e Giuliano Macciò, ha attribuito all'unanimità il Premio "Vita di cronista" a Maffei.

Romano Bartoloni

25/01/2006 2.01.14