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ROBERTO PETRASSI E L’EMITTENZA PRIVATA: DOPO DI LUI IL DILUVIO

di Giacomo Carioti

SRoberto Petrassi Nei giorni scorsi è tornato nella pace eterna Roberto Petrassi, imprenditore romano legato a molteplici iniziative di grande rilievo nella Capitale, in Italia, e in varie parti del mondo, attraverso la realizzazione di costruzioni e di infrastrutture. Questo era, come si dice oggi, il “core business” delle sue aziende. Ma la sua vera passione era “l’alternativa”, meglio se bizzarra, e fondamentalmente divertente. Per esempio, la bella incursione, industriale e mediatica, nel campo food/advertising con il Caffè Buscaglione.

Ma, più di ogni altra, fu l’avventura televisiva ad avvolgerlo in una passione dominante, con l’acquisto nel 1989 e fino al 1995, dell’emittente “Teleregione” (poi divenuta “Teleregione 9” e infine “T9”). Da quel momento, pur dovendo curare da vicino gli affari delle sue aziende impegnate nelle “grandi opere”, stabilì il suo quartier generale nella mitica sede della Garbatella, ancor oggi ricordata con nostalgia da tutti coloro che professionalmente la frequentarono. L’ingresso di Petrassi nell’editoria televisiva locale (…che allora nessuno si permetteva ancora, come avviene oggi, di chiamarla “piccola emittenza”) determinò una svolta nell’intero settore. Da quel momento, per più di un lustro, la televisione locale conobbe nel Lazio il suo massimo fulgore, trainata da Teleregione, con telegiornali seguitissimi e programmi giornalistici di altissima qualità (fra gli editorialisti, i redattori e collaboratori storici, Nanni Spetta, Antonio Sapio, Andrea Falessi, Emanuele Carioti, Elisabetta Migliorelli, Silvia Rocchi, Stefano Campagna, Rosanna Losanto, Maria Rosaria De Medici, Paolo Petrecca, Valentina Leone, Gianfilippo Guardascione, Daniele Carioti, Paolo Ciotti, Cinzia Fiorato…), con trasmissioni –particolarmente quelle sportive, animate da Alberto Polifroni- amatissime da un pubblico fedele e appassionato, con una ragguardevole “cifra” tecnica (ottenuta con la professionalità e la dedizione di grandi professionisti come Alberto Gangi Chiodo, Roberto Valori, Bruno Maurizi, Paolo Parlati, Gino Bellavista, Roberto Lombardino, Claudio Zaccaria, Andrea Polici, Alberto Furlan, Marco Sera, Guido Sabatini, Mario Mastrodonato, Alfio Pascolini, Massimiliano Luciano, Sonia Meriggi…), e con Andrea Corsi all’amministrazione. Fu un periodo bellissimo, anche per la professione giornalistica: chi entrava nella squadra non doveva subire precariato e mortificazioni.

Si rispettavano, e anche con generosità, le regole stabilite: praticantato per chi doveva ancora farlo, regolare contratto, giusto stipendio, opportunità di crescita. Il criterio non era quello avvilente che oggi risponde all’ingannevole termine di “meritocrazia”, ma la capacità effettiva e dimostrata di partecipare con autentico amore ad un progetto comune. In questa storia ho avuto il privilegio e il piacere di avere la mia parte: prima come direttore editoriale del tg e consulente generale per i programmi giornalistici (ricordo un “format” straordinario, tutt’oggi riconosciuto attualissimo, che si chiamava “Galleria Colonna”), poi come direttore di un mensile tanto folle quanto irripetibile: “Teleregione News”. Quella rivista riportava nelle pagine centrali l’intero palinsesto mensile di Teleregione, mentre le pagine iniziali e finali erano coperte da servizi di attualità e culturali di alto livello, originali ed esclusivi.

Una impresa andata avanti per un paio d’anni, con numeri stratosferici: 1.000.000 di copie distribuite gratuitamente, spedite per posta a tutti i cittadini romani titolari di un contratto di servizio (…nessuno ha mai protestato in base alla ancora sconosciuta “privacy”, o rifiutato le copie al proprio domicilio…)!

I costi erano ampiamente coperti dalle pagine pubblicitarie, e né i tipografi né i collaboratori si sono mai lagnati per ritardi nei pagamenti o per l’esiguità dei compensi. Una idea straordinaria, anche se costava una grande fatica, specialmente al sottoscritto che ne era l’artefice pressoché esclusivo. Non ricordo una sola volta –tanto nella redazione del TG quanto in quella del tabloid- in cui Roberto Petrassi mi abbia criticato o protestato per un servizio: e dire che ancora oggi sul web compaiono i miei interventi contro alcune distonie dell’amministrazione comunale e dei servizi ai cittadini: quella stessa amministrazione con cui Petrassi aveva strettissimi vincoli imprenditoriali e di presumibile rispetto. I tempi cambiano, ed anche la Teleregione (nel frattempo divenuta T9) di Roberto Petrassi dopo aver conosciuto il suo apice, doveva avviarsi verso la trasformazione, prima brillantissima (con l’ingresso di professionisti e opinion leader di prima linea, come Giampaolo Cresci e Mario Pastore), poi via via declinante, fino alla cessione ad altro editore. Che dire ancora di Roberto Petrassi? La sua persona di imprenditore nei campi di affari è stata sicuramente di punta, e talvolta non immune da critiche: ma questi aspetti non sono mai entrati all’interno della redazione giornalistica di Teleregione. Personalmente non ho mai percepito la ben che minima ombra, ed altrettanto possono affermare tutti i colleghi giornalisti e tecnici con cui ho direttamente condiviso una esperienza esaltante e soprattutto professionalmente e umanamente pulita: poiché solo così avrei potuto condurla. Se qualcosa sono riuscito occasionalmente a percepire, è semmai il contrario di quanto si possa presumere da un potenziale “pescecane” degli affari.

Mi è capitato infatti di veder prosperare, fuori dalla redazione, personaggi collaterali di scarso valore, ma capaci di cogliere e volgere a proprio vantaggio le debolezze e le tenerezze di un ormai ricchissimo signore, che nell’animo e nello spirito aveva però conservato il cuore antico e genuino del romano di quartiere. Roberto Petrassi aveva in fondo –con tutte le possibili debolezze di ogni essere umano- un unico grande e sovrastante ideale: il rispetto della parola data. La morte di Roberto Petrassi, pur nella tristezza del momento, mi ha dato l’opportunità di rievocare un passato irripetibile della editoria televisiva territoriale: un servizio fondamentale oggi sostanzialmente e brutalmente negato alla comunità. Dal bel tempo di una volta, all’odierno devastante diluvio.





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