BLOGNotes

di Giacomo Carioti

LA MATTANZA DEI GRILLI PARLANTI

Spesso ci si lamenta dei toni che la stampa usa per "fare notizia" o per esagerare in senso polemico o “populistico” il coinvolgimento emotivo dei lettori. Non di rado si registrano interventi censori da parte -oltre che delle "istituzioni", sempre pronte ad offendersi o a turbarsi degli “eccessi” della cronaca- degli stessi organismi rappresentativi dei giornalisti. Reazioni a volte condivisibili, altre volte discutibili, ma troppo spesso ideologicamente o politicamente orientate.
Nessuno però che si indigni o si scandalizzi per i luoghi comuni, stucchevolmente reiterati, che nei TG nazionali (RAI e grandi network) sembrano essere il condimento essenziale di ogni servizio sugli -ormai pressocchè quotidiani- atti di terrorismo, di criminalità comune o di follia omicida: fra questi, in prima linea, da tutti abusato con malcelato godimento verbale, il termine "MATTANZA". A sentire quanto si eccitino i conduttori nel pronunciare questa terribile parola, sembra che questa venga scelta e ottusamente sottolineata alla ricerca del più fosco effetto spettacolare.
Un effetto orrendo, una definizione impietosa ed offensiva, oscenamente crudele, su cui però gli animi sensibili dei suddetti grilli parlanti snobisticamente sorvolano... (06/10/2017)


PAPA FRANCESCO, NON DIMENTICARE LA SOFFERENZA DELL’INFORMAZIONE RADIOTELEVISIVA ROMANA!

Sulle situazioni di SKY e MEDIASET è pubblicamente intervenuto addirittura Papa Francesco.
Pur apprezzando il Suo importante –e forse determinante- sostegno alla attuale condizione di difficoltà delle suddette redazioni, si ritiene che Sua Santità sia stato solo parzialmente, e non del tutto correttamente, informato della situazione che caratterizza negativamente il lavoro giornalistico nella città di Roma. Infatti, le situazioni riguardanti le redazioni suddette, pur comprensibilmente allarmanti per i colleghi direttamente interessati, non sono minimamente paragonabili a quelle che, più nel profondo, riguardano l’emittenza radiotelevisiva locale di Roma e del Lazio.
Una situazione la cui drammaticità è di gran lunga superiore a quella richiamata, ma che, evidentemente, non gode di adeguata condivisione e attenzione, nè di superiore interesse sindacale e mediatico.
Per questo, gli appelli di Papa Francesco –e non certo per sua diretta omissione o disinteresse, piuttosto per mancata ed esauriente informazione nei suoi confronti- appaiono, agli occhi di tanti giornalisti che soffrono condizioni ben più drammatiche, addirittura discriminanti, addirittura come una implicita e fatale condanna all’oblio.
Al Papa, nel concentrare su Roma le problematiche (serissime, beninteso) di due aziende editoriali in realtà nazionali e multinazionali, è stato fatto dimenticare che l’emittenza locale è la sola che rischia davvero l’estinzione, e con sé il patrimonio di professionalità e di “diritto al lavoro”. Quel diritto al lavoro più volte richiamato da Papa Francesco come valore imprescindibile della civiltà sociale e della dignità personale (sancito da quel primo articolo della Costituzione Italiana, cui il Papa ha fatto lodevole e apprezzatissimo riferimento).
Non resta che auspicare un prossimo intervento del Papa su questa realtà dimenticata che necessita -molto più di altre, solo lontanamente simili- del Suo pubblico, urgente e forte sostegno.(29/05/2017)


ZINGARETTI E RAGGI SPINTI IN PRIMA LINEA PER DIFENDERE SKY

GIUSTO: MA IL RESTO DELL’EMITTENZA LOCALE ROMANA E DEL LAZIO CHE FINE FA (O HA FATTO)?
SI CONVOCHI IMMEDIATAMENTE UN PUBBLICO INCONTRO SULLA LIBERTA’ ED IL PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE

Siamo sommersi da comunicati incentrati sulla vicenda Sky. Su questa ennesima storia di “attentato al pluralismo dell’informazione ed alla libertà di stampa” c’è davvero molta passione.
Non solo il Sindacato fa sentire la sua, ma ancora più alte si alzano le voci dall’interno delle istituzioni capitoline e regionali, con una determinazione mai vista prima d’ora:
“Il Consiglio regionale del Lazio ha impegnato il presidente Nicola Zingaretti a intraprendere "di comune accordo con la sindaca di Roma Capitale", Virginia Raggi, tutte le azioni volte a tutelare i lavoratori di Sky Italia che rischiano il licenziamento o il trasferimento e a mettere in campo tutti gli strumenti possibili per impedire questa ulteriore grave perdita per la città di Roma e per la nostra regione. È quanto stabilisce una mozione bipartisan, con primo firmatario il presidente della terza commissione, Giuseppe Emanuele Cangemi (Cuoritaliani), approvata oggi all'unanimità dall'Aula della Pisana….”
…e ancora:
“Sul tavolo della commissione Vigilanza sul pluralismo dell’informazione, presieduta da Giuseppe Emanuele Cangemi, torna la vicenda Sky. Presenti il vicesindaco di Roma Capitale, Luca Bergamo, l’assessore Flavia Marzano e per la giunta regionale, l’assessore al lavoro Lucia Valente. “Questa commissione – ha dichiarato in apertura dei lavori il presidente - è in seduta aperta e permanente, anche dopo l’approvazione della mozione votata all’unanimità in Consiglio. La Regione, dopo l’approvazione della legge sull’informazione, rivendica la propria competenza a partecipare ai tavoli di crisi per la salvaguardia occupazionale”. Dalla seduta e dai vari interventi è emersa unanime di un fronte comune sia a livello nazionale che locale perché gli effetti economici e sociali si ripercuoterebbero su Roma e il Lazio.” Insomma: per Sky tutti i vertici sono mobilitati. Più che giusto.
Ma ci chiediamo: è stato fatto, o si sta facendo, altrettanto per le realtà determinatasi con la chiusura di T9 ed il “fallimento” di RomaUNO, e con le situazioni traballanti che caratterizzano l’emittenza radiotelevisiva locale romana e dell’intera regione Lazio? Su questo intero scenario si imporrebbe un chiarimento puntuale e aggiornato, da parte di Stampa Romana come della Federazione della Stampa, come anche dall’Ordine dei Giornalisti, che sembra non accorgersi di nulla di quanto è accaduto e sta accadendo.
Per non parlare del Presidente della Regione Zingaretti e del Sindaco di Roma Raggi, direttamente coinvolti su Sky dalle rispettive consiliature: a loro chiediamo di convocare con urgenza, d’intesa con Stampa Romana e con il Sindacato Cronisti Romani, un tavolo pubblico, attraverso il quale dare massimo rilievo alla tanta conclamata leggenda del pluralismo dell’informazione e della libertà di stampa, in uno scenario che invece ci fa vergognare al cospetto dell’Europa e del mondo intero. Siamo in attesa. (04/02/2017)


RIQUALIFICATI SUI SOCIAL MEDIA
(MAGARI CON LA LAUREA IN MEDICINA…!)

di Giacomo Carioti

Lanciato con grande enfasi, ampiamente condivisa dagli esponenti dalle nostre strutture rappresentative, è stato pubblicato il Bando per l’ammissione di 18 allievi ad un Corso di Formazione rivolto alla riqualificazione professionale di “Giornalisti inoccupati o disoccupati, preferibilmente di età superiore ai 45 anni con prolungato periodo di disoccupazione”. Questo corso, cofinanziato dall’Unione Europea ed approvato dalla Regione Lazio, si intitola: “Il giornalista 3.0 – dal Social Media Editor al produttore di video virali”. Fin qui tutto molto interessante, sembra una bella iniziativa.

Le perplessità nascono quando si va a scorrere l’elenco dei requisiti per l’ammissione. Con quelli ovvi, come l’iscrizione all’Ordine, la disoccupazione e la buona conoscenza del pc, ce n’è uno che lascia sconcertati: il possesso di una “Laurea specialistica”. Ora, premesso che le Lauree Specialistiche non esistono più da quando è entrata in vigore la riforma dell’università (che ora prevede Lauree Triennali e Magistrali), si presume che con questa errata dizione si voglia intendere “Laurea Magistrale”. Su segnalazione di molti colleghi, si sottolinea il fatto che non è possibile accettare una tale discriminazione (peraltro, oltre che confusa, generica e ingiustificata, in quanto si ammetterebbero le lauree in Medicina, ma verrebbero esclude ben più pregnanti, nello specifico, lauree triennali…) per un simile corso di riqualificazione professionale. Un bando del genere, rivolto agli iscritti all’Ordine dei Giornalisti, non dovrebbe prevedere alcuna discriminante scolastica o accademica, se non quella legalmente prevista, appunto, per l’accesso all’Ordine. Sorprende e sconcerta il fatto che le nostre rappresentanze sindacali non abbiano chiosato questa incongruenza e non ne abbiano preteso la cancellazione. Lo facciamo noi in questo momento, chiedendo il commento dei colleghi ed una tempestiva correzione del bando.


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